Uno spettro sul boom immobiliare

Maggio 16th, 2008

Mentre il signor Wang, che ha perso la nipote nel crollo della scuola di Ju Yuan, denuncia alla stampa che gli edifici erano fatti di “dou fu zha” (cioè di tofu), il governo cinese ordina l’apertura di un’inchiesta sulle strutture scolastiche distrutte dal terremoto in Sichuan, rendendo noto che eventuali responsabili dovranno rispondere del proprio operato e far fronte a sanzioni.
“Se dovessimo verificare che vi sono stati problemi legati alla costruzione degli edifici scolastici, tratteremo i responsabili senza alcuna tolleranza“, dichiara Han Jin, un responsabile del ministero dell’Istruzione.

E’ questo l’aspetto più torbido e per molti versi inquietante del disastro: il sospetto che il grande boom immobiliare che sta trasformando la Cina e trainando gli investimenti sia, quasi alla lettera, un gigante dai piedi d’argilla.

Secondo Poon Siu To - giornalista freelance che collabora con Asia Times - la stessa Chengdu, “capitale del Sichuan a circa 93 km dall’epicentro del sisma, ha annunciato un investimento di 10 miliardi di yuan [circa un miliardo di euro, ndr] per costruire una nuova città nella sua periferia nord. I fatti recenti ci dicono che Chengdu avrebbe fatto meglio a spendere quei soldi per migliorare e rafforzare le strutture già esistenti“.

La Cina corre e costruisce, ma non si sa molto della qualità dei nuovi edifici.
Nei grandi progetti di ristrutturazione urbana, i funzionari locali possono espropriare terreni e case per conto del governo.
Questo meccanismo favorisce la corruzione, anche perché autorità politiche e palazzinari a cui vanno gli appalti sono spesso le medesime persone o appartengono alle stesse famiglie.

Certo, le autorità di Pechino, intervengono con pugno di ferro. La “società armoniosa“, scommessa politica dell’attuale establishment, esige che il nuovo benessere ingenerato dal boom economico non vada a beneficio esclusivo del nuovo ceto medio urbano, ma si estenda a quegli 800 milioni di cinesi che ne sono ancora pressoché esclusi.

Per questo motivo, le operazioni anti-corruzione e i processi contro i funzionari disonesti vengono pubblicizzati con grande risonanza mediatica e le pene sono spesso inflessibili ed esemplari, come nel caso di Zheng Xiaoyu, il direttore dell’Amministrazione statale per l’alimentazione e i farmaci condannato a morte un anno fa.

Ma la Cina è grande e la longa manus di Pechino non arriva ovunque. Attualmente i grandi progetti di rinnovamento urbano non toccano più esclusivamente le grandi metropoli dell’est - Pechino, Shanghai, Hangzhou, Nanchino e Canton - bensì città di seconda fascia, sparse un po’ ovunque: Linshu, Shijiazhung, Haikou, Quanzhou, la stessa Chengdu, sono solo alcuni dei luoghi che stanno vivendo enormi ristrutturazioni che coinvolgono milioni di persone e migliaia di chilometri quadrati.

Qui, esercitare un controllo è molto più difficile. Così è spesso la cronaca a portare in primo piano il lato oscuro del boom: l’esproprio di case senza sufficiente compensazione trasforma infatti molti ex proprietari in homeless, condizione che ha innescato una catena di suicidi.
E’ l’altro aspetto drammatico di uno sviluppo immobiliare su cui ora piomba anche lo spettro dei crolli in Sichuan.

Il volto sorridente del regime

Maggio 16th, 2008

Wen Jiabao (温家宝) viene molto celebrato in questi giorni come “volto sorridente del regime“. E’ stato il primo a rendere esplicite le cifre reali della catastrofe, si è precipitato in Sichuan ed è costantemente pedinato dalle televisioni, che fanno il “reality show” di ogni suo gesto e ritraggono in diretta le sue emozioni.

Qualcosa di nuovo per la Cina, di assolutamente scontato (e ghiotto) per la nostra società dello spettacolo. Adesso il 66enne Primo ministro cinese è contrapposto al presidente Hu Jintao, più elusivo e misterioso.

E’ incredibile come la stampa occidentale abbia rapidamente rimosso il Wen di ghiaccio che appena due mesi fa rispondeva in conferenza stampa alle domande sulla crisi tibetana.
Probabilmente c’è bisogno di figure simbolo che assecondino il nostro immaginario: il Bush “pompiere” sulle macerie dell’11 settembre, Sandro Pertini presso il pozzo artesiano in cui cadde il piccolo Alfredino Rampi.

Ma a pensarci bene, non è che la riedizione del nostro contraddittorio approccio verso la Cina: proiezione degli stereotipi occidentali per esorcizzare il fatto che sia diversa da noi.
E, sotto sotto, ci si stupisce che anche un leader cinese sia “umano“.

Altri video su Wen Jiabao

La Tortuga digitale

Maggio 15th, 2008

Secondo Bsa (Business Software Alliance) nel 2007 la pirateria software è aumentata nel mondo soprattutto a causa degli elevati tassi di crescita dell’industria dell’Ict nei Paesi di recente sviluppo, tra cui la Cina.

L’organizzazione - che riunisce le maggiori aziende produttrici di software - si basa sui risultati del quinto studio annuale realizzato a livello internazionale da Idc (International Data Corporation).

Impressionanti sono i dati di pirateria in Cina, dove ben l’82% del software circolante sarebbe crackato. Anche in Russia (73%) e India (69%) non si scherza.
Queste vere e proprie “isole dei pirati” fanno crescere la media mondiale di 3 punti percentuale: dal 35% del 2006 al 38% del 2007. Clamoroso poi è il caso dell’Armenia, capofila dei Paesi nella lista nera, dove ben il 93% del software sarebbe illegale.

Per meglio inquadrare la questione, va detto che negli Usa la pirateria si aggirerebbe sul 20%, mentre in Europa occidentale è scesa dal 35 al 33% tra 2006 e 2007.
Anche in Italia è in calo - 53% nel 2005, 51% nel 2006, 49% l’anno scorso - pur restando sopra la media europea.

In Cina la pirateria è scesa di 10 punti percentuale tra il 2003 e il 2005, rimanendo poi stabile nei due anni successivi. Il fenomeno è collegato al recente boom dei piccoli rivenditori e assemblatori di computer, i più predisposti all’utilizzo di software pirata.
Questo segmento ha un tasso di crescita maggiore rispetto a quello dei grandi produttori e di conseguenza il giro d’affari della pirateria aumenta in valori assoluti, anche se resta stabile in termini percentuali, o cala leggermente.

La Bsa indica come strategia anti-pirateria la messa in regola dei piccoli produttori, metodo che ha già funzionato a Hong Kong, dove la percentuale di software crackato sarebbe scesa di due punti percentuale tra 2006 e 2007, dal 53 al 51%.
Nello stesso periodo, proprio a causa dell’aumento delle quote di mercato controllate da aziende cinesi, la pirateria è cresciuta nel complesso dell’Asia dal 55 al 59%.

Vedi anche:

Terremoto: info in diretta

Maggio 14th, 2008

Il live in streaming di Cctv 9 - il canale in inglese della tv di Stato cinese.
(Cliccate qui, se volete che si apra il vostro player)

Da questa pagina di WwiTV.com - il portale che offre centinaia di streaming dalle tv di tutto il mondo - è possibile accedere alle televisioni cinesi. Ci sono anche diversi canali di Sctv, la televisione del Sichuan, ma non sono sempre accessibili.

E’ stato creato un sito - China-quake.com - che fornisce informazioni, foto e video in tempo reale.

Il sisma economico

Maggio 13th, 2008

Linko un articolo di Asia Times, China counts earthquake costs, che fa i primi conti in tasca al terremoto. Secondo gli osservatori il sisma potrebbe avere un impatto inflattivo sull’economia cinese, già sufficientemente surriscaldata, se i danni alle infrastrutture renderanno difficile il trasporto dei prodotti dell’agricoltura originari delle zone colpite.

Stando alle prime notizie, anche gli impianti di produzione dell’energia e le linee di trasmissione avrebbero subito danni, le autorità sono state costrette a chiudere alcuni generatori. Secondo Xinhua, in Sichuan e Shaanxi sono stati tagliati circa 5.5 gigawatt, circa l’1% della produzione nazionale. Il solo Sichuan ha perso 4 gigawatts di capacità.

Secondo T J Bond and Ting Lu, analisti di Merrill Lynch, il sisma non dovrebbe avere conseguenze più pesanti delle tempeste di neve di gennaio-febbraio sul complesso dell’economia cinese. Il Sichuan produce solo il il 3,9% del Pil nazionale e solo il 2,5% dell’export, inoltre è una regione interna, poco toccata dalle vie di comunicazione del commercio estero.

Vedi anche: