Servire il popolo
“[...] quando l’alcol finì, nudi e ubriachi, si abbandonarono al sonno l’uno nelle braccia dell’altra sul pavimento di cemento della cucina, come due maiali macellati e gettati distrattamente sotto un bancone dopo che gli sono state raschiate via le setole. La tavoletta «Servire il popolo», piovuta da chissà dove, gli stava sopra, come l’etichetta del prezzo in un negozio.”
Ecco un breve estratto che sintetizza al meglio il romanzo di Yan Lanke - Servire il popolo (Einaudi) - crogiolo di passione erotica, iconoclastia, amore totalizzante e dissacrazione a sfondo carnale.
Andiamo con ordine. Yan, classe 1958, ex colonnello dell’esercito popolare e attualmente pluripremiato scrittore, suscita il panico nel mondo editoriale cinese facendo circolare un manoscritto di circa 90.000 caratteri, dal titolo provocatorio: Servire il popolo (Wèi rénmín fuwù). Per chi non lo sapesse, si tratta dello slogan coniato da Mao Zedong nel 1944 che campeggia ancora su molti edifici pubblici. Ma qui non c’è niente di agiografico-didascalico. Si narra di un grande amore in forma di adulterio, con le sacre reliquie maoiste relegate di volta in volta al ruolo di strumenti di comunicazione erotica o bersagli di furia iconoclasta.
Dopo numerosi rifiuti e abbondanti tagli, che lo riducono a 40.000 caratteri, il romanzo è pubblicato nel numero di gennaio 2005 della rivista bimestrale Huacheng. Non passa un mese e tutte le copie della rivista (circa 30.000) vengono sequestrate per ordine dell’Ufficio centrale di propaganda, perché l’opera “diffama mao Zedong, l’esercito ed è pornografica”.
Da quel momento, lo scritto comincia a circolare su internet e ovviamente si trasforma in un caso letterario. Se ne parla più per le sue disavventure con la censura che per quello che ci racconta ma, diciamolo subito, è soprattutto una gran bella storia d’amore, scevra da sentimentalismi, restituita alla materialità dei corpi che la vivono.
Ambientata durante la Grande rivoluzione culturale (1966-1976), racconta della passione tra un soldato di origine contadina e la giovane moglie del suo comandante, che riesce a sedurlo facendo leva sulla di lui fedeltà ai 286 articoli del libretto rosso.
Da un eccesso di solerzia nasce la trasgressione, così la bella Liu Lian convince il titubante Wu Dawang che il motto “servire il popolo” esige la totale disponibilità del soldato ai suoi bisogni di moglie insoddisfatta. E il segnale che farà scattare il soldatino agli ordini di “sorella Lian” sarà proprio una tavoletta di legno su cui la massima maoista è incisa.
Gustatevi parola per parola la scena (capitolo sesto) in cui i due amanti devastano le suppellettili maoiste di proprietà del comandante assente, in un crescendo di violenza che corrisponde al montare della passione; leggete come rabbia e rancore giochino a rimpiattino con l’ardore amoroso.
Non occorre rispolverare Georges Bataille per scoprire che l’erotismo nasce dal conflitto tra sacro e profano, tra alto e basso. Qui, il contrasto tra slogan maoisti e sesso lasciano il lettore in uno stato di divertito languore, in cui sembra quasi di avvertire fisicamente profumi, odori, sapori dell’amore.
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