I galeotti incatenati

 

La produzione cinese e il consumo Usa sono come i famosi prigionieri che vorrebbero liberarsi, ma non possono, perché sono incatenati insieme

Questa frase è di Walden Bello, accademico, attivista antiglobalizzazione e analista politico filippino.
Il suo articolo su Asia Times del 2 novembre mi ha fatto pensare che nel 2010 vedrò una splendida utilitaria di fabbricazione cinese nelle vetrine di un concessionario, al ridicolo prezzo di duemila euro. Ma forse non potrò comprarla, perché non so se quei duemila euro ce li avrò.

D’accordo, mi sono lasciato prendere dal paradosso apocalittico, ma l’analisi di Bello fa comunque riflettere.
Il suo parere è che la globalizzazione economica stia attraversando una crisi di sovrapproduzione in cui la Cina gioca un ruolo fondamentale.
La speranza delle imprese occidentali coltivata tra anni Ottanta e Novanta – quella di trovarsi di fronte a un Paese dove delocalizzare impianti e al tempo stesso vendere merci – a oggi si è realizzata solo nella prima parte. Le aziende straniere vi hanno esternalizzato intere linee di produzione e la Cina, oggi, produce molto più di quanto riesca a consumare.

L’esempio che Bello cita è quello della Philips: la multinazionale olandese ha in Cina 23 stabilimenti che producono merce per un valore di circa 5 miliardi di dollari. I due terzi di questi prodotti vengono esportati.
Alla radice, ci sono le leggi cinesi sul commercio e gli investimenti – che favoriscono la produzione in loco più che l’importazione – ma non solo: i governi locali gareggiano nell’aprire industrie chiave nella propria zona, determinando un’anarchia e una ridondanza produttive senza precedenti. Bello calcola che circa il 75% delle industrie cinesi abbiano attualmente un problema di sovrapproduzione.
E qui veniamo alla “mia automobile”: è la stessa Commissione per lo svilupoo e le riforme cinese a calcolare che nel 2010 l’industria automobilistica produrrà il doppio di quello che il mercato interno riuscirà a consumare. Bene – si dirà – arriva finalmente l’utilitaria cheap. Ma, è lecito chiedersi, il lavoratore europeo potrà ancora permettersela?

Torniamo a Bello. Qual è la soluzione? Che il governo cinese stimoli il consumo interno, migliorando le condizioni economiche della popolazione e rivalutando lo Yuan. La Cina diventerebbe finalmente anche mercato di sbocco per la produzione interna e straniera, trainando una generale crescita globale.
Ma questa rivalutazione – che il Fondo Monetario Internazionale e l’amministrazione Bush incoraggiano un giorno sì e l’altro pure – non sembra all’ordine del giorno, perché andrebbe a scapito della strategia economica cinese tutta orientata all’export.
Eccoci dunque ai due galeotti incatenati: i consumatori americani sono lo sbocco principale per la sovrapproduzione cinese; e il potere d’acquisto di questi consumatori è prevalentemente finanziato dal risparmio dei cinesi, che foraggia il debito pubblico e privato Usa. E’ un circolo vizioso che droga il sistema economico globale e permette il perdurare semi inavvertito di una crisi di sovrapproduzione.

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20 Responses to “I galeotti incatenati”

  1. Chen Ying » Blog Archive » Le catene della chain-gang economics Says:

    [...] Due notizie dell’ultima settimana dimostrano quanto Cina e Stati Uniti siano ormai strettamente connessi: l’introduzione di dazi statunitensi sulla carta patinata di produzione cinese e la richiesta di boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino da parte di Mia Farrow. Se la prima notizia ha strettamente a che fare con le dinamiche della chain-gang economics, la seconda ci fa riflettere sul fatto che la battaglia si è ormai allargata completamente anche al piano politico-simbolico: scende in campo Hollywood, con il suo peso sull’immaginario collettivo. Ma un’altra connessione, altrettanto importante, ha a che fare con il mondo del lavoro. [...]

  2. Chen Ying » Blog Archive » Salvadanai Says:

    [...] I galeotti incatenati (3 novembre 2006) [...]

  3. Chen Ying » Blog Archive » L’altra faccia della medaglia Says:

    [...] La Cina invade i mercati occidentali con le sue merci. La “fabbrica del mondo” sostiene soprattutto i consumi americani, con i suoi prodotti a basso costo. Nello squilibrio commerciale a suo vantaggio, accumula quindi enormi risorse monetarie con le quali “ricompra” il debito Usa. E’ la “chain-gang economics” sulla quale ci siamo più volte soffermati. [...]

  4. Chen Ying » Blog Archive » Come salvare il pianeta? Basta affossare l’economia americana Says:

    [...] In tal modo, la cosiddetta “economia dei galeotti incatenati” si perpetua. Questo circolo vizioso produce Co2. Il consumo Usa aumenta il surriscaldamento climatico. Sul suo conto vanno infatti messe sia le emissioni delle fabbriche asiatiche che producono merci per il mercato americano, sia quelle provocate dal trasporto delle merci stesse (oltre, naturalmente, alle emissioni “americane” tout court). [...]

  5. Chen Ying » Blog Archive » Meno Pil per tutti Says:

    [...] flusso di investimenti è considerato una riduzione della ricchezza nazionale. Ogni riferimento al rapporto Usa-Cina è assolutamente [...]

  6. Chen Ying » Blog Archive » Il Dragone che svetta Says:

    [...] la banca centrale cinese, il surplus commerciale cinese è cresciuto di un ulteriore 48% nel 2007, stabilendo l’ennesimo record. Di conseguenza il [...]

  7. Chen Ying » Blog Archive » La Cina e la crisi Says:

    [...] che l’epidemia made in Usa si estenda implacabile a tutto il mondo, è pure possibile che la stretta interconnessione tra le economie cinese e americana obbligherà il Dragone ad accelerare i tempi verso la piena [...]

  8. Chen Ying » Blog Archive » Crisi, arriva il piano del Dragone Says:

    [...] I galeotti incatenati [...]

  9. Chen Ying » Blog Archive » G20, istruzioni per l’uso Says:

    [...] I galeotti incatenati [...]

  10. Chen Ying » Blog Archive » Fate pulizia in casa vostra Says:

    [...] giudizi espliciti riflettono la decisa presa di distanza dal modello economico che finora aveva funzionato così bene anche per l’economia cinese: non è un segreto che [...]

  11. Chen Ying » Blog Archive » Al traino del Dragone Says:

    [...] un articolo su Repubblica, Federico Rampini rimarca infatti che il “matrimonio” economico tra Cina e Usa si sta sciogliendo. I dollari che i cinesi hanno accumulato grazie [...]

  12. Chen Ying » Blog Archive » Go global Says:

    [...] dati e delucidazioni su un punto: per uscire dalla crisi, la Cina è a caccia di alternative al legame a doppio filo con gli [...]

  13. Chen Ying » Blog Archive » Soldi in fumo Says:

    [...] I galeotti incatenati [...]

  14. Chen Ying » Blog Archive » Va’ dove ti porta il business Says:

    [...] I galeotti incatenati [...]

  15. Chen Ying » Blog Archive » Luce a Oriente Says:

    [...] I galeotti incatenati [...]

  16. Chen Ying » Blog Archive » Germogli già appassiti? Says:

    [...] I galeotti incatenati [...]

  17. Chen Ying » Blog Archive » Dentro il pacchetto Says:

    [...] I galeotti incatenati [...]

  18. Kataweb.it - Blog - TUSITALA » Blog Archive » Could America go broke ? And China Buy it ? Says:

    [...] dati e delucidazioni su un punto: per uscire dalla crisi, la Cina è a caccia di alternative al legame a doppio filo con gli [...]

  19. Chen Ying » Blog Archive » Tecnologie verdi e commercio diseguale Says:

    [...] possono vendere gli Usa alla Cina? La domanda non è banale, visto che la vecchia “Chain Gang Economics” che ha retto il mondo è stata spazzata via dalla crisi. Gli Usa compravano, i cinesi [...]

  20. Chen Ying » Blog Archive » Di renminbi, dollari, prezzi e guerre Says:

    [...] la rivalutazione del renminbi-yuan e il conseguente riposizionamento economico dei due “galeotti incatenati“. Ma all’orizzonte si staglia anche il destino del dollaro come moneta di scambio [...]

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