Cina in prima pagina
Due notizie consegnano oggi la Cina alle prime pagine dei giornali: l’apertura della sessione annuale del Congresso del popolo e l’aumento del budget militare per il 2007.
All’ordine del giorno, nei lavori dell’assemblea legislativa, un disegno di legge per rendere legale la proprietà privata. Questo progetto è direttamente collegato al dibattito più generale, che affronta il problema della direzione da far prendere al “socialismo di mercato“, quel sistema cinese che a noi suona come un ossimoro mentre non lo è nella logica di non-contraddizione (e compenetrazione) tra gli opposti di matrice taoista-confuciana.
In realtà, giusto per scompaginare ulteriormente le carte, tra i difensori della proprietà collettiva ci sono oggi in Cina sia i vecchi nostalgici del maoismo, sia i nuovi arrembanti speculatori che si nascondono tra i quadri del Partito: la proprietà collettiva rende infatti possibili gli espropri dei terreni da parte dei funzionari locali. Se invece venisse ratificato il possesso della terra da parte dei contadini che l’hanno sempre coltivata, tali pratiche verrebbero limitate.
Nei commenti in apertura di assemblea, un portavoce ha dichiarato: “In un’economia socialista di mercato, tutte le entità hanno uguali diritti”. Significa che il nuovo disegno di legge dovrebbe proteggere sia lo Stato socialista – inteso come vero e proprio soggetto privato proprietario di terre – sia gli anelli deboli della catena (leggi “i contadini”) dagli abusi e dalle acquisizioni illegali.
La crescita del budget militare ha invece preoccupato sia gli Stati Uniti, sia il Giappone, sia Taiwan. L’aumento, previsto nell’ordine del 17.8 per cento, è figlio dell’enorme liquidità a disposizione del governo cinese. Nelle dichiarazioni ufficiali, l’operazione è finalizzata a un miglioramento della condizione economica dei militari che così terrebbe il passo dello sviluppo del Paese. L’esercito cinese, con 1milione e 300mila uomini, è il più grande del mondo. Attualmente, le risorse che la Cina destina alle spese militari sono in effetti inferiori al budget Giapponese. Rispetto agli Stati Uniti, poi, il divario è clamoroso. Usa e Giappone sostengono invece che i cinesi non mettono a budget le spese relative all’innovazione e all’acquisto di nuove tecnologie belliche. Le risorse effettive sarebbero quindi circa il quadruplo di quelle dichiarate ufficialmente.
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