中外对话 – China dialogue

Su questo sito abbiamo più volte parlato dell’enorme problema ambientale che pone lo sviluppo cinese, ma non conoscevamo la risorsa fondamentale per chi volesse approfondire l’argomento. Si chiama 中外对话 (Zhōng-wài duìhuà), in inglese “China dialogue“, il sito dove troverete tutte le informazioni sull’argomento.
E’ una grande iniziativa anche dal punto di vista editoriale, ispirata da alcune associazioni non-profit di Londra e Pechino, con una doppia redazione, in Gran Bretagna e in Cina. Tutti gli articoli sono scritti sia in inglese, sia in cinese. Affrontano il tema del degrado ambientale cinese secondo un’ottica molto “global”: nella presentazione del sito è infatti esplicitamente dichiarato che l’ambiente non può essere un tema circoscritto ai singoli Paesi, in quanto non esistono confini nazionali per le conseguenze dell’impatto umano sulla natura. L’approccio è scientifico, il livello è alto.
Gli articoli sono coperti da licenza creative commons, per cui possono tranquillamente essere copiati e diffusi (basta citare fonte e autore). Ne vedrete ben presto, debitamente tradotti in italiano, anche su questo sito.
Comincerei menzionando il recentissimo Taking account of China’s growth: la Cina è il Paese con la maggiore crescita del PIL negli ultimi anni. Ma il PIL è un criterio ancora valido per misurare l’effettivo sviluppo di una nazione? No, è la risposta, dato che non calcola in negativo i costi ambientali.
“Per esempio, negli ultimi decenni l’inquinamento del lago Dianchi – nella Cina sud-occidentale – è stato molto intenso a causa dei pesticidi immessi dalle aziende agricole circostanti e dei rifiuti degli impianti chimici. I profitti di queste attività economiche, sommati, danno parecchi miliardi di yuan. Ma per restituire all’acqua di Dianchi la sua brillantezza e per farla ritornare di buona qualità (“categoria due”), bisognerebbe spendere decine di miliardi. Calcolate così e pur ignorando altri costi – come la scomparsa di alcune specie di pesci – le attività economiche attorno al lago Dianchi si traducono in un’enorme perdita.”
Si tratta quindi di assumere il concetto di “PIL verde“, che allarga il calcolo della “ricchezza” a diversi fattori: capitale naturale (natural capital), capitale produttivo (production capital), capitale umano (human capital) e capitale sociale (social capital).
Per saperne di più, fatevi ovviamente un giro su Zhōng-wài duìhuà.
Cina Mondo Globalizzazione
marzo 16th, 2007 at 5:09 pm
[...] Ricevo dalla mia amica e compagna di classe (di cinese) Stefania Bianco un articolo che spiega molto meglio di quanto abbia fatto io il concetto di Green Gross Domestic Product. Lo pubblico e ringrazio Stefania. [...]
febbraio 5th, 2008 at 10:10 am
[...] leader cinesi hanno utilizzato un indice denominato Green Gross Domestic Product (”Pil verde“), che sottrae alla ricchezza complessiva i costi ambientali – con [...]