Guiyu: la discarica digitale
Grazie a un articolo di Tommaso Poggiali su Web *.0?, vengo a conoscere Inside The Digital Dump, un interessantissimo reportage di Foreign Policy sul cosiddetto e-waste, l’immondizia digitale.
Ogni anno, al mondo si producono tra le 20 e le 50 tonnellate di spazzatura legata al ciclo dell’hardware. Per i produttori del mondo occidentale è molto più economico esportare gli scarti nei Paesi in via di sviluppo piuttosto che smaltirli in patria. Le mete privilegiate di questo traffico sono Cina, India e Nigeria.
In questi Paesi sorgono le maggiori discariche elettroniche, che danno vita a un giro d’affari che si calcola raggiungerà gli 11 miliardi di dollari entro il 2009. Il reportage di Foreign Policy ritrae il processo di rottamazione e riciclo a Guiyu, nel sud della Cina (Guandong).
L’e-waste è una grossa fonte di metalli preziosi, come oro, rame e alluminio.
In compenso, nei computer si trovano anche sostanze tossiche come piombo, mercurio e cadmio, che si disperdono nell’aria nel corso della rottamazione.
Associazioni come Greenpeace monitorano e denunciano già da tempo il processo del “digital dumping”.
Dal canto loro, le autorità stanno cercando di vietare l’e-waste, ma questo commercio è spesso fondamentale per le economie locali: in Cina si calcola che circa 100.000 persone siano impiegate in questo tipo di attività e a Guiyu un lavoratore può guadagnare tra i 2 e i 4 dollari al giorno.
Foreign Policy: Inside The Digital Dump
Cina Mondo Globalizzazione
maggio 21st, 2007 at 5:34 pm
Un bel problema. Si parla da tempo di un vero traffico globale di e-waste sorretto contemporaneamente su pilastri malavitosi e istituzionali. Per essere parte della soluzione basta diventare consumatori più attenti e cauti, specialmente quando si tratta di cambiare hardware. Ma non basta. Servono più sforzi.
In Europa esistono numerose direttive comunitarie sull’inquinamento tecnologico, ma sinceramente non credo che l’Italia le abbia già recepite e attuate.
maggio 22nd, 2007 at 8:42 am
Le normative europee sono raccolte sotto la sigla WEEE (Waste Electrical and Electronic Equipment). Per chi volesse saperne di più, ecco il link: http://ec.europa.eu/environment/waste/weee/index_en.htm
maggio 22nd, 2007 at 8:45 am
Pur tenendo conto del disastro umanitario, io mi ci tufferei in quelle discariche
novembre 15th, 2007 at 3:58 pm
[...] Vedi anche: Guiyu: la discarica digitale [...]
settembre 5th, 2008 at 12:03 pm
[...] rifiuti. Dove non esistono politiche per il recupero, sono i poveri a svolgere il ruolo di “spazzini ecologici“: si calcola che al mondo siano 15 milioni le persone che vivono riciclando, riutilizzando o [...]
novembre 5th, 2008 at 4:44 pm
[...] Guiyu: la discarica digitale [...]
dicembre 2nd, 2008 at 1:35 am
[...] Guiyu: la discarica digitale [...]
gennaio 14th, 2009 at 6:21 pm
[...] Guiyu: la discarica digitale [...]
settembre 20th, 2009 at 11:45 pm
[...] vecchietto appostato fuori dal proprio palazzo, così come sotto gli occhi di tutti le immagini di discariche digitali in cui veri e proprio “cercatori di rifiuti”, scelgono, dividono, raccolgono e [...]
febbraio 1st, 2010 at 7:37 pm
[...] solo: con la crisi, i prezzi dei materiali trovati nelle discariche si sono ulteriormente ridotti, colpendo i [...]