La Cina e il petrolio

 

Nell’ultimo aggiornamento del suo Medium-Term Oil Market Report [file pdf], l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie) lancia l’allarme: l’offerta di petrolio non regge più la domanda e i prezzi sono destinati a crescere geometricamente.

Data una crescita annua dell’economia mondiale stimata sul 4,5 per cento, il rapporto prevede che da qui al 2012 la domanda di greggio aumenterà ogni anno di 2,2 punti percentuali, passando dagli attuali 86,1 milioni di barili al giorno a 95,8 mbg.

L’aumento della domanda è dovuto soprattutto al boom dei Paesi Asiatici e allo sviluppo della regione mediorientale.
In queste aree, la domanda di petrolio cresce circa tre volte più velocemente di quanto faccia nei 30 Paesi dell’Ocse.

Questo trend sarà determinato in buona parte dalla Cina. Si calcola che la sua richiesta di greggio aumenterà del 5.6 per cento ogni anno, mentre quella degli altri Paesi non Ocse sarà del 2 o 3 per cento.
Secondo le previsioni, nel 2012 la domanda cinese corrisponderà al 48.9 per cento di quella di tutti i Paesi asiatici non Ocse, per un totale di 10 mbg.

La Cina consoliderà quindi la propria posizione di secondo consumatore mondiale dopo gli Usa.
La domanda cinese sarà trainata da combustibili per auto e nafta, a causa del prevedibile grande sviluppo del trasporto individuale e dei grandi progetti petrolchimici in corso d’opera, soprattutto quelli per la produzione di etilene.
La Cina è infatti anche il Paese nel quale cresce maggiormente il volume di raffinazione.
Entro la fine del 2012, vecchi e nuovi impianti produrranno 2,3 mbg in più rispetto a oggi.

D’altra parte è difficile – riconosce il rapporto – fare previsioni sulla domanda cinese. Per favorire lo sviluppo, il governo ha infatti finora mantenuto basso il prezzo dei prodotti petroliferi. Se la sua politica cambiasse, anche per porre rimedio ai problemi ambientali, l’aumento dei prezzi potrebbe ridurre i consumi.
D’altra parte, se si verificasse una crisi energetica simile a quella che già colpì il Paese nel 2004, l’energia fossile potrebbe sostituire di nuovo quella idroelettrica, determinando un nuovo boom della domanda di petrolio.

L’Aie sta da tempo facendo pressioni sull’Opec affinché aumenti il suo livello di produzione e, secondo alcuni osservatori, il rapporto si inserisce in queste schermaglie. Secondo l’agenzia parigina, i Paesi raccolti nel Cartello non investono sufficientemente in ricerca e sviluppo e, per forza di cose, questo si riflette sul livello di output.
Nello studio, si tace però sia di un possibile aumento della produzione da parte di Iran, Iraq o Venezuela, sia di un ripristino dell’export nigeriano, attualmente limitato dai disordini politici.

Le previsioni Aie hanno già avuto effetti sui listini internazionali. Lunedì, immediatamente dopo la diffusione del rapporto, il Brent è salito a 75,78 dollari al barile (il massimo da 11 mesi).

International Energy Agency: Medium-Term Oil Market Report [file pdf]

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12 Responses to “La Cina e il petrolio”

  1. gigi Says:

    ma perche non ci affranchiamo dalpetrolio?le tecnologiecisono,main italia e piu importante lafacciadiveltronibrrrrrrrrrrrrrrrr cheschifodipolitici

  2. Chen Ying » Blog Archive » Geopolitica del petrolio Says:

    [...] Su Cina e petrolio rimando a un articolo che avevo scritto a luglio, in occasione dell’uscita di un altro studio targato Aie, il Medium-Term Oil Market Report [.pdf]. Secondo l’Aie la produzione nei Paesi non Opec - Canada, Messico, Usa, Russia, Norvegia e Oman - aumenterà solo dell’1 per cento nei prossimi anni, perché si stanno esaurendo i giacimenti nel Mare del Nord, in Messico e nel Nord America. I membri dell’Opec avranno quindi buon gioco nell’aprire e chiudere i rubinetti secondo convenienza. Stante l’attuale livello produttivo, nel 2012 saranno estratti solo 2,6 mbg in più rispetto a oggi, a fronte di una domanda che già nel periodo 2000-2007 è aumentata  di 4,6 mbg. [...]

  3. Chen Ying » Blog Archive » Gli ultimi saranno i primi Says:

    [...] D’altra parte, alcuni Paesi in via di sviluppo saranno avvantaggiati dall’aumento dei prezzi delle materie prime. Tra questi, si prevede un autentico boom di Angola e Azerbaijan. Il Paese africano, in particolare, crescerà di una percentuale superiore al 20%, grazie all’aumento del prezzo del petrolio. Stesso motivo alla base della crescita azera, che però si attesterà “solo” intorno al 17-18%. [...]

  4. Chen Ying » Blog Archive » Quanto ci costerà il petrolio? (Parentesi italiana) Says:

    [...] La Cina e il petrolio [...]

  5. Chen Ying » Blog Archive » Il nuovo ordine energetico Says:

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  6. Chen Ying » Blog Archive » L’era delle macchinine Says:

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  7. Chen Ying » Blog Archive » Petrolio, prezzi piratati Says:

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  8. Chen Ying » Blog Archive » Petrolio ai minimi, guai in vista Says:

    [...] e irrinunciabile di future forniture cospicue e prezzi stabili.Il punto è che il petrolio è una risorsa sempre più scarsa, i produttori devono costantemente investire nella ricerca di nuovi giacimenti e in tecnologie [...]

  9. Chen Ying » Blog Archive » 2025, il mondo capovolto Says:

    [...] La Cina e il petrolio [...]

  10. Chen Ying » Blog Archive » Petrolio e ripresa Says:

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  11. Chen Ying » Blog Archive » Dubai, si muove la Cina Says:

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  12. Chen Ying » Blog Archive » Viva l’atomo! Ma c’è abbastanza uranio? Says:

    [...] La Cina e il petrolio [...]

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