Diga o catastrofe?

Xinhua parla addirittura di “catastrofe ambientale” e se lo ammette anche l’agenzia di stampa ufficiale vuol dire che la situazione è davvero preoccupante.

La notizia è di qualche giorno fa: la Cina ha paura della Diga delle Tre Gole, la più grande opera idroelettrica mai realizzata, alta 185 metri e lunga più di due chilometri.

L’idea della diga risale al 1919, quando il padre della patria Sun Yat-Sen dichiarò: “Se riuscissimo a intrappolare le acque dello Yangtze dentro la stretta delle Tre Gole, le navi potrebbero risalire il fiume e avremmo energia idroelettrica in abbondanza”.
Dopo continui rinvii dovuti alle difficoltà nell’identificazione del sito più adatto e alle vicende storiche del Novecento cinese, i lavori sono cominciati nel 1993, con un budget di 180 miliardi di yuan (circa 18 miliardi di Euro). La “Chángjiāng Sānxiá Dà Bà” è stata alla fine costruita a Yichang, nella provincia di Hubei.

La diga sarà pienamente operativa nel 2009, ma le strutture sono già completate. Diciassette turbine hanno prodotto 23.77 miliardi di kilowatt nei primi sei mesi del 2007. Il che permette alla Cina di ridurre il consumo di combustibili fossili, di limitare dunque l’inquinamento.
Questo successo nella produzione energetica è stato però pagato con il trasferimento forzoso di 1milione e 200mila abitanti (secondo cifre ufficiali) dalle località circostanti. Adesso irrompono sulla scena anche i costi ambientali.

Sono gli stessi responsabili del progetto a parlare di inondazioni, inquinamento e smottamenti delle rive. Questi ultimi, per esempio, potrebbero causare danni incalcolabili a Chongqing, l’allucinante megalopoli che conta già circa 30milioni di abitanti e che sta a monte della diga. Quanto all’inquinamento, interessa ormai lo Yangtze tanto quanto i suoi affluenti, creando le condizioni per il proliferare di alghe che deteriorano ulteriormente l’ecosistema.

Le Cassandre che giudicavano negativamente il progetto hanno in passato prodotto rapporti dettagliati sui rischi del progetto.
L’International Aid Agency del governo canadese sosteneva nel 1989 che i sedimenti che Yangtze e affluenti trasportano fin dall’altopiano himalayano si sarebbero accumulati contro la diga, tappando le turbine. Inoltre, a valle, le acque ormai prive di sedimenti sarebbero fluite più rapidamente, provocando altri danni.

I sedimenti rocciosi di grosse dimensioni trasportati dal fiume potrebbero creare danni e ostruzioni. Per controllarli, bisognerebbe tenere basso il livello dell’acqua a monte della diga. Ma le imprese di navigazione non ne vogliono sapere: lo Yangtze, grazie al progetto delle Tre Gole, deve diventare navigabile anche per i battelli di grandi dimensioni.

Shanghai, 1500 km a valle della diga, è una città che sorge sui sedimenti fangosi dello Yangtze. Mancando il rifornimento di tali sedimenti, la città potrebbe sprofondare gradualmente o rendersi vulnerabile alle inondazioni del mare.

Sempre nel 1989, la signora Dai Qing – ingegnere e giornalista – scrisse un libro in cui raccoglieva le testimonianze contrarie di molti esperti. La repressione della protesta di Piazza Tiananmen servì da pretesto per sbattere anche lei in prigione, ma il libro suscitò comunque molto scalpore.
Ai pericoli specifici del progetto delle Tre Gole, si aggiungono quelli comuni a molte altre dighe – terremoti, attacchi terroristici – resi però potenzialmente più disastrosi dalla stessa dimensione del progetto. Per sicurezza, l’esercito cinese ha dislocato un’intera divisione nei pressi della diga.

Consci di questi problemi e su pressione delle assicurazioni, a inizio anni Novanta molti investitori “istituzionali” stranieri – tra cui la Banca Mondiale – si sono defilati più o meno elegantemente. Ecco i loro nomi: Development Bank, British Overseas Development Agency, America’s Import-Export Bank, International Aid Agency (Canada), U.S. Bureau of Reclamation.

Tuttavia i cinesi non hanno agito in piena autarchia. Molte imprese e investitori stranieri hanno continuato la collaborazione con la China Yangtze River Three Gorges Project Development Corporation, l’impresa governativa responsabile dell’intero progetto.
E se risulta che le italiane Cifa (soluzioni in calcestruzzo) ed Enel abbiano cooperato solo negli anni Novanta, altre – come la svizzera Asea Brown Boveri e l’americana General Electric – continuano a stipulare contratti e a vincere premi elargiti dal governo cinese.

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One Response to “Diga o catastrofe?”

  1. Chen Ying » Blog Archive » Il salto della tigre Says:

    [...] Diga o catastrofe? [...]

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