Cindia e la tecnologia

Sull’Economist è uscito uno speciale sul rapporto tra le due economie asiatiche emergenti e la tecnologia.
E’ interessante per il numero di articoli e i casi esemplari che racconta. Inoltre ritengo sia un utile bagno di realismo di fronte alle notizie per lo più amplificate che ci arrivano da quella parte del mondo.

Sia Cina sia India non nascondono le proprie ambizioni tecnologiche.
Il boom cinese è fatto anche di una quantità di scienziati e ingegneri che supereranno quelli di ogni altro Paese entro il 2015; di investimenti in ricerca e sviluppo (R&D) che entro il 2020 incideranno sul Pil nazionale ben più di quelli dell’Unione Europea.
L’India dal canto suo è la patria del software e dell’Information Technology.

Eppure, lo speciale ha il merito di sottolineare che la strada è ancora lunga: Cindia non può attualmente competere con gli Usa sul piano tecnologico.
La Cina per esempio esporta molto high-tech, ma le sue aziende sono molto poco “cinesi” perché si basano su investimenti e know-how che arrivano dall’estero. Le tanto celebrate aziende IT indiane, dal canto loro, puntano ancora a uno sfruttamento intensivo del capitale intellettuale a loro disposizione piuttosto che a una crescita dello stesso; alla replica di servizi a basso costo piuttosto che alla creazione di nuovi.

Insomma, sia Cina sia India puntano più ad imitare ciò che già “funziona” piuttosto che a produrre innovazione. E’ l’esigenza di due economie che devono allargare il benessere a larghi strati della popolazione, più che coltivare livelli di eccellenza. Si va sul sicuro.

Dove stanno dunque gli scampoli di innovazione made in Cindia, oggi? Nella capacità di ricombinare, riplasmare, riutilizzare tecnologia già esistente. Mescolare innovazione prodotta altrove.

“I tecnici riparatori della Haier [la maggiore produttrice cinese di lavatrici, ndr] hanno scoperto che i contadini usavano le loro lavabiancheria anche per sciacquare la verdura. La risposta è stata quella di produrle con tubi di scarico di maggiore diametro, così da evitare che le bucce li ostruissero”.
Ecco la “lavabiancherdura“, ci voleva tanto?

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7 Responses to “Cindia e la tecnologia”

  1. Chen Ying » Blog Archive » Il Dragone che svetta Says:

    [...] E’ un risultato clamoroso se si considera che poco tempo fa l’Economist rimarcava i ritardi del sistema Cindia, in questo settore, rispetto agli Usa. La nuova classifica è stata stilata da ricercatori della [...]

  2. Chen Ying » Blog Archive » Spazzacina Says:

    [...] Cindia e la tecnologia [...]

  3. Chen Ying » Blog Archive » Fare business con il clima Says:

    [...] Cindia e la tecnologia [...]

  4. Chen Ying » Blog Archive » Ricerca & Sviluppo, il sole sorge a Oriente Says:

    [...] Tecnologia e innovazione. Da sempre siamo abituati a una divisione del lavoro a livello internazionale: in Occidente – di solito negli Usa – si pensa e si inventa; in Oriente si assembla. Prima Taiwan, poi Cina, India e Vietnam, sono diventati sinonimo di microcircuiti, case, schede di memoria, tutti messi insieme a poco prezzo. Ma i brevetti stanno sempre dalla parte atlantica del mondo. [...]

  5. Chen Ying » Blog Archive » Sorpasso Says:

    [...] Cindia e la tecnologia [...]

  6. Chen Ying » Blog Archive » Paperone ibrido Says:

    [...] Cindia e la tecnologia [...]

  7. Chen Ying » Blog Archive » Voglia di Nobel Says:

    [...] Cindia e la tecnologia [...]

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