Da crisi-Usa a crisi-Mondo
Ieri abbiamo visto come pecore australiane, Capodanno cinese, recessione Usa e maglioncini trevigiani siano indissolubilmente legati. Abbiamo visto la globalizzazione.
Oggi, più sul macro, cerchiamo di capire come la crisi dei mutui subprime si sia allargata a tutto il mondo.
La crisi Usa contagia infatti i mercati internazionali. Europa e Asia sono travolte dal vortice di ribassi.
440 miliardi bruciati sulle Borse europee nella sola giornata di lunedì, sull’onda di panico che arriva da Oriente: Tokio -3,86, Hong Kong -5,5, Mumbai addirittura -7,4%. E Francoforte fa registrare un -7,16, Parigi un -6,83, Londra un -5,48%.
Milano se la cava meglio – -5,17 – ma solo perché nel 2007 è già stata penalizzata più delle altre Borse.
Martedì le cose vanno anche peggio: Tokio ai minimi dal 2005 (-5,65), Shanghai chiude con un disastroso -8 (come Hong Kong) e il titolo Bank of China viene sospeso per eccesso di ribasso.
Sospese anche le contrattazioni a Mumbai, quando l’indice Sensex sta segnando un -9,5.
Il caso Bank of China è esemplare di quanto stia succedendo: si tratta dell’istituto asiatico più esposto ai mutui subprime. Ad agosto, i suoi vertici avevano annunciato orgogliosi di detenere in portafoglio “9,7 miliardi di dollari di cartolarizzazioni su mutui statunitensi”. Adesso questa zavorra viene rapidamente smaltita dietro ordine delle autorità bancarie cinesi e i “write-off” pesano sui conti.
Ma India e Cina sono anche appese al filo delle esportazioni negli Stati Uniti e in tutto il mondo, il cui volume è ora riveduto al ribasso: New Dehli, che si era posta di esportare beni per 160 miliardi di dollari nell’anno fiscale che si chiude il 31 marzo, ha già abbassato il target a 150 miliardi.
Secondo gli osservatori, la crisi delle Borse rappresenta un generale clima di sfiducia nei confronti del piano per la ripresa economica presentato venerdì scorso dal presidente George W.Bush, che prevede investimenti per 140 miliardi di dollari. Un presidente con le valigie pronte che sicurezza può dare sul medio-lungo periodo?
L’effetto domino fa già parlare della peggiore crisi globale dopo quella ingenerata dall’11 settembre e i più pessimisti paventano che la vicenda dei subprime sia solo la punta dell’iceberg di un più generale collasso del credito americano. Si teme che esploda il problema delle cartolarizzazioni sui pagamenti effettuati con le carte di credito e il tracollo delle banche che erogano il credito al consumo.
Non solo: negli Usa pesa non solo il debito privato – quello delle famiglie che hanno visto crollare il prezzo del loro unico bene-garanzia, la casa – ma anche quello pubblico, il deficit dei conti con l’estero.
La vecchia Europa ha qualche freccia in più nel suo arco, ma non è del tutto vero che può prescindere dalla crisi americana.
Se è appurato che le nostre esportazioni hanno diversificato i loro mercati d’approdo, è pur sempre vero che gli Usa restano gli importatori principe. La spesa per i consumi di Cina e India ammonta attualmente a un totale di 1.500 miliardi di dollari all’anno, mentre quella degli Stati Uniti è di 9.000 miliardi di dollari.
L’Area euro è leader del commercio mondiale, con il 16,36% del totale delle esportazioni globali (solo la Germania ne ha una fetta corrispondente all’8,83%), impensabile che la crisi del maggiore importatore non abbia ricadute da questa parte dell’Oceano.
Gli indicatori economici – come gli indici della produzione industriale e la fiducia dei consumatori – denunciano già il rallentamento e alcuni Paesi, che hanno copiato più di altri il modello americano, sembrano anche esposti all’esplosione della bolla immobiliare, come Gran Bretagna, Irlanda e Spagna.
Le famiglie europee – psicologicamente prese anche dall’incertezza per il rincaro delle materie prime – si rifugiano nei titoli pubblici e non sorreggono ancora l’offerta con una domanda all’altezza.
Il fatto che molti osservatori indichino nei mercati emergenti la soluzione alla crisi testimonia del fatto che gli Stati Uniti, da soli, non possono più fare da locomotiva per la crescita globale.
Si sente parlare di “voglia di benessere di miliardi di uomini gettati nell’economia di mercato in Cina, in India, in Brasile, in Russia” (Fabrizio Galimberti su Il Sole-24 Ore) e di crescita globale destinata a non arrestarsi: probabilmente è vero, ma non nell’immediato.
Cina Mondo Globalizzazione
gennaio 25th, 2008 at 10:10 am
[...] Vedi anche: Da crisi-Usa a crisi-Mondo [...]
gennaio 25th, 2008 at 12:53 pm
[...] anche: Da crisi-Usa a crisi-Mondo, Que sera, [...]
febbraio 25th, 2008 at 6:44 pm
[...] che il danno, la beffa. L’economia mondiale è in difficoltà, ma il prezzo delle materie prime continua ad crescere. La settimana scorsa, il petrolio ha [...]
marzo 11th, 2008 at 6:27 pm
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maggio 23rd, 2008 at 1:30 pm
[...] la recessione, il turismo mondiale è in crescita. A trainare il business ci sono sia i turisti sia le località [...]
ottobre 1st, 2008 at 1:53 pm
[...] finanziario o capitalismo rosso? La crisi Usa scompagina le carte e mentre il piano da 700 miliardi di dollari dell’accoppiata Paulson-Bush [...]
novembre 10th, 2008 at 1:36 pm
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novembre 12th, 2008 at 7:38 pm
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dicembre 8th, 2008 at 11:29 am
[...] di dedicarvi alle nostre riforme, pensate ai guai che avete combinato con la vostra finanza. E’ questo il succo del messaggio che la Cina ha rivolto agli Usa [...]
febbraio 11th, 2009 at 10:16 am
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marzo 18th, 2009 at 1:30 am
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marzo 31st, 2009 at 11:33 pm
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aprile 17th, 2009 at 4:39 pm
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aprile 23rd, 2009 at 2:17 pm
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maggio 6th, 2009 at 2:30 pm
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agosto 3rd, 2009 at 5:32 pm
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agosto 4th, 2009 at 5:28 pm
[...] o aziende petrolifere, segno che le prime hanno sapientemente deviato altrove gli effetti della crisi e le seconde mantengono un forte appeal nonostante il calo dei prezzi delle materie [...]
settembre 11th, 2009 at 2:40 pm
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ottobre 9th, 2009 at 4:54 pm
[...] Crisi economica, bolle che scoppiano. La superbolla per definizione, quella che spiega da sola il crollo dei mercati finanziari e che è sinonimo di recessione, era quella dei mutui Usa: debiti a catena, reinvestiti sui mercati delle obbligazioni senza che ci si curasse di verificare se fossero rimborsabili. [...]
ottobre 28th, 2009 at 1:07 am
[...] sulle pagine di Asia Times, il politologo statunitense Michael T Klare sostiene che la crisi economica ha di fatto accelerato l’avvento del mondo ipotizzato in quel rapporto: il 2025 è adesso. [...]
novembre 27th, 2009 at 4:07 pm
[...] Il mattone è il trait d’union tra Cleveland (epicentro statunitense del crack connesso ai mutui subprime) e l’Emirato del Golfo. Ma non bisogna ingannarsi. Negli Usa, la finanza creativa estraeva profitti da un bisogno sociale reale: l’abitazione. Chi non poteva permettersela, veniva comunque attirato nel mercato immobiliare con la promessa di vedere reinvestito il proprio stesso debito in titoli che gli avrebbero recato profitto. Abbiamo visto come è andata a finire. [...]
dicembre 10th, 2009 at 7:06 pm
[...] quando la crisi dei mutui subprime si è estesa a livello globale, ogni default locale suona a campanello d’allarme per tutto il modo della [...]
dicembre 21st, 2009 at 12:37 pm
[...] Occorre infine precisare che l’ipotetica bolla immobiliare cinese è di natura diversa da quella americana che ha prodotto la crisi globale. [...]
dicembre 29th, 2009 at 7:09 pm
[...] contraddistinto gli ultimi 30 anni di crisi economiche localizzate e la più recente, devastante, crisi globale. Il Fondo Monetario Internazionale (cioè gli Usa) ha spesso imposto ricette contraddittorie a [...]