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	<title>Commenti a: China contemporary art</title>
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	<description>Milano-Pechino, Cina-Europa-Mondo: fatti, parole, immagini</description>
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		<title>Di: stefano rollero</title>
		<link>http://www.chen-ying.net/blog/2008/01/24/china-contemporary-art/comment-page-1/#comment-7859</link>
		<dc:creator>stefano rollero</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 14:57:38 +0000</pubDate>
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		<description>Come controllare il boom del mercato dell’arte contemporanea cinese?  

Di certo il terzo millenio, segna l&#039;era cinese,  che guarda ormai in lontananza l’epoca maoista, avrà fra i suoi connotati anche quelli della nuova arte cinese.
 Dal 1978, da quando cioè Deng Xiaoping assunse la leadership nella Cina comunista, le cose, sono molto cambiate. 
I prodotti cinesi hanno definitivamente invaso il mercato mondiale influenzando le economie dei paesi occidentali e la potenza esportatrice della Cina  ( paese della pena di morte, delle repressioni politico/militari, della mancaza dei diritti civili, dello sfruttamento minorile e dei lavoratori in genere, inquieta tutto il mondo). 
Un fenomeno, quello dell’invasione del mercato globale da parte delle merci cinesi, che ha progressivamente coinvolto negli ultimi anni anche l’arte contemporanea rendendola allo stesso tempo facile preda di speculazioni. 
Come non ritenere che vi sia un boom sproporzionato nei dati diffusi da Sotheby’s di Hong Kong riguardo alle vendite di arte cinese contemporanea salite a 24,9 milioni dello scorso anno? 
L’attenzione del mercato dell’arte per gli artisti cinesi è infatti ancora principalmente occidentale, tuttavia non mancano le eccezioni. 
Se nel 2006 Sotheby’s e Christie’s hanno totalizzato 190 milioni di dollari di vendite di arte asiatica, la maggior parte della quale cinese, lo scorso novembre, a Beijing, un dipinto di Liu Xiaodong, classe 1963 (pittore figurativo del cosiddetto realismo cinico) è stato venduto ad un collezionista cinese per la cifra da capogiro di 2,7 milioni di dollari, la più alta mai pagata sinora, collocando Xiaodong tra gli artisti più quotati al mondo, al pari di Damien Hirst e Jeff Koons. 

Tutto ciò spiega come mai tra Beijing e Shanghai si moltiplichino a ritmo vertiginoso gli studi, le gallerie private le fiere a fianco dei primi musei di arte contemporanea, come il MOCA di Shanghai, mentre già si vocifera di imminenti progetti di aperture di filiali del Guggenheim e addirittura del Centre Pompidou in Cina.
 Michael Goedhuis, gallerista e collezionista di origini olandesi specializzato in arte asiatica - uno dei mercanti delle opere di Xiaodong - ha da poco aperto una nuova filiale a Beijing dopo quelle storiche di Londra e New York, crede fermamente che l’arte cinese sia ancora solo agli inizi delle sue possibilità creative e di conseguenza commerciali. 

Non è un caso che la lungimiranza di portare l’arte cinese in occidente si traduca anche nel tentativo opposto di portare gli artisti occidentali in Cina, magari con idee e argomenti legati alla libertà, ai diritti civili, come ricorda questo scritto di Pablo Neruda ( confesso che ho vissuto, Einaudi) :   
 &quot;Io so che l&#039;arte ha sempre ampliato gli orizzonti del nostro vedere e della nostra coscienza. Sempre, nel passato e anche oggi. Anche se non può intervenire sulla storia e sulla vita, almeno può denunciare, puntualizzare. E mai come oggi l&#039;arte è presente nello scrutare la realtà e nel denunciare abusi. Anche se troppo spesso questo suo ruolo, dagli animi semplici, viene interpretato come un deragliamento.&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come controllare il boom del mercato dell’arte contemporanea cinese?  </p>
<p>Di certo il terzo millenio, segna l&#8217;era cinese,  che guarda ormai in lontananza l’epoca maoista, avrà fra i suoi connotati anche quelli della nuova arte cinese.<br />
 Dal 1978, da quando cioè Deng Xiaoping assunse la leadership nella Cina comunista, le cose, sono molto cambiate.<br />
I prodotti cinesi hanno definitivamente invaso il mercato mondiale influenzando le economie dei paesi occidentali e la potenza esportatrice della Cina  ( paese della pena di morte, delle repressioni politico/militari, della mancaza dei diritti civili, dello sfruttamento minorile e dei lavoratori in genere, inquieta tutto il mondo).<br />
Un fenomeno, quello dell’invasione del mercato globale da parte delle merci cinesi, che ha progressivamente coinvolto negli ultimi anni anche l’arte contemporanea rendendola allo stesso tempo facile preda di speculazioni.<br />
Come non ritenere che vi sia un boom sproporzionato nei dati diffusi da Sotheby’s di Hong Kong riguardo alle vendite di arte cinese contemporanea salite a 24,9 milioni dello scorso anno?<br />
L’attenzione del mercato dell’arte per gli artisti cinesi è infatti ancora principalmente occidentale, tuttavia non mancano le eccezioni.<br />
Se nel 2006 Sotheby’s e Christie’s hanno totalizzato 190 milioni di dollari di vendite di arte asiatica, la maggior parte della quale cinese, lo scorso novembre, a Beijing, un dipinto di Liu Xiaodong, classe 1963 (pittore figurativo del cosiddetto realismo cinico) è stato venduto ad un collezionista cinese per la cifra da capogiro di 2,7 milioni di dollari, la più alta mai pagata sinora, collocando Xiaodong tra gli artisti più quotati al mondo, al pari di Damien Hirst e Jeff Koons. </p>
<p>Tutto ciò spiega come mai tra Beijing e Shanghai si moltiplichino a ritmo vertiginoso gli studi, le gallerie private le fiere a fianco dei primi musei di arte contemporanea, come il MOCA di Shanghai, mentre già si vocifera di imminenti progetti di aperture di filiali del Guggenheim e addirittura del Centre Pompidou in Cina.<br />
 Michael Goedhuis, gallerista e collezionista di origini olandesi specializzato in arte asiatica &#8211; uno dei mercanti delle opere di Xiaodong &#8211; ha da poco aperto una nuova filiale a Beijing dopo quelle storiche di Londra e New York, crede fermamente che l’arte cinese sia ancora solo agli inizi delle sue possibilità creative e di conseguenza commerciali. </p>
<p>Non è un caso che la lungimiranza di portare l’arte cinese in occidente si traduca anche nel tentativo opposto di portare gli artisti occidentali in Cina, magari con idee e argomenti legati alla libertà, ai diritti civili, come ricorda questo scritto di Pablo Neruda ( confesso che ho vissuto, Einaudi) :<br />
 &#8220;Io so che l&#8217;arte ha sempre ampliato gli orizzonti del nostro vedere e della nostra coscienza. Sempre, nel passato e anche oggi. Anche se non può intervenire sulla storia e sulla vita, almeno può denunciare, puntualizzare. E mai come oggi l&#8217;arte è presente nello scrutare la realtà e nel denunciare abusi. Anche se troppo spesso questo suo ruolo, dagli animi semplici, viene interpretato come un deragliamento.&#8221;</p>
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