Que sera, sera

 

Vedi anche: Da crisi-Usa a crisi-Mondo

La Federal Reserve applica la sua classica ricetta monetarista e Wall Street si riprende – soprattutto grazie ai titoli bancari – trascinando con sé le Borse asiatiche. Di rimbalzo anche l’Europa ne beneficia, nonostante le dichiarazioni del presidente della Bce, Trichet, che esclude tagli imminenti e indica una strategia diametralmente opposta a quella americana, per tenere sotto controllo l’inflazione.
Grande confusione sotto il sole.

Ricapitoliamo.
La Fed americana ha tagliato il costo del denaro dello 0,75%, abbassando i tassi d’interesse fino a quota 3,50%.
Ha inoltre annunciato la possibilità di nuovi tagli nei prossimi giorni.
Si tratta di una manovra che il presidente Ben Bernanke attua nel solco tracciato dal suo predecessore, Alan Greenspan.

Si spera in pratica che la diminuizione del costo del denaro rimetta in movimento l’economia americana, minacciata da recessione, e renda più facile la vita a quei piccoli risparmiatori finiti sul lastrico dopo l’esplosione della bolla subprime.
Alla mossa monetaria si affianca un rilancio dell’amministrazione Bush che ha promesso sgravi fiscali per le famiglie in un’operazione da oltre 150 miliardi di dollari, auspicando così di risollevare i consumi.

Cosa significa tagliare i tassi d’interesse? Significa che io, piccolo consumatore, posso indebitarmi a condizioni migliori se desidero acquistare un frigorifero, una macchina, una casa.
Altri come me coglieranno l’opportunità, daranno libero sfogo al proprio desiderio di consumo e tutta l’economia ne beneficerà.
La politica del credito facile – si diceva – è stata quella attuata dalla Fed per tutta l’era Greenspan (1987-2006). L’ex governatore rispose così sia alla recessione successiva all’11 settembre 2001, sia all’esplosione della bolla della new economy: immettere più liquidità sul mercato, far circolare denaro.

Il problema però è che una politica del genere stimola i prestatori di fondi a inventarsi strumenti nuovi per avere rendimenti decenti. Ed ecco la finanza creativa. I subprime sono nati proprio per estendere il credito anche a famiglie potenzialmente insolventi. E queste sono arrivate a frotte, acquistando case al di là delle proprie possibilità reali, tanto c’era sempre l’immobile a garanzia. Come sia finita, lo sappiamo.
In pratica ora, attuando l’ennesimo taglio dei tassi, si risponde paradossalmente alla crisi ingenerata dai subprime con una manovra molto “subprime”.

Da qui le accuse che molti economisti – da distinguere in questo caso dai “banchieri“, di parere diametralmente opposto – fanno a Bernanke: troppo arrendevole verso i desiderata delle banche, quasi irresponsabile nel voler coprire le loro alchimie finanziarie di dubbio successo. Il tutto, a scapito dell’economia reale.

Il credito facile ha infatti anche delle conseguenze psicologiche difficili da valutare.
L’azione di lungo periodo svolta da Greenspan ha indotto i mercati finanziari a non darsi una disciplina e a non esercitare controlli seri su vicende come lo scandalo Enron. Tanto, la banca centrale avrebbe sempre posto rimedio, attraverso il taglio dei tassi, a qualsiasi crac e turbolenza.

Nel ping-pong di questi giorni, la mossa di Bernanke è invece intesa a frenare un’ondata di panico dopo il crollo delle Borse asiatiche, determinato a sua volta dai timori per la recessione Usa. Ma rischia di ottenere il risultato esattamente contrario.
Tra gli operatori di borsa è diffusa infatti la sensazione che i banchieri centrali “sappiano”, abbiano informazioni che gli altri non possiedono, siano in possesso della sfera di cristallo. Leggono così ogni mossa come l’avvisaglia di  misure ulteriori.

La Fed ha tagliato i tassi di 75 punti base per la prima volta dal 1984, durante una riunione straordinaria indetta al di fuori dei regolari incontri del Comitato monetario (previsto per il 29-30 gennaio), anticipando precipitosamente l’apertura di Wall Street e beneficiando della quanto mai opportuna sospensione delle contrattazioni del giorno prima, il Martin Luther King Day. Inoltre, è emerso che all’interno del board non c’era unanimità.
Se l’intento era quello di tranquillizzare, forse avrebbe funzionato meglio un film horror.
Su questo punto però i pareri non sono unanimi: per alcuni osservatori, la manovra sarebbe invece perfetta per tranquillizzare i mercati sulle fluttuazioni future. Come dire: tranquilli, abbiamo in pugno la situazione.

Non resta che osservare. Per ora i mercati rispondono, ma è più importante quello che succederà sul medio-lungo periodo.

Vedi anche: Da crisi-Usa a crisi-Mondo

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12 Responses to “Que sera, sera”

  1. robix Says:

    fino a quando l’economia USA avrà un peso così importante e determinante nel mondo, ciò di cui lei parla sarà la prassi! se l’Europa continua ad essere il solito “gigante con i piedi d’argilla” cambierà poco! io credo che solo fra 30 o 40 anni, Cina e India, potranno controbilanciare la forza economica e politica degli States, sempre che prima non intervenga qualche altro fattore a cambiare lo stato delle cose e mi riferisco alla “questione petrolio” e tutto ciò che ne consegue e ne conseguirà…!

  2. Chen Ying » Blog Archive » Il decoupling ci salverà Says:

    [...] Que sera, sera [...]

  3. Chen Ying » Blog Archive » Mercato yin e yang Says:

    [...] Que sera, sera [...]

  4. Giulio Says:

    Bellissimo post, molto chiaro ed efficace! te lo copio
    grazie
    Gin

  5. Chen Ying » Blog Archive » G20, istruzioni per l’uso Says:

    [...] Que sera, sera [...]

  6. Chen Ying » Blog Archive » Fate pulizia in casa vostra Says:

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  7. Chen Ying » Blog Archive » Disoccupazione Says:

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  8. Chen Ying » Blog Archive » La fine del dollaro? Says:

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  9. Chen Ying » Blog Archive » Germogli già appassiti? Says:

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  10. Chen Ying » Blog Archive » Shopping in Corso Italia Says:

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  11. Chen Ying » Blog Archive » La crisi ci indebita Says:

    [...] Que sera, sera [...]

  12. Chen Ying » Blog Archive » Crisi, la superbolla era in Europa Says:

    [...] Que sera, sera [...]

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