Il nuovo oro nero

 

Le quotazioni del carbone schizzano in alto e all’origine del fenomeno ci sono tre fattori legati al clima.

In Australia, le inondazioni hanno bloccato l’attività di alcune miniere. Lo stesso è avvenuto in Sudafrica, le cui riserve hanno dovuto essere impiegate per fare fronte a un blackout che ha parzialmente sospeso le stesse attività di estrazione.
La Cina, infine, ha bloccato le esportazioni per fare fronte all’emergenza interna dovuta all’ondata di gelo delle ultime settimane.

Così il prezzo del nuovo “oro nero” sono cresciuti del 21% in un mese e si calcola già che il volume dell’export mondiale dovrà fare a meno, nel 2008, di almeno 5 milioni di tonnellate.
A dire il vero, il prezzo della materia prima aveva già cominciato a salire dall’estate scorsa, a causa del caro-petrolio. Il carbone è l’unica risorsa facilmente disponibile, in grado di soddisfare nell’immediato la fame globale di energia.

E’ però anche un prodotto altamente inquinante: ne sa qualcosa la Cina, il cui fabbisogno energetico è attualmente coperto al 70% dal carbone.
Proprio il tasso di crescita dell’economia attestatosi all’11.4% l’anno scorso, fa sì che il Dragone sia costantemente alla ricerca di soluzioni energetiche alternative, in grado di sostenerlo.

L’ondata di tempeste di neve che ha afflitto il Paese nelle scorse settimane – proprio in concomitanza con il capodanno lunare e con la migrazione interna di milioni di persone in occasione delle feste – ha rivelato proprio la fragilità del sistema di approvvigionamento cinese.
Domenica 3 febbraio, l’impiego di carbone per produrre energia ha raggiunto i 24 milioni di tonnellate, ciò nonostante il governo si è visto costretto ad annunciare che otto contee del Paese avrebbero passato la festa di primavera al buio.

Negli Stati Uniti, tre grandi banche d’investimento hanno intanto dichiarato che imporranno standard ambientali alle compagnie energetiche a caccia di finanziamenti.
Quella di Citigroup, Jp Morgan e Morgan Stanley è in realtà una mossa che vuole anticipare eventuali nuove misure ambientali restrittive del prossimo governo Usa.

Un nuovo boom a tinte fuligginose – simile a quello che nel ‘51 fece nascere la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (Ceca) – potrebbe essere scongiurato proprio da misure che coinvolgano governi e istituzioni economiche e rendano economicamente poco redditizia l’industria carbonifera.
Ma per ora il carbone fa gola e risolve i problemi energetici in fretta.

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8 Responses to “Il nuovo oro nero”

  1. Chen Ying » Blog Archive » Una bolla di petrolio Says:

    [...] Il nuovo oro nero [...]

  2. Chen Ying » Blog Archive » Il Dragone che svetta Says:

    [...] All’origine ci sono soprattutto gli aumenti nella produzione di cemento e nel consumo di carbone. Secondo la Banca Mondiale, 20 delle 30 città più inquinate del mondo sono in [...]

  3. Chen Ying » Blog Archive » Il nuovo ordine energetico Says:

    [...] Il nuovo oro nero [...]

  4. Chen Ying » Blog Archive » L’era delle macchinine Says:

    [...] Il nuovo oro nero [...]

  5. Chen Ying » Blog Archive » Fare business con il clima Says:

    [...] possono compiere un primo, significativo passo imponendo una tassa globale sull’utilizzo del carbone come fonte di energia, al fine «guidarne il prezzo» e liberare la strada alle energie [...]

  6. Chen Ying » Blog Archive » Petrolio ai minimi, guai in vista Says:

    [...] Il nuovo oro nero [...]

  7. Chen Ying » Blog Archive » Viva l’atomo! Ma c’è abbastanza uranio? Says:

    [...] Il nuovo oro nero [...]

  8. Chen Ying » Blog Archive » Tecnologie verdi e commercio diseguale Says:

    [...] non basta. La dipendenza dal carbone continua a essere il problema principale. Oggi il 68,4% della produzione energetica cinese dipende [...]

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