Una bolla di petrolio

Oltre al danno, la beffa.
L’economia mondiale è in difficoltà, ma il prezzo delle materie prime continua ad crescere.
La settimana scorsa, il petrolio ha raggiunto il nuovo record di 101,32 dollari a barile, ma si trova in buona compagnia: prezzi record anche per platino e semi di soia - giusto per fare due esempi distanti tra loro – mentre la Brasiliana Vale è riuscita a trovare famelici acquirenti per i suoi materiali ferrosi pur raddoppiandone quasi il prezzo.
Intanto, si registra il boom dei prezzi al consumo dalla Cina agli Usa, con alimentari ed energia a trainare tutto il resto.
Gli esperti provano a spiegare il fenomeno e, tra le varie teorie, c’è anche chi fa paragoni con la bolla della New Economy.
Di fatto, i prezzi dipendono sia da fattori che concretamente influiscono sulla domanda e sull’offerta, sia da fenomeni puramente psicologici.
Prendiamo il caso del petrolio.
Da un lato hanno peso eventi come l’aumentato fabbisogno di Cina e India, la decisione dell’Opec di ridurre la produzione, la rottura tra Venezuela e grandi compagnie occidentali o le tensioni Usa-Iran che potrebbero interrompere le forniture, il paventato esaurimento dei giacimenti.
Questi sono trend di medio-lungo periodo, geopolitici, che determinano l’andamento dei prezzi in prospettiva futura. Esistono però eventi improvvisi che influiscono sulle interpretazioni dei trader internazionali, i quali a loro volta devono prendere decisioni rapide.
L’assassinio di Benazir Bhutto, un esperimento missilistico in Nord Corea o l’esplosione di una raffineria negli Usa mettono in apprensione gli analisti, che devono sedersi a un tavolo e dirsi: “Che significa per il petrolio?”I fenomeni imprevedibili accomunano tutte le materie prime.
Un blackout in Sudafrica ha lasciato senza energia parecchie fonderie, contribuendo al boom del prezzo del platino. I disordini in Kenya hanno spinto in alto la valutazione del tè. Un buco in un oleodotto nigeriano ha contribuito al balzo in alto del petrolio.
Sta di fatto che attualmente tra gli analisti va per la maggiore l’idea che le forniture di materie prime siano destinate a erodersi sempre più e la complessità del mercato rende difficile comprendere cosa dipenda da operazioni speculative e cosa invece da condizioni oggettive.
Per esempio, secondo l’Economist l’industria mineraria e petrolifera sarebbe portata ad aumentare il volume della produzione per soddisfare la domanda globale che cresce. Ma i governi dei Paesi ricchi di materie prime sono sempre più inclini a cavalcare l’aumento dei prezzi introducendo tasse o requisendo stock.
Citigroup calcola così che la produzione di rame crescerà solo del 2% nel 2008, anche se il prezzo è cinque volte superiore a quello di cinque anni fa e le scorte ammontano a soli tre giorni di domanda. Interpretazioni? Può darsi, ma intanto il prezzo del rame fa boom.
In teoria gli agricoltori dovrebbero essere più veloci nella risposta alle fluttuazioni della domanda. Ma dato che i prezzi dei maggiori prodotti – grano, mais, soia - si mantengono indifferentemente alti, non appare così conveniente passare da una coltivazione all’altra.
Così, secondo il ministero Usa per l’Agricoltura, la domanda globale di grano continuerà a superare la produzione e gli stock americani si ridurranno al livello più basso dal 1948. Inevitabili le conseguenze sul prezzo.
Anche qui, cosa c’è di “vero” e cosa è invece frutto delle proiezioni immaginifiche di qualche funzionario di stanza a Washington? Non si sa, ma anche le teorie diventano un fattore materiale nel momento in cui orientano i mercati e i prezzi.
Mark Lewis, della britannica Energy Market Consultants, ha dichiarato a Bbc che fattori psicologici e valutazioni repentine sono ciò che rende il mercato più vulnerabile:
“E’ come il boom delle dotcom negli anni Novanta. Era gonfiatissimo, ma finché tutti ci credevano, i prezzi continuavano a salire. Quando hanno smesso di crederci i prezzi sono crollati. E questo è un monito”.
Vedi anche:
Cina Mondo Globalizzazione
aprile 21st, 2008 at 4:26 pm
[...] problema è semplice: i giacimenti si riducono e sempre più attori competono per procacciarsi le risorse residue, meno offerta e più [...]
giugno 16th, 2008 at 12:52 am
[...] rispetto a quelli dell’equivalente occidentale; d’altro lato c’è l’aumento del prezzo del petrolio che appare ormai come un trend irreversibile, anche al netto delle ragioni congiunturali, come il [...]
luglio 25th, 2008 at 5:13 pm
[...] Una bolla di petrolio [...]
novembre 19th, 2008 at 9:01 pm
[...] Una bolla di petrolio [...]
novembre 21st, 2008 at 5:49 pm
[...] il prezzo del greggio riempie di letizia chi fa il pieno al distributore o deve riscaldare il condominio. Secondo [...]
novembre 25th, 2008 at 1:58 pm
[...] Una bolla di petrolio [...]
marzo 27th, 2009 at 6:29 pm
[...] Una bolla di petrolio [...]
novembre 30th, 2009 at 1:40 pm
[...] Una bolla di petrolio [...]
dicembre 24th, 2009 at 12:05 pm
[...] Una bolla di petrolio [...]