Asiatici sgobboni, italiani un po’ meno

Sudcoreani stacanovisti, olandesi lazzaroni, italiani così così. Sono i risultati dell’annuale rapporto Ocse sull’orario di lavoro.
Emerge che i lavoratori del Paese asiatico sono dei veri sgobboni: tirano di lima per una media di 45 ore a settimana.
Attenzione, anticipiamo l’eventuale obiezione di chi ne lavora anche 50 o, peggio, 60: questi dati sono calcolati facendo la media di tutta la forza lavoro di un determinato Paese, considerando anche part-time e saltuari. Ne consegue che 45 ore sono davvero tante.
Infatti, al polo opposto ci sono gli olandesi. Ad Amsterdam e dintorni, ben il 45% della forza lavoro è part-time. Nel computo complessivo delle ore lavorate si scende quindi a circa 27 settimanali.
Quanto a noialtri italiani, ufficialmente ci aggiriamo sulle 32 ore, conquistando l’undicesimo posto a livello Ocse (su 18 Paesi considerati).
Non pervenuti i cinesi (la Cina non fa parte dell’Ocse) ma una ricerca del 2002 colloca i lavoratori del Dragone su medie “coreane” – 45,38 ore settimanali - con punte di 50 ore nel commercio al dettaglio.
La perseveranza orientale ha radici storiche, culturali, filosofiche. Ha a che fare con il modello confuciano che pone ogni individuo in un ruolo. L’asiatico del Far East si realizza personalmente solo in quanto parte di una rete relazionale. Così il padre avrà una responsabilità sociale ed economica verso la famiglia che si tradurrà immediatamente nella ricerca di benessere (cioè nel lavoro) . E il lavoratore si realizzerà nel suo rapporto di fedeltà all’azienda o al capo.
L’assenza di una religione escatologica fa inoltre sì che l’esistenza sia interamente focalizzata sul qui e ora, sulla vita materiale. Il non-lavoro è non-realizzazione economica, personale, sociale.
Ma il punto è che, a quanto pare, il numero di ore lavorate non corrisponde necessariamente al grado di sviluppo di un Paese, anzi spesso è inversamente proporzionale.
Insieme all’Olanda, tra i campioni dell’”orario ridotto” figurano infatti Norvegia, Svezia, Francia e Germania, mentre greci, polacchi, turchi e messicani - quest’ultima è una rivelazione destinata ad abbattere parecchi stereotipi – svettano tra i più sgobboni.
Gli americani, dal canto loro, lavorano circa il 15% in più rispetto ai Paesi Ue: in media 36 ore a settimana, per una classifica che li vede al sesto posto.
L’orario di lavoro nel mondo occidentale ha avuto una curva che ha toccato il suo picco nel 1800. Ecco i risultati di uno studio della sociologa Juliet B. Schor, basato su dati Ocse, che si riferisce al totale delle ore lavorate, su scala annua, nel corso di otto secoli. Lo studio prende in esame un lavoratore-tipo occidentale:
- XIII secolo, contadino maschio adulto, Uk: 1620 ore
- XIV secolo, lavoratore saltuario, Uk: 1440 ore
- 1400-1600, contadino o minatore adulto, Uk: 1980 ore
- 1840, lavoratore tipo, Uk: 3105-3588 ore
- 1850, lavoratore tipo, Usa: 3150-3650 ore
- 1987, lavoratore tipo, Usa: 1949 ore
- 1988, operaio manufatturiero, UK: 1855 ore
- 2000, lavoratore tipo, Germania: 1362 ore
Insomma, nel Medioevo e in un’economia fondamentalmente agricola si lavorava meno che all’inizio dell’Età moderna, con l’avvento della prima industrializzazione. Poi, gradualmente, l’orario di lavoro si è abbassato grazie alle conquiste dei diritti sul lavoro.
Bisognerà forse raccontarlo a sudcoreani e cinesi, le cui medie annue si aggirano ben oltre le 2300 ore.
Vedi anche:
Cina Mondo Globalizzazione
maggio 2nd, 2008 at 12:21 pm
[...] produce componenti per sedie e tavoli. Dico “ancora meglio” perche’ ora ci sono due imprese a nutrire il processo di rimpiazzo delle [...]
luglio 8th, 2008 at 9:35 am
[...] Asiatici sgobboni, italiani un po’ meno [...]
settembre 17th, 2008 at 7:07 pm
[...] Asiatici sgobboni, italiani un po’ meno [...]