Nazione Cina

Su Newsweek, l’opinionista Fred Zakaria invita l’Occidente a “non nutrire il nazionalismo cinese”.
Il columnist del magazine conservatore Usa si schiera contro l’ipotesi di boicottaggio dei Giochi sottolineando alcune verità scomode, che dalle nostre parti non sono molto chiare e che meritano invece di essere ben considerate:
- la repressione in Tibet non è opera di un regime senza consenso, ma è fortemente voluta dalla maggioranza dei cinesi che, anzi, imputano al loro governo un’eccessiva mancanza di polso negli anni passati. Del resto non mancano esempi analoghi in altri Paesi in via di sviluppo (Zakaria cita i casi di Russia-Cecenia, Turchia-Kurdistan e tira in mezzo anche l’India, senza però specificare se stia riferendosi al Jammu-Kashmir)
- le Olimpiadi non sono “i Giochi del Pcc“, bensì di tutti i cinesi, che vivrebbero come somma offesa un loro boicottaggio;
- non bisogna quindi nutrire il nazionalismo cinese, ma adottare la linea dell’amministrazione Bush e assecondare Pechino in un dialogo con il Dalai Lama che è nei suoi stessi interessi, dato che i settori del movimento tibetano non controllati dal leader spirituale sono molto più irriducibili.

Zakaria incentra tutta la sua analisi partendo dal concetto di nazione e nazionalismo, categorie che, lo abbiamo più volte ricordato, non appartengono alla storia e alla tradizione culturale cinese almeno fino al XX secolo e alla parziale “occidentalizzazione della politica” operata da Sun Yat-sen.

Oggi però il nazionalismo cinese è pervasivo e imperante, viaggia sull’onda dell’orgoglio economico ed è per certi versi incoraggiato dalle autorità, che devono colmare il vuoto lasciato dalla fine del maoismo. Fa parte di quella “de-maoizzazione nel nome di Mao” in cui anche il Grande Timoniere è riletto in chiave nazionalistica.

A essere ipernazionalista è soprattutto la base della società, come testimoniano i commenti dei lettori inviati ai principali giornali (ecco un limitatissimo saggio da China Daily).

Se non ci si fida dei media cinesi, da Shanghai arriva una storiella che conferma l’ulteriore ondata nazionalista scatenata di dalla copertura dei fatti tibetani da parte dei giornali occidentali e dagli “insulti” alla fiaccola olimpica.

Un amico che vive laggiù mi invia lo screenshot della sua lista di contatti Msn. La nuova moda tra i giovani cinesi consiste nell’anteporre al proprio nome o nickname dll’instant messenger la scritta “I love China“, con tanto di cuoricini rossi bene in vista. Secondo il mio amico, l’80% dei giovani cinesi ha un account Msn.

Questa curiosità fa il paio con l’iniziativa prevista per il 1° maggio: il boicottaggio di Carrefour. L’appello corre sulla Rete cinese, motivato dal fatto che uno dei maggiori azionisti della catena commerciale francese è il gruppo LVMH, accusato di finanziare il Dalai Lama.

In realtà, sul banco degli accusati è la Francia intera, teatro di manifestazioni anti-fiaccola e governata da quel Sarkozy che a inizio aprile pose tre condizioni per la propria partecipazione alla cerimonia d’apertura dei Giochi.
Le affermazioni del presidente francese furono poi rapidamente ritrattate, ma la frittata era ormai fatta. Il nuovo nazionalismo cinese ha indubbiamente ottime frecce nel suo arco. Anzi, nel portafoglio.

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7 Responses to “Nazione Cina”

  1. FRANCHETTO Says:

    Il nazionalismo Han è palpabile anche su i forum nostrani di associna . La cosa mi ha particolarmente colpito perchè i partecipanti sono cinesi che parlano Italiano ed hanno accesso ha tutti i mezzi di comunicazione . Ma nutrono una profoda sfiducia e disprezzo per tutto ciò che viene detto . Ricordano gli italoamericani che conservano in cucina l’immagine del duce .

  2. Chen Ying Says:

    A prescindere dall’”informazione cinese”, io personalmente sono molto perplesso anche sulla nostra, di informazione. E’ questo il motivo per cui cerco di divulgare posizioni autorevoli che confutano assai di frequente gli stereotipi dei media occidentali (di cui quelli italiani sono spesso un’appendice)

  3. questioning Says:

    D’accordo con Chenying.
    enorme problema e responsabilità dell’informazione nel creare anche macroscopiche distorsioni sui “fatti”.
    ci vuole una buona dose di scetticismo
    per tentare di capire serve il dubbio
    confrontare più fonti possibilimente in più lingue è un inizio. e comunque diventa un lavoro molto faticoso.

  4. DAMIANO Says:

    Comunque i cuoricini sono apparsi anche su associna .

  5. Bufalo70 Says:

    “La repressione in Tibet non è opera di un regime senza consenso, ma è fortemente voluta dalla maggioranza dei cinesi” … inquadrati e indottrinati da un REGIME : ti ricordo che in Cina non c’è democrazia.
    I cinesi hanno potuto liberamente scegliersi un’educazione ? Possono discutere di tutto quello che vogliono, nella rete ? L’isteria scatenata contro chi non la pensa esattamente come il REGIME è una risposta piuttosto chiara alle mie domande, tanto che il REGIME ha dovuto ordinare ai propri sudditi di calmarsi un po’ …

    http://mazzetta.splinder.com/tag/cina

    Quindi, quale valore ha la loro opinione di “massa” ?
    Ogni tanto spero (anche per loro) che il paese imploda, e tornino alla relativa anarchia pre-1949 … così pure le multinazionali lo prenderebbero col 3 di bastoni …

  6. Chen Ying Says:

    Pensare che 1.300.000 di cinesi siano totalmente succubi della propaganda di regime è del tutto sbagliato. Sui giornali cinesi (in cinese) si dibatte, certo “alla cinese”. Il punto è che sulle versioni in inglese non vengono riportati questi dibattiti, bensì quello che si vuole far sapere a noi “laowai”
    http://www.chen-ying.net/blog/?p=44
    Quanto alla democrazia, forse dovremmo metterci in testa che non è un assoluto, bensì una forma di governo costituitasi storicamente in una determinata parte del mondo (la nostra). Per la maggior parte dei cinesi, “democrazia” non significa libertà così come noi la intendiamo (e la loro “non-libertà” non è retaggio di un particolare regime, bensì di un modo diverso di concepire le relazioni sociali che risale a prima di Confucio, che poi lo teorizzò); significa un certo livello di benessere garantito alla maggior parte della popolazione.
    Un amico giornalista cinese una volta mi ha detto: “Sì, la vostra democrazia è bella, ma non è ‘efficiente’”. Beh, è uno che ha vissuto in Occidente, vede, confronta, conosce. Credo che sia il caso di partire da queste differenze (io la chiamo biodiversità) per intendersi. Se no, si procede per stereotipi che aumentano la suscettibilità e le situazioni di conflitto latente

  7. idra Says:

    Il fatto che su Associna siano apparse affermazioni che “nutrono una profoda sfiducia e disprezzo per tutto ciò che viene detto” è in molti casi determinato proprio da ciò che ha detto Chen Yong: “A prescindere dall’”informazione cinese”, io personalmente sono molto perplesso anche sulla nostra, di informazione. E’ questo il motivo per cui cerco di divulgare posizioni autorevoli che confutano assai di frequente gli stereotipi dei media occidentali (di cui quelli italiani sono spesso un’appendice)”.
    I cuoricini invece sono una risposta a quell’impressione di sentimento anti-cinese che emerge da certi discorsi (mediatici, politici) che fanno soffrire a chi ha una parte del cuore anche in Cina.
    Va detto anche che alimentare il nazionalismo sfrenato, non di quello che esprime esclusivamente uno spirito di appartenenza, ma quello che tende a sentirsi superiore e ad escludere tutti gli altri dal piedistallo che ci si è creati è quanto di più sbagliato che ci sia.

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