Influenza aviaria, arriva il vaccino

Minaccia o bufala? L’influenza aviaria arriva a ondate, se non virali quanto meno mediatiche.
Per interi periodi occupa le prime posizioni nei notiziari, che tracciano le manovre di avvicinamento del virus dall’estremo Oriente all’Europa, registrando ogni singolo caso di uccello stecchito nelle nostre paludi o di stormi che rilasciano guano sulle nostre teste.

Sta di fatto che adesso arriva il vaccino che dovrebbe evitare una pandemia prossima ventura.
Intendiamoci: ogni influenza è aviaria. Quando si parla dell’aviaria pericolosa, si fa riferimento quasi esclusivo al sottotipo H5N1, definito non a caso “brutta bestia” anche da Nature. E’ quel virus che ammazzò per la prima volta 6 persone a Hong Kong nel 1997 e che da allora ha infettato 382 persone nel mondo, uccidendone 241.

Nella classifica dei rischi globali stilata da Oxford Analytica – società di consulenza geopolitica con una rete di oltre mille esperti spersi in tutto il mondo – una pandemia di “bird flu” è al terzo posto, dopo un potenziale conflitto Cina-Taiwan e un attacco Usa all’Iran. Prima della recessione americana e dello shock petrolifero.

Nessuna meraviglia quindi che l’Occidente ricco e sviluppato si attrezzi, strizzando l’occhio anche al business. Le maggiori multinazionali farmaceutiche si sono così tuffate sull’influenza aviaria, entrando in competizione nella produzione del primo vaccino che, così sembra, adesso è arrivato.

Le autorità europee hanno infatti approvato un prodotto dal nome che ricorda un personaggio dei fumetti di Asterix: si chiama Prepandrix ed è prodotto dalla multinazionale britannica GlaxoSmithKline Plc, che ha già ricevuto ordini da Stati Uniti, Svizzera e Finlandia per circa 284 milioni di dollari a fronte di un investimento di circa 2 miliardi.

Si tratta di un vaccino pre-pandemico, destinato cioè a proteggere gli individui prima dell’insorgenza di una pandemia planetaria.
La produttrice ha già deciso di donarne 50 milioni di dosi all’Organizzazione Mondiale della Sanità, un’operazione “umanitaria” dai chiari risvolti di marketing. E’ implicito infatti che il Prepandrix punta a conquistare il monopolio universale dei vaccini anti-aviaria, alla faccia di altri big che ci stanno lavorando, come Sanofi-Aventis e Novartis AG.

Il vaccino made in Glaxo è efficace contro tutte le varianti di H5N1 attualmente diffuse in Asia, Europa e Africa.
Dovrebbe proteggere per un periodo sufficiente allo sviluppo di nuovi prodotti più specifici, lavoro che richiede dai quattro ai sei mesi dopo l’identificazione di un nuovo ceppo influenzale.
Contiene uno speciale additivo che permette di utilizzarlo in piccole dosi. Questa è una caratteristica fondamentale, perché uno dei presupposti per renderlo disponibile a milioni di persone in tutto il mondo è proprio quello di poterne usare una piccola quantità per ogni iniezione.

Che poi il vaccino arrivi effettivamente a chi ne ha bisogno dipende da decisioni politiche ed economiche.
Il responsabile del progetto Pandemix alla Glaxo, Emmanuel Hanon, dichiara esplicitamente che il prodotto è destinato ai governi più che al settore privato. Solo le autorità politiche hanno infatti la capacità di coordinare i programmi di immunizzazione di massa: “Ed è chiaro che alcuni governi sono più sensibili di altri”.

2007: influenza aviaria nel Guandong

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