Verde Cina

Nonostante contenda agli Usa il deprimente titolo di peggiore inquinatore del pianeta, la Cina è indicata da più parti come la “speranza verde” dell’umanità.
Non è uno scherzo né un paradosso, esistono solidi fondamenti teorici e concreti per affermarlo.
Giovanni Arrighi, nel suo recente (e fondamentale, ci torneremo) Adam Smith a Pechino vede nella storia cinese uno sviluppo di mercato “senza militarismo, industrialismo e capitalismo“, ad alta intensità di lavoro umano e bassa intensità di consumo energetico. Uno sviluppo che anche Adam Smith definiva più “naturale” rispetto all’anomala vicenda capitalistica occidentale, dove il commercio internazionale – sull’onda dei cannoni – aveva anticipato la crescita dei mercati interni.
La Cina contemporanea avrebbe colmato il gap storico con l’Occidente, reso evidente dalle sconfitte militari dell’Ottocento, attraverso la parziale assunzione del modello capitalistico. Ma tale modello non è sostenibile proprio perché energivoro e in previsione ulteriormente catastrofico, se Cina e India lo adotteranno tout-court per la loro immensa popolazione.
Un modello diverso ma ugualmente efficiente, quello cinese, sarebbe quindi l’unica via d’uscita non solo per il Dragone, ma per l’intero pianeta.
Fin qui la teoria. Ma quali tracce sono visibili, a oggi, di un diverso modo di intendere l’ambiente?
Nonostante l’inefficacia dei periodici summit Cina-Usa sul clima, un articolo dell’Economist fa il punto sulle iniziative unilaterali del Dragone per affrontare il global warming. Che siano dovute a un ambientalismo di ritorno o alla necessità di emanciparsi dalla dipendenza energetica dall’estero poco importa; sta di fatto che c’è del nuovo oltre la Grande Muraglia.
Negli ultimi 4 anni il consumo energetico cinese è cresciuto come l’economia intorno all’11% annuo. Per unità di pil, la Cina è seconda solo alla Russia come utilizzo di energia, più o meno al pari degli Usa, il che rivela quanto meno una scarsa efficienza.
Tuttavia il piano varato dal governo nel 2006 – accompagnato dallo slogan “Risparmiare energia, abbattere le emissioni” - si propone di tagliare questo consumo del 20% entro il 2010.
Banco di prova sono le Olimpiadi che, secondo le autorità, produrranno 1,18 milioni di tonnellate di Co2 a fronte di un risparmio energetico equivalente a 1,03-1,30 tonnellate. Le prime “Olimpiadi verdi” della storia. Ci riusciranno?
Per ottenere lo scopo di generare il 15% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020 (ora siamo solo al 7%), il governo cinese ha investito in questo settore 10 miliardi di dollari nel 2007, una cifra inferiore solo a quella dalla Germania.
Ci sono inoltre due fattori che, facendo leva sull’interesse, spingono la Cina (e l’India) sempre più sulla strada dell’ambiente.
Primo: il Clean Development Mechanism (CDM), il programma attraverso cui le economie emergenti possono vendere quote di emissioni alle economie più sviluppate, destinando i guadagni allo sviluppo di tecnologie alternative. Su questa strada, la Cina sta già facendo meglio dell’India: nel 2007 ha ricavato da questo meccanismo più soldi di tutti gli altri Paesi – 5,4 miliardi di dollari – cioè il 73% del totale.
Il secondo fattore è costituito dalla crescita delle industrie che producono energia alternativa: la cinese Suntech, fondata nel 2001, è per esempio il terzo produttore mondiale di cellule fotovoltaiche.
I problemi per imboccare decisamente questa strada sono fondamentalmente due, tra loro collegati: l’attuale enorme disponibilità di carbone a buon mercato per Cina e India e la possibilità si accedere a tecnologie verdi avanzate come alternativa a quella fonte energetica.
E’ presto per identificare nel “modello cinese” la salvezza futura, ma se è vero – con Arrighi e Adam Smith – che una “rivoluzione industriosa” asiatica basata sullo “sviluppo naturale della ricchezza“, è alternativa al modello nato con la rivoluzione industriale anglosassone, allora l’attuale fase energivora dell’economia del Dragone potrebbe essere solo una parentesi.
Dalle decisioni prese a Pechino (e dal rapporto di potenza con gli Usa) dipende il futuro del pianeta.
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