Made in Italy olimpico

Sintetizzo qui un articolo del Corriere sui successi delle aziende italiane in Cina.
Il problema del Paese che “non fa sistema” è controverso: si tende a dare la colpa alle istituzioni che non promuovono il made in Italy e non organizzano le filiere di distribuzione, ma c’è anche chi punta il dito contro il “capitalismo straccione” di casa nostra che guarda al Dragone esclusivamente come a un enorme bacino di forza lavoro a basso costo da sfruttare.
Intanto, come nella migliore tradizione nostrana, chi fa da sé fa per tre: aziende che nella discrezione più assoluta sono già riuscite a farsi un nome nel mercato più interessante (per dimensioni) del pianeta.La kermesse olimpica non è ancora iniziata, ma alcune eccellenze made in Italy hanno già conquistato la medaglia d’oro. Come? Ottenendo prestigiosi e redditizi appalti ai Giochi.
Ecco le storie virtuose della nostra imprenditoria all’estero.

La Margraf di Chiampo (Vi) ha fatto i pavimenti e i rivestimenti in marmo dell’ultramoderno aeroporto progettato da Norman Foster.

Il piano viario che regolerà il traffico nella capitale cinese è stato elaborato anche grazie a una consulenza dell’Atac di Roma, che ha fruttato ben 7,5 milioni di euro. Pare che alcuni funzionari del Dragone fossero dalle parti di San Pietro durante i funerali del precedente papa e si siano entusiasmati al cospetto dell’efficienza capitolina nella gestione dei flussi di mezzi e persone.

Le aiuole che fronteggiano strenuamente il grigiore di Pechino sono curate dai tosaerba della Ggp (Global garden products) di Castelfranco Veneto, che ha fatto polpette dei competitors americani. L’azienda si avvale di trattori a basse emissioni gassose e sonore implemantati con una tecnologia che la stessa Ggp ha sviluppato in Svezia.

Le macchinine che consentono gli spostamenti di persone e merci all’interno del villaggio olimpico sono prodotte dalla Faam di Monterubbiano (Ap). Si chiamano “Smile“, sono 35: 34 elettriche e una, avveniristica, a idrogeno.

Se entriamo nell’International Stadium, il meraviglioso “Nido” che fa già scuola tra gli architetti del mondo intero, assistiamo al trionfo del made in Italy: i 12mila metri quadrati della pavimentazione sono opera della Kerakoll di Sassuolo (Mo), che ha utilizzato 50mila chili di materiali ecologici. Alla conquista del prestigioso appalto ha senz’altro contribuito il biglietto da visita dell’azienda emiliana, già protagonista all’Allianz Arena di Monaco e al Santiago Bernabeu di Madrid.

La pista d’atletica è invece della Mondo di Gallo d’Alba, che ha realizzato anche il campo di pallamano e il parquet del basket per un contratto da 5 milioni di euro complessivi. Dietro c’è tanta tecnologia. L’ultima scoperta si chiama Mondotrack Ftx, un preparato che si adegua alla struttura muscolo-scheletrica degli atleti, ottimizzandone le prestazioni.

La marchigiana Technogym si è aggiudicata la fornitura delle sale fitness dei Giochi.
Restando nel villaggio olimpico troviamo la Elco (gruppo Merloni) che si occupa del riscaldamento delle acque con pannelli solari, mentre la Italeco farà il monitoraggio dell’aria. E a pulire i tracciati acquatici arrivano 150 imbarcazioni prodotte dalla sorrentina Globeco.

La piscina della pallanuoto è invece una creazione di Piscine Castiglione, azienda di Castiglione delle Stiviere (Mn). Ha battuto la concorrenza grazie al suo brevetto di piscine modulari prefabbricate di qualsiasi forma e dimensione. Del resto, l’azienda aveva già conquistato Shanghai, costruendo un impianto ben prima dei Giochi.

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3 Responses to “Made in Italy olimpico”

  1. cilex Says:

    la technogym è romagnola……. o meglio di gambettola e quindi cesenaye XDXD

  2. Chen Ying Says:

    Ringrazio della rettifica e confermo: la Technogym è di Gambettola, non c’è ombra di dubbio che sia romagnola :-)

  3. Chen Ying » Blog Archive » Poco business per tutti Says:

    [...] Made in Italy olimpico  [...]

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