Liu come Achille. O Ulisse?

Immensa tragedia o grandiosa bufala? Liu Xiang, il campione cinese dei 110 hs, si è ritirato per un infortunio al tendine d’Achille della gamba sinistra prima di correre la sua batteria di qualificazione. Lutto nazionale, ovviamente. Ma le reazioni in Rete sono più articolate di quanto si pensi.

Molti frequentatori di forum online, come quelli del “Renmin Bao” (Quotidiano del Popolo) e di Fanfou.com, sentono puzza di bruciato.
Certo, il tono generale è di lutto: “Niente può ferirmi come il ritiro di Liu Xiang ai Giochi 2008″, scrive il postatore che si firma 1-lin. In questo fa eco a Qianmo, che sottolinea la portata universale della tragedia: “I cuori di milioni di persone si sono svuotati con l’abbandono di Liu Xiang”.

Ma c’è chi parla di complotto. Intendiamoci: sui media occidentali si è scritto molto di un ritiro pilotato per incassare un premio assicurativo da 9 milioni di euro. Dall’entourage dell’atleta è però già partita la smentita: Liu Xiang non intende passare all’incasso.

I frequentatori dei forum mettono più l’accento sulla “perdita della faccia”, un vero e proprio incubo per ogni cinese. Il cubano Dayron Robles aveva già tolto a Liu il record del mondo e anche alle Olimpiadi sembra in forma smagliante. Quindi l’idolo del Dragone si sarebbe astutamente tolto di mezzo prima di fare una figuraccia. Ecco cosa afferma un anonimo navigatore: “[Così facendo] ha conservato la compassione della gente, la popolarità e, cosa più importante, il proprio valore commerciale. Sono costretto ad ammirare il team che gli sta dietro”.

Insomma, Liu sarebbe un furbacchione e, di conseguenza, un traditore della patria.
Hailan sentenzia: “Liu, non sei caduto in pista, ma hai tradito lo spirito olimpico”. E sul forum Qiang Guo (La nazione forte) c’è chi parla addirittura di “diserzione”.
In realtà si assiste a un fenomeno molto cinese. Già sottoposti ad allenamenti massacranti, gli atleti spesso preferiscono non gareggiare davanti al pubblico di casa, perché le pressioni psicologiche sono insopportabili e il passaggio da idolo a “traditore” è repentino.

In passato, i parenti di ex star rivelatesi perdenti sono stati insultati o malmenati per strada; e si racconta di intere squadre nazionali partite per manifestazioni internazionali in business class e  rientrate in economica a titolo punitivo (per questi e altri aneddoti si legga “China Candid“, di Sang Ye).
Ci sono i colori della nuova Cina da difendere e, se non sei all’altezza, devi come minimo chiedere scusa, come ha già fatto la campionessa di tuffi Guo Jingjing.

Infine, nota curiosa, comincia a circolare la leggenda della “maledizione Adidas”. Liu Xiang è testimonial della casa d’abbigliamento sportivo e con altri atleti – ugualmente disgraziati a queste Olimpiadi – protagonista di un suo spot televisivo martellante. Ed ecco cosa dice un anonimo postatore su Fanfou: “La squadra cinese di pallavolo femminile, il calciatore Zhengzhi, e adesso Liu Xiang, tutti sembrano esserne vittime [della pubblicità Adidas]“.
Infiltrati del marketing Nike o tifosi-navigatori sinceri? Quale sia la risposta, la multinazionale tedesca rischia di perdere il treno dell’enorme mercato cinese. Sulla sfiga di Liu non è lecito scherzare.

Questo articolo compare anche su Peacereporter

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One Response to “Liu come Achille. O Ulisse?”

  1. Chen Ying » Blog Archive » La crisi del maschio Says:

    [...] solo accademici? Nient’affatto. L’ex sesso forte registra performance calanti anche in velocità, resistenza, forza e capacità polmonare (e – orrore! – “i ragazzi cinesi tra i 7 [...]

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