Poco business per tutti

Basterebbe chiedere ai taxisti pechinesi, voce simbolo del cinese medio. No, a loro i Giochi non hanno portato soldi a palate, anzi. Da 60mila sono diventati 80mila, adesso c’è più concorrenza. E sulle speciali corsie create ad hoc per le Olimpiadi non ci potevano neppure andare: quelle erano riservate alle macchine con accredito, a loro toccavano i soliti ingorghi.

Pechino 2008 è stato un successo per l’immagine della nuova potenza cinese: record di medaglie e organizzazione perfetta, con tanto di cerimonie di apertura e chiusura a sancire anche simbolicamente la nuova grandeur. Più prosaicamente, adesso qualcuno si mette a far di conto.

I turisti stranieri sono stati meno del previsto. I calcoli iniziali basati su 1 milione e mezzo di presenze sono stati riveduti al ribasso. Da oltre confine sono infatti arrivati solo in 500mila, e se gli hotel di gran lusso – in buona parte occupati da delegazioni e burocrazie varie – hanno fatto il pieno, quelli di livello inferiore hanno dichiarato meno presenze del 2007.

In dettaglio, un quinto delle stanze nei 120 hotel accreditati per le Olimpiadi sono rimaste vuote. A giugno i turisti erano il 20% in meno rispetto a un anno prima e luglio ha registrato un desolante -30%. I numeri di agosto sono ancora provvisori ma è del tutto evidente che il boom non c’è stato.
Ma perché? Molti businessman e commercianti cinesi puntano l’indice contro l’eccessiva rigidità delle autorità cinesi nella concessione dei visti durante il periodo dei Giochi.
Un’impiegata di Air China, nel vendere un biglietto aereo allo scrivente, ha alzato gli occhi al cielo dicendo: “Per il visto, aspetta che le Olimpiadi finiscano”.

Altre misure delle autorità hanno penalizzato il business, anche quello sommerso. Un giro di vite sulla prostituzione ha per esempio reso meno interessante per molti turisti la frequentazione della Pechino by night. Risultato: anche se i tavolini dei “soliti” bar non sono quasi mai rimasti vuoti, il previsto boom non c’è stato. E i locali più perifierici, quelli aperti proprio in occasione dei Giochi, hanno fatto flop.

A peggiorare le cose ci si sono messi poi i limiti alla circolazione automobilistica, voluti per migliorare – per quanto possibile – le condizioni dell’aria. E i cinesi, gente pratica, hanno preferito starsene a casa davanti alla tv piuttosto che convergere verso i quartieri dello svago utilizzando i mezzi pubblici.

Misure simili hanno penalizzato l’industria. Per ridurre l’inquinamento, fabbriche e cantieri sono stati chiusi a Pechino e nei dintorni durante i Giochi, ad altre attività è stato richiesto di ridurre la produzione. Alcune testimonianze parlano di lavoratori lasciati a casa con il minimo salariale, ma è probabile che molti manovali siano stati lasciati a casa e basta.

L’anno scorso l’economia pechinese è cresciuta del 12,3%. Nei primi sei mesi del 2008 “solo” dell’11 e questo dovrebbe essere il tasso anche per il resto dell’anno, in linea con il leggero rallentamento di tutta l’economia cinese.
I Giochi non sono stati un bagno di sangue, ma neanche l’Eldorado che molti si aspettavano.

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