Donne cinesi

Un tempo c’era Jiang Qing. Ora, che la nuova Cina sia meglio rappresentata dai manager che dagli eroi proletari e contadini ce lo dice non solo il fatto che l’ultimo tedoforo della cerimonia olimpica fosse il businessman Li Ning, ma anche la classifica delle cento donne più potenti del mondo, stilata come ogni anno da Forbes.
I criteri utilizzati da Forbes sono sia politici sia economici: non si tratta di essere ricche, bensì di controllare denaro ed essere influenti. Il potere viene calcolato come somma di “profilo pubblico” – a sua volta dipendente da esposizione mediatica e peso finanziario – e ruolo economico, che comprende incarico professionale, successi lavorativi e quantità di denaro controllata.
In teoria potrebbero entrare in classifica sia figure politiche, sia opinion makers o businesswomen.
La donna più potente del mondo è considerata per esempio il cancelliere tedesco Angela Merkel.
Dopo la Merkel si piazza Sheila C.Bair, capo della Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), un’agenzia governativa Usa che garantisce le maggiori banche dal fallimento. Di fronte alla crisi dei mutui subprime, il suo ruolo ha assunto sempre più visibilità.
Seguono Indra K. Nooyi, Angela Braly, Cynthia Carroll e Irene B. Rosenfeld – tutte manager di successo sulla scena Usa e multinazionale – per arrivare quindi al segretario di Stato Usa Condoleezza Rice (settima), di cui si sottolineano sia l’innegabile attivismo in giro per il mondo, sia i numerosi fallimenti.
La prima “superdonna” al di fuori del perimetro americano è anche la prima cinese, almeno consideando la “grande Cina”. Si tratta di Ho Ching (ottava), moglie del Primo ministro di Singapore ma soprattutto amministratore delegato di Temasek Holdings di cui, con investimenti calibrati sul mercato asiatico, ha aumentato il portfolio fino a 100 miliardi di dollari.
Le altre quattro vengono dalla Cina continentale:
Zhang Xin (68esima), pechinese cresciuta in uno sweatshop di Hong Kong, è Ceo e cofondatrice di SohoChina, azienda leader nello sviluppo immobiliare del centro di Pechino.
Yang Mian Mian (70esima) è presidente di Haier, il quarto produttore mondiale di elettrodomestici e prodotti tecnologici per la casa.
Eva Cheng (88esima) è amministrare delegato di Amway, leader globale nel multilevel marketing (quel sistema di vendita basato sulle relazioni interpersonali), un’azienda che controlla marchi prestigiosi come Nutrilite.
Jing Ulrich (95esima) è presidente di JPMorgan China. Aiuta gli investitori occidentali a penetrare il mercato del Dragone e, viceversa, imprenditori e autorità cinesi nell’espansione sulle piazze straniere. I preziosi rapporti “Hands on China” sono farina del suo sacco.
Nelle posizioni in classifica delle figlie del Celeste Impero ricorre il numero 8: non a caso, il numero fortunato dei cinesi.
Cina Mondo Globalizzazione
settembre 17th, 2008 at 9:30 am
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[...] psicologia infantile. La loro tesi è semplice: i ragazzi cinesi sono oggi inferiori alle coetanee femmine in molti campi e come gruppo vivono una crisi educativa, fisica, psicologica e [...]