Confucio e il mattone

Confucio si prende la sua brava rivincita su Mao, ma l’ondata di neoconfucianesimo e più in generale di riscoperta del passato per plasmare la nuova identità cinese rischia di diventare un ulteriore fattore di surriscaldamento dell’economia.
Andiamo con ordine: è appena uscito per Princeton University Press, China’s New Confucianism:
Politics and Everyday Life in a Changing Society, di Daniel A. Bell, che insegna alla Tsinghua di Pechino.
Bell si iscrive alla scuola di quelli secondo cui il pensiero confuciano ha ormai sostituito il marxismo perfino all’interno del Pcc, prova ne sia che i quadri del Partito vengono promossi anche in base al loro “amore filiale” – categoria fondamentale di maestro Kong – verso i genitori.
Quanto alla vita di tutti i giorni, che dire del fatto che in Cina il sesso a pagamento è quasi sempre preceduto dal karaoke? Semplice, proprio Xunzi – discepolo di Confucio – sosteneva che “quando la musica è usata per guidare e regolare i desideri, c’è godimento ma non c’è disordine“.
Bell procede così, con esempi che dipingono la Cina di oggi come pervasa da una filosofia altamente coercitiva ma non necessariamente reazionaria (alla fine del XIX secolo alcuni funzionari confuciani, come Kang Youwei, cercarono di proporre un Confucio “riformatore” al fine di modernizzare la Cina).
In effetti l’ossessione del passato sta conquistando la Cina. Una lettura economica del fenomeno ci porta all’articolo su Asia Times di Sun Wukong, secondo cui i tentativi del potere centrale di raffreddare l’economia limitando gli investimenti in capitale fisso, verrebbero aggirati dai funzionari locali che li giustificano come “investimenti nel rinascimento culturale“, un argomento di particolare successo anche al cospetto del “neoconfuciano” presidente Hu Jintao.
I potentati locali si contendono infatti il tale o tal altro “santo” o fatto storico e ogni città cinese vuole la sua reliquia, il suo monumento e, come da copione, se lo costruisce ex novo se delle vestigia del passato proprio non c’è traccia: la verità storica viene piegata all’esigenza di sviluppo.
Alcuni esempi?
L’amministrazione dello Shandong, patria di maestro Kong, ha in programma la costruzione di una vera e propria “città di Confucio” nel nord della provincia, un progetto da almeno 30 miliardi di yuan (circa 3 miliardi di euro).
Sempre nello Shandong c’è Linyi, città natale di Wang Xizhi (303-361), noto come il più grande calligrafo cinese. Pochi anni fa la sua casa è stata ricostruita con un investimento di 100 milioni di yuan ed è stato recentemente approvato il progetto per la costruzione della “Città della calligrafia cinese” su un’area di 200mila mq, di cui non sono noti i costi.
Quanto alla leggendaria “Città dei fantasmi” – quella dove risiederebbe il mitico “re degli inferi” Yanluo che, più o meno come San Pietro, decide la sorte post mortem delle anime – un piano della municipalità di Chongqing prevede la sua ricostruzione: 650 milioni di yuan.
C’è poi il megaprogetto del “Parco di Laozi” sulla collina Wutong di Shenzhen (900 milioni di yuan), un’idea che secondo alcuni nasconderebbe un’enorme speculazione edilizia.
Tuttavia, per una agenzia turistica locale, la collina è “uno dei 36 maggiori siti sacri taoisti” e fa niente se Laozi, a Shenzhen (città di fatto “nata” con l’apertura delle Zone di Sviluppo Speciale ai tempi di Deng Xiaoping), non ci ha mai messo probabilmente piede.
Vedi anche:
Cina Mondo Globalizzazione
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