L’Oriente è rosso

天山神秘大峡谷 – Tian Shan Mysterious Grand Canyon: lo slideshow | le foto

Rocce cristalline del Paleozoico a cui si aggiungono sedimenti più recenti, dovuti all’erosione dei fiumi; granito, lava, sabbia, e ancora fango, limo e depositi salini.
L’enorme ricchezza geologica della catena montuosa del Tian Shan e del bacino del Tarim – costantemente rimescolata da terremoti più o meno disastrosi – caratterizza il paesaggio dello Xinjiang, un caleidoscopio di colori. Allo strato  più alto dei ghiacciai segue il profilo scuro delle montagne, poi altri monti – non semplici dune – di sabbia e soprattutto quella tavolozza rosso vivo, porpora, grigioverde, delle rocce fangose con inserti di gesso e ferro: il vero colpo d’occhio di tutta la regione.

Così anche lo Xinjiang ha il suo bravo Grand Canyon, per la precisione il “Il misterioso Grand Canyon del Tian Shan (天山神秘大峡谷)”, come è stato ribattezzato con colorita e pragmatica (turisticamente parlando) fantasia.

Turismo, appunto. Per arrivarci, oggi, bisogna farsi tre ore e mezza di macchina, su strade sterrate, da Kuqa, ma un’autostrada è già in costruzione e i camion che trasportano materiale da costruzione vanno e vengono, sollevando quintali di polvere che finisce direttamente nei polmoni.
Il nuovissimo resort all’imbocco della gola è ancora in costruzione, ma le aiuole addobbate con funghi di marmo e pavoni di pietra sono lì a dirci molto sul senso estetico che va per la maggiore e, soprattutto, la biglietteria funziona già: un annoiato e trasandato giovanotto salta fuori da non so dove per far pagare il biglietto al sottoscritto e a Sha Jiu, l’operatore di borsa di Guangzhou con cui ho condiviso questa escursione. Il mio compagno di viaggio azzarda che probabilmente siamo i primi in assoluto a mettere mano al portafoglio.
Non è così, ma per ora il luogo è frequentato solo da cinesi (han), perché la “bibbia” Lonely Planet non ne parla ancora.

I turisti cinesi sono di due tipi: ci sono gli ipertecnologici farciti di device elettronici e ricoperti di abbigliamento tecnico – tipo i giapponesi di vent’anni fa – e i “passeggianti“, che percorrono i 3 km umidi, fangosi e dissestati del canyon con scarpette e calzini da impiegato, come se si trattasse di fare due passi per digerire. Così succede che un ubriaco in vena di amore cosmico mi abbraccia e mi bacia calorosamente sulle guance, biascicando “pengyou, pengyou!” (amico). Mi piacciono gli han brilli, hanno quasi sempre la ciucca allegra.

I colori sono stupendi e si può anche giocare con l’eco. I cartelli che compaiono nei punti suggestivi ribattezzandoli con nomi più o meno evocativi, ci dicono però che bisogna affrettarsi a visitare questo posto: tra pochissimo sarà una chiassosa Disneyland tra le rocce.

天山神秘大峡谷 – Tian Shan Mysterious Grand Canyon: lo slideshow | le foto

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5 Responses to “L’Oriente è rosso”

  1. Chen Ying » Blog Archive » Kashgar 喀什 Says:

    [...] L’Oriente è rosso [...]

  2. Chen Ying » Blog Archive » Urumqi 乌鲁木齐 Says:

    [...] L’Oriente è rosso [...]

  3. Chen Ying » Blog Archive » Xinjiang, il radio reportage, la mostra reale e quella virtuale Says:

    [...] per mettersi alla prova su diversi media, facendoli interagire. Vi assicuro che entrare nel “Misterioso Canyon del Tian Shan“, ricreato magicamente da Serena Zonca (a.k.a Juliet Chambers) sull’isola di Decoder, [...]

  4. Chen Ying » Blog Archive » Ancora su Urumqi Says:

    [...] L’Oriente è rosso  [...]

  5. Chen Ying » Blog Archive » Melting pot, privilegi e incomprensioni Says:

    [...] L’Oriente è rosso  [...]

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