Crisi, arriva il piano del Dragone

Arriva il piano cinese e le borse respirano, segno della sempre maggiore importanza del Dragone nell’economia internazionale.
Il pacchetto varato a Pechino comprende sia misure di spesa sia di sostegno dei salari e dei consumi.
Circa 4mila miliardi di yuan (460 miliardi di euro, 586 miliardi di dollari) saranno investiti da qui al 2010 per infrastrutture - soprattutti strade, ferrovie, aeroporti e rete energetica – sostegno dei redditi rurali - attraverso riforme nelle campagne – e progetti di welfare, come edilizia pubblica e protezione ambientale.
Sono finanziamenti che andranno in parte a supportare l’economia del Sichuan, colpito dal disastroso terremoto del maggio scorso.
Il piano conferma che la priorità di Pechino non è più il controllo dell’inflazione, bensì il rilancio della crescita, che soffre del calo dell’export a causa della crisi finanziaria globale.
In un Paese che ogni anno immette sul mercato circa 24 milioni di nuovi lavoratori e trasferisce dai 12 ai 14 milioni di contadini al settore manufatturiero, un ipotetico rallentamento della crescita dal 12% al 5-6% significherebbe poco meno di una recessione.
La stessa legittimità del Partito comunista al potere si basa sulla continuità del boom economico e sull’allargamento dei suoi benefit.
Per questo motivo, l’iniezione di liquidità da parte di Pechino è impressionante rispetto a quanto fatto in altri Paesi: gli Stati Uniti hanno finora supportato il mercato con 100 miliardi di dollari, frutto soprattutto di agevolazioni fiscali, e la Germania ha appena annunciato un piano da 65 miliardi di dollari.
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Cina Mondo Globalizzazione
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