Petrolio ai minimi, guai in vista

Ritorno sul prezzo del petrolio dopo l’articolo sui pirati, perché gli ultimi ribassi non mi convincono e ritengo che sul lungo periodo il greggio schizzerà a vette inaudite, altro che diminuire. A meno che ovviamente il mondo non prenda una piega diversa, rivolgendosi ad altre fonti energetiche. Ma è una corsa contro il tempo.
A giugno costava 145 dollari al barile, oggi quasi cento in meno. E alcuni analisti ritengono possa abbassarsi fino a 30 dollari.
Ultimamente, il prezzo del greggio riempie di letizia chi fa il pieno al distributore o deve riscaldare il condominio. Secondo un’analisi del New York Times, non ci sarebbe invece nulla da ridere. L’andamento del petrolio è tachicardico e questo brusco calo preluderebbe alla prossima impennata, assai più traumatizzante di quella dell’estate scorsa.
Niente a che fare con un momentaneo rialzo dovuto magari al dirottamento di una petroliera.
La parolina magica degli ultimi giorni, “deflazione“, non lascia dubbi: nella fase attuale, non stiamo assistendo a una momentanea azione dei Paesi produttori sui rubinetti del greggio, ma a un vero e proprio crollo della domanda dovuto alla crisi globale, in cui gli stessi membri Opec e dintorni non sanno che pesci pigliare. Morale: tagliano gli investimenti, cioè il presupposto unico e irrinunciabile di future forniture cospicue e prezzi stabili.
Il punto è che il petrolio è una risorsa sempre più scarsa, i produttori devono costantemente investire nella ricerca di nuovi giacimenti e in tecnologie estrattive. Se manca la liquidità a causa dei mancati introiti e di una crisi del credito – come succede ora – tirano i remi in barca.
Perché un campo petrolifero inizi a produrre ci vogliono circa dieci anni e gli analisti di Morgan Stanley hanno appurato che, a causa del calo della domanda, al 5 novembre 19 nuovi progetti industriali erano stati rimandati; al 18 novembre erano diventati 44.
Insomma, i tempi del petrolio sono lunghi, quasi come le ere geologiche che ci impiega a formarsi. Probabilmente sono assai più lunghi della crisi del credito, seppur strutturale.
Va inoltre detto per inciso che restano irrisolti i problemi politici e locali che hanno in parte determinato il mai troppo remoto boom dei prezzi.
La Nigeria non è ancora riuscita a sedare l’endemica rivolta nella sua regione petrolifera che gli è già costata il taglio di un terzo della produzione.
In Messico, le tensioni tra governo e opposizione hanno scoraggiato gli investimenti stranieri indispensabili per rilanciare il settore, anche a fronte dell’esaurimento a vista d’occhio del principale giacimento.
E per ragioni diverse, la produzione è calata anche in Russia, Norvegia e Iran.
Poniamo che domani – o più probabilmente dopodomani – l’economia mondiale ricominci a tirare. Chi e cosa sosterrà la nuova fame di energia? A quali cifre schizzeranno le residue riserve di petrolio? Tutto il mondo guarda preoccupato alla crisi finanziaria globale. Ma c’è chi ha la vista più lunga e pensa alle sue conseguenze ultime.
Vedi anche:
- Petrolio, prezzi piratati
- Il nuovo ordine energetico
- Una bolla di petrolio
- Il nuovo oro nero
- La Cina e il petrolio
- Sensibilità ambientale: cinesi su, italiani giù
- Geopolitica del petrolio
- Quanto ci costerà il petrolio? (Parentesi italiana)
Cina Mondo Globalizzazione
novembre 23rd, 2008 at 1:17 am
Gabriele,ti chiedi cosa sosterrà la domanda di energia nel futuro.
Forse sarebbe meglio posta come “Chi fermerà il potere di certe lobby di non attuare vere ricerche energetiche alternative al fine di non perdere profitti?”.
Non è vetero ambientalismo comunista ma la pura realtà.
Al mondo ci sono il sole,il vento,le onde e le correnti marine,l’idrogeno,e tante altre ossibili forme di energia inesauribili.
Davvero dubitiamo del fatto che non si vogiano fare le ricerche?
Quando al G20 sarebbe bastata una minima tassa sulle transazioni monetarie-finanziarie per finanziare progetti di ricerca in questo senso e far fare all’umanità un grande salto avanti in pochi anni su questi fronti.
L’hai visto questo filmato (prototipo per energia dalle correnti marine,pochi soldi)?
http://www.multimedia.ilsole24ore.com/media/7e0b2220-a4e2-11dd-95cf-1b4bf1cc6411/7e0b2220-a4e2-11dd-95cf-1b4bf1cc6411.shtml
Guarda questi cosa fanno con investimenti irrisori (energia dalle onde del mare);
http://www.ecowiki.it/energia-dalle-onde-del-mare-in-portogallo.html
ciao
novembre 24th, 2008 at 10:18 am
Ma guarda che io sono perfettamente d’accordo con te e guardo con estrema preoccupazione anche la nouvelle vague nuclearista che impazza nel nostro Paese. Detto questo, la tassa sulle “transazioni moetarie-finanziarie”, come le chiami tu, in epoca di credit-crunch è proprio l’ultima cosa che ci si possa aspettare.
novembre 25th, 2008 at 5:12 pm
[...] economia e di investire maggiormente sul capitale umano. Troppo rischioso fare affidamento solo sui volatili prezzi del petrolio e delle materie [...]
gennaio 16th, 2009 at 6:38 pm
[...] Petrolio ai minimi, guai in vista [...]
dicembre 11th, 2009 at 4:57 pm
[...] Petrolio ai minimi, guai in vista [...]