Parla Wen

Forse arriva un nuovo piano anticrisi cinese. E’ questa la notizia più importante emersa da una rara intervista che Wen Jiabao ha concesso a Lionel Barber del Financial Times, delineando le posizioni di Pechino su una serie di temi interni e internazionali. Oltre all’articolo principale, segnalo il commento dello stesso Barber, sia in formato video (qui sotto) sia scritto.
Per quanto riguarda le questioni economiche, Wen ha negato che il risparmio cinese, con l’enorme accumulo di riserve, abbia contribuito allo squilibrio globale. Il premier ha definito “ridicola” questa ipotesi, rispedendo al mittente anche le affermazioni del segretario al Tesoro Usa, Tim Geithner, secondo cui la Cina starebbe “manipolando” il valore del renminbi per mantenerlo artificialmente basso.
Ha confermato invece che Pechino intende preservare la stabilità della propria moneta, in quanto un’eventuale eccessiva fluttuazione dello yuan “sarebbe un disastro“.
La notizia succosa, come si diceva, è che il governo cinese potrebbe prendere ulteriori misure di stimolo per potenziare la domanda interna, oltre il pacchetto già varato ed equivalente a 4mila miliardi di yuan (458 miliardi di euro) .
Tra le misure in programma, secondo Wen, una “giusta ed esaustiva rete di protezione sociale“, che comprenderebbe un programma di assistenza sanitaria per 850 miliardi di yuan e un piano di ammodernamento tecnologico – non meglio specificato – per 600 miliardi.
E’ inoltre prevista una ricapitalizzazione della Agricultural Bank of China da 30 miliardi di dollari, per dare stimolo all’economia rurale.
Wen ha deluso le aspettative di chi auspica che parte delle riserve cinesi siano destinate a ricapitalizzare il Fondo Monetario Internazionale. Secondo il premier, qualsiasi riforma del FMI non deve partire da iniezioni di capitale ma da una riorganizzazione dei diritti di voto che dia ai Paesi in via di sviluppo un maggiore ruolo.
Allo stesso tempo non si è impegnato esplicitamente sul controllo delle emissioni di Co2. Ha ribadito che la Cina continuerà a fare passi avanti per “autoregolarsi” e migliorare la propria efficienza energetica, ma che sarebbe difficile per un Paese in via di sviluppo “imporsi delle quote specifiche per ridurre le emissioni”.
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