Cinafrica

La Cina alla scoperta del Continente Nero o meglio alla conquista. Angelo Ferrari, nel suo Africa gialla si chiede se sia un bene o un male e narra, in presa diretta, alcune delle ricadute di questa penetrazione economica.

Bene o male innanzitutto per chi? la Cina senz’altro ne beneficia per due motivi: forniture di materie prime per la sua vorace economia e, in senso contrario, collocazione delle proprie merci su un nuovo mercato.

Il viaggio di Ferrari ci porta così nelle miniere di cobalto e rame del Congo, dove per pochi soldi minatori bambini grattano via con le mani, letteralmente, i metalli dal fondo delle gallerie. Il cobalto è alla base delle batterie dei telefoni cellulari, dell’inchiostro e dei motori dei jet; il rame permette le comunicazioni via cavo di tutto il mondo.
Qui la Cina partecipa a compagnie locali che sfruttano intensivamente i giacimenti e la manodopera.

Cosa ne viene in tasca agli africani? Lavoro sottopagato ma anche infrastrutture sul territorio. Il punto è: il gioco vale la candela?

Eccoci dunque in Angola, partner privilegiato nell’interscambio Cina-Africa. A Luanda, la capitale, fioriscono i grattacieli, ma l’impressione è che la popolazione sia esclusa dalla nuova ricchezza. I cinesi arrivano, comprano concessioni, impiegano galeotti della madrepatria come forza lavoro e inondano il mercato locale di merci low-cost che tagliano le gambe alle produzioni autoctone e al piccolo commercio.

I pareri dei diretti interessati, la gente d’Africa, sono discordanti. Per alcuni la Cina è un danno: non offre nulla in cambio e di fatto sostiene i governi a prescindere dal loro livello di democrazia, nel nome della non intromissione negli affari interni dei Paesi-partner. I casi lampanti sono lo Zimbabwe di Mugabe e il Sudan del conflitto in Darfur.

Per altri invece, l’arrivo in forze della Cina è un bene: un’alternativa al colonialismo de facto europeo e poi americano, teoricamente ispirato da motivi umanitari ma concretamente diseguale, in virtù dei funesti Accordi di partenariato economico (APE). La Cina è semplicemente “meno ipocrita“. In questa competizione tra giganti economici, come ai tempi della Guerra Fredda, l’Africa può ritagliarsi uno spazio di contrattazione e sviluppo autonomo.

Le due correnti di pensiero, in fondo, si distinguono solo per una parola: la Cina non porta benefici oppure, forse, non ne porta “ancora“.

La visione cinese

Un dibattito su Al Jazeera

Share

3 Responses to “Cinafrica”

  1. Chen Ying » Blog Archive » Ancora su Cina e Africa Says:

    [...] Rainews 24, il 26 marzo è andato in onda questo servizio su Cina e Africa. E’ abbastanza didascalico, utile per fare il punto sui i vari aspetti del problema. [...]

  2. Kataweb.it - Blog - TUSITALA » Blog Archive » Could America go broke ? And China Buy it ? Says:

    [...] fusioni e acquisizioni all’interno, petrolio russo, miniere australiane, materie prime da tutti i Paesi dell’Africa. Questa sembra essere la strategia, non nuova ma riproposta su ampia scala dalla crisi [...]

  3. Chen Ying » Blog Archive » Il Dragone energivoro: Cina e materie prime Says:

    [...] ne è il naturale corollario. Fanno per esempio affari con il Dragone, in ordine alfabetico, Angola, Arabia Saudita, Australia, Brasile, Iran, Kazakistan, Sudan e [...]

Leave a Reply