Dr. Wanted e Mister Social

Abbiamo gia parlato di Lai Changxing, il più potente tycoon di Xiamen, caduto in disgrazia dopo essere stato uno dei protagonisti del primo boom economico cinese, negli anni Novanta.
Oggi vive da esiliato in Canada, a Vancouver, è fonte di imbarazzo diplomatico tra la Cina e il Paese che lo ospita e rischia di continuo di essere rispedito in patria, tra le grinfie del sistema giudiziario cinese.

Sostanzialmente Lai era un contrabbandiere e un corruttore in grande stile: introduceva illegalmente in Cina automobili, benzina e ogni genere appetibile, arrivando a coprire circa il 10% delle importazioni cinesi negli anni di maggiore splendore. Così facendo, manteneva bassi i prezzi e si conquistava l’adorazione dei beneficiari di cotale ben di dio (per esempio i taxisti di Xiamen).

Per funzionare, il sistema si poggiava su consistenti mazzette: “Non ho paura dei funzionari del governo, ho paura di quelli che non hanno bisogni“, era il celebre motto di Lai.

Nelle indagini su di lui furono coinvolti circa 700 quadri dirigenti, molti dei quali processati e condannati. Fuggì dalla Cina nel 1999 grazie a una soffiata, poco prima di essere arrestato.
Qualche anno fa, Time l’ha intervistato e ne ha descritto l’attuale vita, piuttosto dimessa, in un lungo articolo.

Ebbene, secondo Globalvoices, Lai potrebbe essersi manifestato online, sul social network “That’sMetro” e con il nickname di Xing il Grasso (阿肥星 – “Grassone” era il soprannome con cui era conosciuto anche ai bei tempi di Xiamen).
Ha una sua pagina e scrive post estremamente interessanti: il primo risale al 27 febbraio 2009 e rivela una logica sorprendente, per nulla banale.

Il contrabbando, uno dei reati per cui Lai è ricercato, è per esempio da lui descritto come “il modo per portare le cose buone del mondo in Cina”, una sorta di “scappatoia” necessaria, una forma di “redistribuzione della ricchezza“.
L’ex tychoon si racconta come un benefattore perseguitato e addita invece i responsabili di scandali come il latte alla melamina: loro sì che “privano la gente della vita”.

Ma ancora più interessanti sono i commenti degli altri frequentatori del social network, che solidarizzano indistintamente con lui: “Spero tu stia bene all’estero, non più minacciato da alcuna persecuzione“, e così via.

Si tratta del vero Lai o di un fake? Non è dato saperlo, i dubbi sull’autenticità sono robusti.
Nel frattempo, si registra comunque lo scivolamento della morale corrente nella Rete cinese.

Intendiamoci: Lai è sempre stato visto come una specie di Robin Hood da parecchia gente di Xiamen e dintorni (e non solo lì).
Il punto è che ora c’è chi si permette di solidarizzare esplicitamente con lui, nonostante sia ufficialmente considerato un criminale della peggiore specie.
Imprenditore nato nel momento sbagliato, bandito populista, modello da imitare: ecco come la ricchezza - o la promessa di raggiungerla – determina lo spostamento del senso comune.

Vedi anche: Lingua, cibo e capitalismo selvaggio

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One Response to “Dr. Wanted e Mister Social”

  1. Chen Ying » Blog Archive » Il Dragone veste Prada Says:

    [...] Dr. Wanted e Mister Social [...]

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