Soldi in fumo

Wen Jiabao lancia messaggi a Obama, augurandosi che l’iniezione di liquidità sul mercato finanziario voluta dal governo Usa non danneggi gli investimenti cinesi.

Le preoccupazioni sono lecite. Un aumento della massa di dollari in circolazione potrebbe infatti determinare una svalutazione della valuta statunitense. Tale deprezzamento andrebbe a ridurre drasticamente il valore delle riserve cinesi, che ammontano a poco meno di 2mila miliardi proprio in dollari.

Per alcuni osservatori, la presa di posizione di Wen rientra nelle schermaglie finalizzate ad assumere maggior potere all’interno delle istituzioni finanziarie internazionali. La Cina imputa agli Usa le responsabilità della crisi globale e, così facendo, chiede di fatto che Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale siano riformati assegnando più voce in capitolo alle economie emergenti.
Al contempo, c’è chi ritiene che la Cina alzi la voce per diventare l’interlocutore privilegiato degli Stati Uniti, in una sorta di G2 ratificato dai fatti.

Altri rimarcano invece che i timori cinesi suonano come una garanzia nei confronti degli Stati Uniti: noi, che abbiamo la più grande riserva in dollari del pianeta, non intendiamo speculare sulla vostra valuta, perché è anche nel nostro interesse che mantenga valore.
Infine, c’è invece chi vede nelle esternazioni del premier cinese un messaggio esplicito: la nostra priorità è la Cina, non siamo interessati a sacrificarci per salvare il mondo.

Ma Wen Jiabao non si riferisce solo al valore delle riserve e ai titoli del governo americano, bensì anche alle azioni di compagnie Usa ora in mani cinesi.
Per non dipendere troppo dai bond, la Cina ha scelto infatti di diversificare i propri investimenti a partire dal 2007, attraverso la State Administration of Foreign Exchange (Safe), l’agenzia controllata dalla People’s Bank of China che gestisce la riserva. Tale strategia non si è interrotta neanche di fronte al collasso di Freddie Mac e Fannie Mae nel luglio del 2008.

Quanti sono i soldi investiti dalla Cina nel mercato finanziario straniero? Come sono stati investiti? Sono al sicuro?

I dati sugli investimenti sono noti solo alla leadership di Pechino, tuttavia secondo un articolo del Financial Times, ripreso da China Economics Blog, Safe avrebbe investito in azioni ben più rischiose dei buoni del tesoro americani circa il 15% del proprio patrimonio di 1.800 miliardi di dollari.
Facendo una stima prudente e calcolando in 160 miliardi di dollari gli investimenti della Safe in asset stranieri (di cui circa 100 sul mercato Usa), si ritiene che le perdite dovrebbero ammontare ad almeno 80 miliardi di dollari.

Safe acquista pacchetti azionari stranieri attraverso una sua controllata di Hong Kong, investe anche in fondi speculativi (hedge funds) ad alto rischio e dipende, nelle sue strategie, dall’approvazione finale del governo cinese.
Si ritiene che l’inizio del graduale spostamento verso il mercato azionario risalga al settembre 2007, quando fu creata la China Investment Corporation, il fondo sovrano ufficiale del Dragone.
E’ un trasferimento di risorse comunque limitato: il grosso degli investimenti cinesi rimane nei titoli del tesoro Usa.
Ora probabilmente i capitali torneranno proprio lì, ai più solidi bond griffati Casa Bianca. Sempre che Obama sappia rassicurare Wen.

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6 Responses to “Soldi in fumo”

  1. Chen Ying » Blog Archive » La fine del dollaro? Says:

    [...] dalle scelte politiche, economiche e finanziarie altrui. Già pochi gorni fa il premier Wen Jiabao aveva esortato gli Usa a proteggere gli investimenti del Dragone, manifestando esplicita [...]

  2. Chen Ying » Blog Archive » Germogli già appassiti? Says:

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  3. Chen Ying » Blog Archive » La crisi ci indebita Says:

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  4. Chen Ying » Blog Archive » Promossi nella tempesta Says:

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  5. Chen Ying » Blog Archive » Crisi, la superbolla era in Europa Says:

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  6. Chen Ying » Blog Archive » Tecniche monetarie e salari industriali Says:

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