Un litro di bistecca

“Nel 1985, i cinesi mangiavano in media 20kg di carne; quest’anno ne mangeranno circa 50. Questa differenza si traduce in 390km3 (1km3 e quivale a mille miliardi di litri) di acqua. Quasi il totale di quella utilizzata in Europa”.

Lo dice l’Economist e fa venire in mente un vecchio adagio: “Se tutti i cinesi usassero la carta igienica, non ci sarebbero più foreste”. Dimenticando che secondo Science and Civilization in China di Joseph Needham, furono proprio i sudditi del Celeste Impero a inventarla, la carta igienica (prime testimonianze, 589 DC).

Ora il problema è l’acqua. Non basta più per tutti. E secondo l’ultimo World Water Development Report dell’Onu, ripreso dal magazine britannico, sono anche le mutate abitudini alimentari nelle economie emergenti a creare l’emergenza idrica planetaria.

Gli agricoltori-allevatori utilizzano circa i tre quarti dell’acqua consumata al mondo, l’industria meno di un quinto, mentre per l’uso domestico ne va via circa un decimo.
In realtà, la specie umana “si bevemeno del 10% dell’acqua disponibile sul pianeta. Il problema però è che ragionevolmente non possiamo utilizzarne molta di più, dato che anche gli altri esseri viventi e l’equilibrio generale dell’ecosistema ne hanno bisogno.
Si tratta quindi di ottimizzarne l’uso. Come?

Attualmente ci sono 2 trend globali che aumentano la pressione sulle risorse idriche: demografia umana e cambiamento climatico.

Il consumo d’acqua è triplicato negli ultimi 50 anni in parallelo alla crescita della popolazione mondiale da 3 a 6,5 miliardi. Entro il 2050 saremo 3 miliardi in più.
L’utilizzo delle risorse idriche potrebbe aumentare ancora di più, perché il graduale passaggio da diete prevalentemente vegetariane a carnivore implica un consumo maggiore di acqua: per crescere un chilo di grano ne sono necessari circa 1000 litri, per un chilo di carne di manzo ce ne vogliono 15mila.

Ne consegue che la dieta quotidiana standard di uno statunitense o di un europeo consuma circa 5mila litri di acqua, quella di un africano o di un asiatico circa 2mila. Secondo la Food and Agriculture Organization, se si alzano i livelli di vita in quei continenti, entro il 2030 il consumo d’acqua aumenterà circa del 60%.

Quanto al cambiamento climatico, il suo effetto principale è l’accelerazione del ciclo idrologico, cioè la velocità con cui l’acqua evapora e poi precipita nuovamente a terra. Le regioni umide diventano così ancora più intrise d’acqua e quelle secche più aride. Si alternano periodi di siccità più prolungati e precipitazioni più violente.

Questo ha tre implicazioni.
Primo. Le piante crescono diversamente rispetto al passato: nei periodi di grandi precipitazioni si sviluppano di più e più rapidamente, per poi avvizzire e seccare nei periodi di prolungata siccità (compresi i raccolti). La qual cosa rende più devastanti anche gli incendi.

Secondo. Si creano problemi di regolazione delle acque, perché le nevicate si trasformano in piogge e i ghiacciai si sciolgono. Questi regolatori naturali non trattengono più l’acqua, che si riversa a valle sotto forma di fiumi ingrossati oltre misura. Questo è il motivo per cui le dighe negli ultimi anni sono “tornate di moda”.

Terzo. Il cambiamento climatico ha spinto i governi occidentali a sussidiare i biocarburanti, che ovviamente richiedono risorse idriche. Secondo l’Onu, se tutti i programmi locali di coltivazione prendessero il via, il consumo conseguente si aggirerebbe sui 180 chilometri cubi di acqua (180mila miliardi di litri). Una quantità limitata rispetto alle risorse consumate in agricoltura, ma comunque significativa.

Le soluzioni? Soprattutto un’agricoltura più efficiente e, riprendendo il rapporto Onu, una nuova governance dell’acqua.

L’Economist enfatizza anche il ruolo di  libero mercato e Ogm.
Secondo il ragionamento, non bisogna per esempio coltivare il mais in India (dove richiede 1.500 litri d’acqua al chilo), bensì negli Stati Uniti (dove ne richiede solo 750 litri). Gli indiani avranno le loro scorte grazie agli scambi.

Alle colture Ogm si potrebbe invece ricorrere per ottenere piante che resistano maggiormente ai periodi di siccità. Per la verità, il rapporto dell’Onu suggerisce un ventaglio più ampio di soluzioni e sottolinea chiaramente che non sono previsti progressi immediati per quanto riguarda questo tipo di raccolti.
Più utile invece è l’utilizzo di microorganismi geneticamente modificati per ridurre l’inquinamento delle acque.
Dopo di che, bisognerebbe anche rendere più funzionali i sistemi di irrigazione.

Ma – osserva l’Economist – la governance globale dell’acqua non è ancora una realtà. Mancano per esempio sistemi uniformi di misurazione dei consumi e le agenzie che gestiscono le risorse idriche sono troppe e non coordinate.

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4 Responses to “Un litro di bistecca”

  1. Un litro di bistecca Says:

    [...] Risorsa: Un litro di bistecca [...]

  2. Chen Ying » Blog Archive » Ecologia informatica Says:

    [...] sono state per altro escluse tecnologie come il monitoraggio satellitare di deforestazione e allevamento, due dei settori maggiormente responsabili delle emissioni. Il che fa pensare che i benefici [...]

  3. Chen Ying » Blog Archive » Economia della bistecca Says:

    [...] L’allarme dell’Usmef pare esagerato e legato comunque a fatti contingenti. Infatti, secondo l’ultimo rapporto Ocse sull’agricoltura, a livello mondiale il consumo complessivo di carne si espanderà del 2% annuo da qui al 2018, raggiungendo i 320 milioni di tonnellate (di cui il 37,5% è rappresentato dal maiale).Il problema, a questo punto, non sarà più quello economico, bensì la sostenibilità ambientale. [...]

  4. Chen Ying » Blog Archive » Una notizia biodiversa Says:

    [...] e uccelli sono a rischio in tutto il Paese e cresce l’uso di fertilizzanti che inquinano fiumi e laghi. Diminuiscono le praterie “e il 90% delle steppe cinesi è oggi considerato degradato“. [...]

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