Dentro il pacchetto
Anche l’Occidente attende la rinascita economica che arriva da Oriente e c’è già chi parla di di “fantasmi di Gengis” tra speranza e inquietudine.
Ma la domanda da porsi è: si tratta di sviluppo davvero nuovo, oppure è di tipo vecchio?
Non è un problema banale. Dalla qualità degli investimenti, più che dalla quantità, dipendono infatti due conseguenze: la ricaduta sull’economia cinese nel lungo periodo e l’effetto propulsivo verso le altre economie.
Finalmente ho trovato uno studio che analizza la distribuzione delle risorse del pacchetto anticrisi cinese tra le varie industrie e fa alcune previsioni conseguenti: The impact of the Chinese economic stimulus plan, di Roland Berger Strategy Consultants.
Secondo la ricerca, il piano contribuirà complessivamente all’1,5-2% del Pil e farà probabilmente raggiungere l’obiettivo dell’8% per il 2009.

Emerge chiaramente che la maggior parte delle risorse è destinata al settore secondario: costruzioni, energia e infrastrutture.
Lo studio sottolinea che costruzioni ed energia (“Tori al lavoro“) non sono stati colpiti troppo dalla crisi, ciò nonostante fanno la parte del leone nella suddivisione delle risorse. Il motivo è semplice: sono le industrie traino di tutta l’economia.
Ci sono poi i “Tori a rischio” – turismo, logistica, high-tech, settore immobiliare, manifatture – cioè le industrie in difficoltà che, a parte le manifatture, non riceveranno una grossa fetta di contributi.
Infine i “Vitelli aggressivi“, che non sono colpiti dalla crisi e che potrebbero accelerare e potenziare la propria crescita grazie al pacchetto di stimoli: cultura, agricoltura, finanza, sanità, protezione ambientale, istruzione.
I motivi della loro forza non sono univoci: l’agricoltura è tradizionalmente la base dell’economia nazionale, la finanza non è stata colpita dal credit crunch globale, tutte le altre sono industrie emergenti che godono di grossi sostegni a livello nazionale e un enorme mercato per espandersi.
Tuttavia troppi investimenti in infrastrutture e beni fissi possono creare problemi sul lungo periodo a causa di un eccesso di produttività (oversupply). Problema già emerso in passato e risolto con l’export aggressivo reso possibile dalla bassa valutazione del renminbi.
Altro problema sul tavolo: le pesanti iniezioni di liquidità potrebbero generare un surriscaldamento dell’economia (overheating).
Per evitare questo rischio bicefalo, bisogna puntare sul mercato interno.

Il problema è che il pacchetto di stimoli cinese, a differenza di quelli europei, non si traduce in riduzioni fiscali per le imprese e gli individui, precondizione per lo sviluppo o il rilancio di un forte mercato domestico. Punta invece a forti investimenti (infrastrutture e costruzioni).
Inoltre il deficit fiscale delle province fa sì che il finanziatore principale delle “grandi opere” sia lo Stato. Questa situazione è un freno alla capillarità degli investimenti a livello locale, mirati, giustificati dalla bontà dei singoli progetti. Il che è contrario a un’allocazione efficiente delle risorse.
Riassumendo, il pacchetto di stimoli cinese offre sicuramente soluzioni sul breve periodo, ma implica nuove sfide per il futuro.
Primo. Sembra sbilanciato verso le industrie tradizionali, costituendo così un freno all’innovazione e alla competitività.
Secondo. Gli investimenti per le industrie high-tech – anche se limitati in proporzione – pongono il problema del rinnovamento del management.
Terzo. C’è la necessità di coordinare meglio le decisioni tra livello centrale e provinciale per ottimizzare gli investimenti.
Vedi anche:
- Luce a Oriente
- Stimoli verdi
- Pacchetti a confronto
- Soldi in fumo
- Managing the Dragon
- Go global
- Al traino del Dragone
- Investire in Cina, occhio allo yogurt
- Parla Wen
- Crisi, arriva il piano del Dragone
- La Cina e la crisi
- Mercato yin e yang
- Qualche linea di febbre
- Asia, Cina e recessione
- Da crisi-Usa a crisi-Mondo
- Que sera, sera
- Quegli spendaccioni dei cinesi
- Più cicale che formiche
- Salvadanai
- Il Dragone apre i forzieri
- I galeotti incatenati
Cina Mondo Globalizzazione
maggio 12th, 2009 at 5:01 pm
[...] Per limitare la dipendenza dall’estero ed impedire che l’andamento dei prezzi infici il proprio piano di rilancio, il Dragone sceglie la strada della diversificazione: finanziare progetti strategici in giro per il [...]
maggio 15th, 2009 at 5:45 pm
[...] scarsamente qualificati è – secondo Li e Chi – destinata ad acuirsi nel breve-medio periodo: la maggiore fetta di investimenti del pacchetto di stimoli va infatti alle costruzioni, settore che inevitabilmente favorisce il [...]
luglio 29th, 2009 at 9:48 am
[...] il mercato tecnologico, così come lasciano intendere i fondi destinati a questo scopo nei pacchetti di stimolo messi a punto dai diversi Paesi. Secondo Wunsch-Vincent “l’idea di governi che pensino [...]
agosto 3rd, 2009 at 5:31 pm
[...] il gigantismo del pacchetto di stimoli e alcuni “conti della serva” fanno pensare che il debito cinese sia già ora almeno il [...]
agosto 4th, 2009 at 5:28 pm
[...] ipervalutazioni sul mercato azionario potrebbero quindi rivelare che parte dei fondi destinati al pacchetto anticrisi dal governo di Pechino prende la strada della speculazione finanziaria invece che della [...]
agosto 6th, 2009 at 5:45 pm
[...] aggressivi stimoli fiscali e monetari cinesi – si legge – hanno contribuito far ripartire la crescita nella prima metà del 2009, dal [...]
settembre 9th, 2009 at 6:05 pm
[...] (soprattutto nelle infrastrutture, che beneficiano di una buona fetta delle risorse destinate al pacchetto di stimoli anticrisi), offrire formazione e anche credito privilegiato agli ex migranti che decidono di aprire [...]
ottobre 21st, 2009 at 7:25 pm
[...] le riserve internazionali hanno raggiunto un record assoluto di 2.300 miliardi di dollari e il pacchetto di stimoli di Pechino ha promosso una grande fase di costruzioni infrastrutturali nel [...]
dicembre 21st, 2009 at 12:35 pm
[...] per oltre la metà della crescita del Pil mondiale nel 2009. Zhu prevede un +8%, foraggiato dal pacchetto di stimoli di Pechino (4mila miliardi di yuan, 586 miliardi di dollari) che ha riattivato un’economia [...]
gennaio 19th, 2010 at 3:17 pm
[...] il pacchetto di stimoli anticrisi enfatizza “risparmio energetico, riduzione delle emissioni, sviluppo delle fonti energetiche [...]
febbraio 15th, 2010 at 4:19 pm
[...] il pacchetto di stimoli e l’ampliamento del credito sono state le risposte sia alle precedenti politiche [...]
aprile 15th, 2010 at 3:47 pm
[...] trimestre 2009, il Pil si era già attestato su un +10,7%, +8,9% in quello precedente. Se gli investimenti pubblici e il credito facile delle banche hanno tirato la ripresa, ora la crescita sembra più equilibrata, [...]
maggio 5th, 2010 at 2:10 pm
[...] una fonte di reddito per i governi locali, in crisi di liquidità dopo gli iniziali benefici del pacchetto di stimoli [...]