Disparità operaia

In Cina, l’economia di mercato e il benessere hanno acuito le differenze di genere nelle retribuzioni. A differenza dell’Occidente, però, la forbice si è ampliata non tanto tra i colletti bianchi, bensì tra gli operai e nei lavori a bassa qualifica professionale.
Gli economisti Li Bo e Chi Wei, della Tsinghua University si riferiscono alla condizione femminile in fabbrica parlando perciò di “sticky floor” (pavimento appiccicoso), intendendo con questo tutti i fattori che determinano la diseguaglianza salariale tra i generi: che incollano le donne al suolo, appunto.
La discriminazione di genere nei lavori scarsamente qualificati è – secondo Li e Chi – destinata ad acuirsi nel breve-medio periodo: la maggiore fetta di investimenti del pacchetto di stimoli va infatti alle costruzioni, settore che inevitabilmente favorisce il lavoro maschile.
Le piccole manifatture che hanno trainato il boom cinese impiegano forza lavoro prevalentemente femminile. Si tratta nella grande maggioranza dei casi di ragazze sui 16-17 anni che arrivano dalle campagne senza particolari competenze. Non fanno lavori eccessivamente pesanti in termini fisici, ma comunque faticosi e ripetitivi, quasi sempre alla catena di montaggio.
Dato che parecchie torneranno a casa sui 24-25 anni per sposarsi, non hanno né modo né tempo di costruirsi carriere sul lungo periodo e profili professionali ad alta retribuzione.
Secondo i due economisti, la politica del figlio unico ha ridotto le differenze di genere. Se le famiglie metropolitane hanno una sola figlia femmina, saranno portate a investire su di essa come se si trattasse di un maschio. Ma nelle campagne, dove si possono avere anche due figli, permangono le differenze di trattamento – quindi anche di formazione – tra bambini e bambine.
Con gli effetti sul lungo periodo della politica del figlio unico, la situazione dovrebbe migliorare. Il baby boom cinese è infatti destinato a ridursi e così la forza lavoro disponibile: l’esercito industriale di riserva scarsamente qualificato proveniente dalle campagne. Il che porterà benefici salariali a tutti i lavoratori, a prescindere dal sesso.
In Cina, il principio di uguaglianza salariale è già affermato a livello legislativo. Come al solito, il problema risiede nell’effettiva applicazione delle norme laddove le autorità non riescono a imporre un controllo.
Tra l’altro, molti studi provano che la parità salariale reca benefici alle imprese: alza il morale e l’impegno dei lavoratori nel loro complesso.
Secondo i due economisti, il migliore metodo per affermare un’uguaglianza di fatto è agire sulla leva educativa, soprattutto nei primi anni di scuola.
La trascrizione integrale dell’intervista è sul sito di McKinsey
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