La crisi ci indebita

La crisi economica morde, i pacchetti di stimolo sono all’opera e i conti pubblici ne risentono.
Per i prossimi anni è quindi prevista un’impennata del debito nei Paesi del G20.
La stima è contenuta in “The state of public finances: a cross-country fiscal monitor“, una nuova pubblicazione online del Fondo Monetario Internazionale che offre un quadro delle finanze pubbliche a livello globale. Dopo il primo numero del 30 luglio, il “Monitor” sarà diffuso ad aprile e ottobre, poco prima del “World Economic Outlook“.
Il debito pubblico all’interno del G20 salirà nel 2009 al 76,1% del Pil per poi passare all’82,1% nel 2010, fino a toccare l’86,6% nel 2014.
Per le economie avanzate del G20 il Fondo stima un debito del 100,6% nel 2009, del 109,7% nel 2010 e mette in evidenza la necessità di “strategie chiare per consolidare i conti pubblici nel medio termine”.
L’Istituto di Washington prevede una vera e propria esplosione del debito negli Usa e in Giappone. Quello statunitense è destinato – si legge nel rapporto – a raggiungere quota 112% nel 2014 contro il 61,3% del 2007. Per il Giappone la stima è di un debito al 217,4% nel 2009 per poi raggiungere il 239,2% nel 2014.
Per l’Italia, nel 2009 debito al 117,3% del Pil, al 123,2 nel 2010 e su, fino al 132,2%, nel 2014.
Unico virtuoso fra i Paesi avanzati è il Canada, con un debito che nel 2014 è previsto stabile rispetto ai livelli pre-crisi (64,2% nel 2007 e 65,4% nel 2014).
Diverso è il discorso per la Cina: nel rapporto Fmi si stima per il Dragone un andamento quasi “canadese”, con poche variazioni rispetto al debito pre-crisi: 20,2% nel 2007, 20,9% nel 2009, 23,4% nel 2010 e 21,3% nel 2014.
Il tutto, nonostante la Cina sia per certi versi un Paese ancora in via di sviluppo, con la necessità cioè di stimolare la crescita interna attraverso il deficit, in attesa che si crei una domanda domestica in linea con le economie di mercato più mature.
Tuttavia, il gigantismo del pacchetto di stimoli e alcuni “conti della serva” fanno pensare che il debito cinese sia già ora almeno il doppio di quello dichiarato.
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