La recessione colpisce l’emigrazione

La crisi ha ridotto l’emigrazione nel mondo. Lo dice uno studio commissionato dalla Bbc.
“Migration and the Global Recession“, così si intitola, certifica che meno persone si trasferiscono all’estero.
Però, chi è già emigrato, cerca di mettere radici nel Paese ospitante e soprattutto rispedisce a casa una quota inferiore di rimesse.
Il punto è che gli immigrati sono più esposti ai venti della crisi.
E’ più facile per loro perdere il lavoro perché di solito operano nei settori maggiormente colpiti: costruzioni, assistenza ospedaliera e alla persona in generale.
Tuttavia, sono pochi quelli che tornano al Paese d’origine perché lì, in molti casi, troverebbero una situazione anche peggiore.
Questo a livello globale.
Lo studio dedica un’intera sezione alla Cina, unico caso preso in esame per l’emigrazione interna.
Il motivo è semplice: l’esercito di 140 milioni di persone che ha lasciato le aree rurali per convergere sulle città industriali della costa orientale equivale, in numero, alla decima popolazione mondiale.
In pratica, un’Italia più una Germania di migranti.
Per via della recessione, che ha rallentato anche la crescita del Dragone, molti di loro non sono tornati in città dopo il tradizionale esodo verso le aree rurali per i festeggiamenti del capodanno lunare (dal 26 gennaio al 7 febbraio scorsi).
Il capitolo è interessante perché offre una panoramica completa sull’immigrazione interna cinese. Dipinge quella faccia della Cina che è ancora terzo mondo.

Posto che le più recenti stime sulla disoccupazione oltre Muraglia parlano di 40 milioni di senza lavoro, dallo studio Bbc si apprende che:
- 70 milioni di migranti (il 50%) sono tornati a casa durante l’ultimo capodanno
- 56 milioni (80%) sono rientrati nelle città dopo la fine delle festività, 14 milioni (20%) non vi hanno fatto più ritorno
- 45 milioni (80%) di quelli che sono tornati indietro hanno trovato lavoro, 11 milioni (20%), no
- Di quelli rimasti in campagna, solo 2 milioni (15%) hanno trovato lavoro, mentre 12 milioni (85%) risultano disoccupati
Quanto alle caratteristiche dei 70 milioni di migranti rurali tornati a casa durante le feste:
- Il 62,4% proviene dalle stesse province orientali, soprattutto Guangdong (24,6%) e regioni del delta dello Yangtze (17,2%)
- L’83% possiede solo la licenza elementare o anche meno.

Il secondo dato rivela la loro particolare vulnerabilità.
Va aggiunto che già prima della crisi, i lavoratori rurali migranti non avevano accesso alle protezioni sociali per via del sistema dell’hukou (户口), che li esclude dai diritti di cittadinanza nelle metropoli.
Ne consegue che subiranno più degli altri l’urto della recessione globale.
A marzo 2009, il tasso di disoccupazione ufficiale era del 4,3%, ma è un dato calcolato solo sulla popolazione cittadina.
Per i migranti rurali si parla di 23 milioni di senza lavoro, che potrebbero diventare 35 milioni (sono calcoli dell’Accademia di Scienze Sociali cinese), cioè il 25% del totale e addirittura il 70% di quelli che sono rientrati nei villaggi durante il capodanno cinese.
Chi mantiene il lavoro, sconta invece un abbassamento dei salari e un peggioramento delle condizioni lavorative.
Secondo l’Ufficio nazionale di statistica, il 5,8% dei lavoratori che hanno fatto ritorno a casa denunciano ritardi nei pagamenti. Tra maggio e giugno 2009, i migranti rurali hanno lavorato in media 6,5 giorni in meno dello stesso periodo del 2008 e il loro reddito è calato del 2,8%.
I lavoratori delle province più povere hanno subito un taglio compreso tra il 5 e il 30% del loro reddito.
Di fronte a questa emergenza, le autorità di Pechino hanno diramato una circolare che detta alcune linee guida per affrontare il problema.
Si tratta in sostanza di creare posti di lavoro nelle aree rurali (soprattutto nelle infrastrutture, che beneficiano di una buona fetta delle risorse destinate al pacchetto di stimoli anticrisi), offrire formazione e anche credito privilegiato agli ex migranti che decidono di aprire un’attività in proprio.
La liquidità non manca, il problema è fare arrivare le risorse a chi ne ha bisogno. Per il governo cinese, sono in gioco credibilità e stabilità interna.
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Cina Mondo Globalizzazione
febbraio 1st, 2010 at 7:39 pm
[...] qui si parla anche di Cina. “Dei 120 o 150 milioni di migranti che negli ultimi 25 anni hanno intrapreso il cammino dalle zone rurali interne alle città costiere [...]
febbraio 15th, 2010 at 4:18 pm
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