The day after

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Danwei ha fatto un collage con le copertine dei principali giornali cinesi del 1° ottobre.
Quanto al giorno dopo, si veda il commento ufficiale di Xinhua (nell’edizione in inglese, quindi affinché occhi occidentali leggano).
Il senso della sfilata è sintetizzato nel concetto di modenità e vitalità del socialismo con caratteristiche cinesi. In particolare, si fa riferimento alla modernizzazione dell’esercito – che però ha fini puramente “difensivi” e di peacekeeping internazionale; allo sviluppo scientifico - slogan di Hu Jintao – esito di un percorso che inizia con Mao e che porta la Cina fuori dal terzo mondo per riconsegnarla alla sua vocazione di centralità globale; alla vitalità socialista, per cui il partito è l’interprete di tale modernizzazione, così come attestano anche le testimonianze entusiaste di gente comune colte qua e là.
Scorrendo i commenti internazionali, ecco emergere alcuni elementi simbolici ricorrenti.
Il dispiegamento di armi e soldati
Nel solco della tradizione raggiungiamo uniti il livello più avanzato di tecnologia militare. Così si può sintetizzare il senso di una parata in cui hanno marciato circa 200mila effettivi, tra soldati, reduci e personale civile.
Per la prima volta sono comparse armi moderne, sofisticate, interamente made in China. La novità consiste anche nella trasparenza con cui Pechino rivela al mondo hardware bellico che in altri tempi sarebbe rimasto occultato. E’ un segno di sicurezza e di sfida verso l’embargo all’esportazione di armi in Cina da parte degli Usa e della Ue, in vigore dal 1989. Per inciso, la Cina resta comunque tra i maggiori importatori mondiali di armi convenzionali (secondo alcuni studi “il” maggiore), attingendo al 90% dal mercato russo.
L’abito di Hu Jintao
Il presidente cinese ha partecipato alle celebrazioni in un tipico Zhongshan, l’abito tradizionale dell’establishment cinese. E’ stato l’unico, tra un florilegio di vestiti in stile occidentale e uniformi militari.
Tributo a Mao o a Sun Yat-sen? Posto che di tributo al passato comunque si tratta, la differenza è sostanziale. Nel primo caso si tratterebbe di un omaggio per nulla scontato in epoca di “demaoizzazione nel nome di Mao“, nel secondo di un messaggio a Taiwan (e al mondo): attenzione, non iniziamo nel 1949, i veri eredi della Rivoluzione del 1911 (repubblicana) siamo noi e la nostra storia non è “solo” socialismo.
Probabilmente la scelta di Hu vuol essere entrambe le cose. Alcuni osservatori vi hanno anche visto una sorta di ossequioso tributo al potere militare.
Eclettismo
Soldatesse marziali in minigonna, missili intercontinentali e carinissimi bambini (perfino indisciplinati), geometrica simmetria militare e caos da scampagnata popolare: anche un tocco di eclettismo estetico è stato osservato da alcuni analisti.
E’ la nuova Cina che non dimentica il passato e che cerca di tenere insieme gli opposti (che forse, per i cinesi, opposti non sono): “Socialismo con caratteristiche cinesi“, ovvero turbocapitalismo sotto l’egida comunista, mitigato dalla “società armoniosa” di Hu.
Su tutto, un ottimismo diffuso, che sarebbe troppo banale definire nazionalismo.
Per concludere, ecco le splendide immagini raccolte su The Big Picture.
Vedi anche:
Cina Mondo Globalizzazione


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