Crisi, la superbolla era in Europa

Crisi economica, bolle che scoppiano.
La superbolla per definizione, quella che spiega da sola il crollo dei mercati finanziari e che è sinonimo di recessione, era quella dei mutui Usa: debiti a catena, reinvestiti sui mercati delle obbligazioni senza che ci si curasse di verificare se fossero rimborsabili.

Neanche per sogno: secondo un recente studio McKinsey, dal 2000 al 2008 l’indebitamento complessivo degli americani è cresciuto meno di quello degli europei.
Non solo: la percentuale del Pil Usa che i debiti si portano via è inferiore alla corrispettiva percentuale del Pil di Eurolandia più Regno Unito.

La ricerca “Global capital markets: Entering a new era” calcola che l’indebitamento globale (il complesso di prestiti, mutui e di tutte le forme di credito) è cresciuto tra il 2000 e il 2008 del 70%, fino a raggiungere 131mila miliardi di dollari. L’attuale crisi ha posto un freno a questa crescita.
Stati Uniti, Eurozona e Regno Unito ne rappresentano la maggior parte, mentre l’indebitamento dei Paesi emergenti, pur in crescita, è in linea con l’aumento del Pil.

L’indebitamento degli americani è cresciuto invece dal 221% del Pil nel 2000 al 291% del 2008, raggiungendo 42mila miliardi di dollari. Il debito delle famiglie ne rappresenta la fetta maggiore, il 41%, e i mutui ne sono la voce principale. L’indebitamento degli istituti finanziari equivale al 24% del totale.

Quanto ai cittadini di Eurozona, a fine 2008 il loro indebitamento equivaleva al 304% del Pil: 73 punti percentuali in più rispetto al 2000. Qui a giocare un ruolo fondamentale non sono però i mutui familiari, bensì il credito concesso alle “istituzioni non finanziarie” (leggi “debito pubblico“) e i debiti contratti dal sistema bancario per finanziare a sua volta i prestiti.
Nel Regno Unito l’indebitamento è anche maggiore: 320% del Pil nel 2008 per un +71% rispetto al 2000. E’ un debito di tipo “americano”, in gran parte basato sul credito concesso alle famiglie, che rappresentano il 43% dell’indebitamento complessivo.

La disamina di 15 economie emergenti ha rivelato invece che il credito/debito è cresciuto rapidamente in termini assoluti: da 7mila miliardi di dollari nel 2000 a 21mila nel 2008. Tuttavia, questo aumento riflette quasi perfettamente la crescita economica: come percentuale del Pil, infatti, si passa dal 105% del 2000 al 113% del 2008.
Questo, sia detto per inciso, autorizza le autorità cinesi (formalmente comuniste) a dare “lezioni di capitalismo” agli americani.

Secondo McKinsey, non è chiaro a quanto ammonti un “debito sostenibile“, ma è palese che quello accumulato dal mondo occidentale negli anni pre-crisi era del tutto fuori controllo. Ora, in una sorta di contrappasso, il suo peso ridurrà consumi, investimenti e, presumibilmente, renderà più lenta la crescita per almeno qualche anno.

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One Response to “Crisi, la superbolla era in Europa”

  1. Chen Ying » Blog Archive » La bolla cinese Says:

    [...] prossima bolla finanziaria sarà cinese? E’ quanto si vocifera negli ambienti finanziari, dopo che il vice governatore [...]

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