Rapporti gasati

Energia, commercio, politica, finanza: sono giorni di grandi manovre tra Cina e Russia, ma i due ex Paesi modello del socialismo, con una burrascosa storia di rapporti alle spalle, si incagliano sulla questione del gas.
Anche se sui media si parla già di “grande patto“, la questione è complessa ed esemplare dello stretto collegamento tra questione energetica e geopolitica mondiale.

Andiamo con ordine.
La partnership sino-russa è in evoluzione.
Nel 2008 l’interscambio ha raggiunto i 56,83 miliardi di dollari. La Cina è il terzo partner commerciale della Russia, mentre la Russia è l’undicesimo per la Cina.

In questi giorni, il Primo ministro russo Vladimir Putin va in visita a Pechino e i due Paesi ne approfittano per firmare altre decine di contratti, per un valore complessivo di 3,5 miliardi di dollari (ma all’inizio si parlava di 5,5 miliardi).

Tra gli accordi già firmati, c’è un fido da 500 milioni di dollari tra Vnesheconombank ed Export-Import Bank of China. Un secondo accordo finanziario sempre da 500 milioni, è stato concluso tra la russa VTB Bank e la Agricultural Bank of China.
Inoltre si parla di una linea di credito di 500 milioni di dollari che la China Development Bank avrebbe concesso a una banca russa.

La natura dell’interscambio è evidente: risorse energetiche e minerali da Mosca a Pechino, soldi da Pechino a Mosca.

In questo quadro, si inseriscono le forniture di gas russo alla Cina: quasi 70 miliardi di metri cubi che dovrebbero andare oltre Muraglia via gasdotto: dalla Siberia e dall’isola di Sakhalin, al Dongbei (nordest) cinese.

L’accordo sarebbe vantaggiosissimo per entrambe le economie: la Russia potrebbe diversificare la propria clientela, dopo il forte calo dei consumi in Europa che spinge Mosca verso i mercati dell’area Asia-Pacifico, dove la domanda sale.
La Cina, da parte sua, guarda alle risorse energetiche di Mosca da diversi anni per sostenere la crescita della propria economia.
Esiste già un pre-accordo. Nel 2006, China National Petroleum Corporation (CNPC) ha concordato con la russa Gazprom forniture fino a 80 miliardi di metri cubi all’anno. Ma il progetto viene rimandato perché le due parti non sono d’accordo sul prezzo.

Questa sembrava la volta buona, ma fondamentali differenze sul prezzo e sul volume delle forniture fanno sì che tutto si incagli di nuovo. Questa è la versione ufficiale.
Ne viene fuori un’altra dichiarazione d’intenti che rimanda ancora la firma del contratto effettivo.

Secondo il Wall Street Journal c’è anche un problema politico.
La Russia, ormai “partner di minoranza” nel rapporto con la Cina e potenza ridimensionata nella triangolazione che coinvolge anche gli Usa, ha già agito sui rubinetti del gas, minacciando di far letteralmente morire assiderate le controparti, per conseguire i propri scopi politici. E’ successo in Europa, soprattutto ai tempi delle tensioni con l’Ucraina della “Rivoluzione arancione“.
La Cina vuole sottrarsi a questo ricatto e procede con i piedi di piombo, richiedendo esplicite garanzie a Mosca.

A sua volta, la Russia è riluttante a costruire un costoso gasdotto che servirebbe un solo compratore e che la legherebbe indissolubilmente alla domanda cinese. Preferirebbe portare il gas in qualche suo porto costiero per poi imbarcarlo in direzione di tutti i potenziali clienti dell’area, Giappone e Corea soprattutto.
Di rimando, la Cina sta già importando gas dall’Australia come alternativa. Nella disputa, ha forse più potere contrattuale: infatti, pur essendo energivora e avendo necessità di diversificare le forniture, al momento importa solo 4 mld di metri cubi di gas degli 80 che consuma annualmente.

Igor Sechin, il vice Primo ministro russo, ha dichiarato che l’accordo defintivo potrebbe essere raggiunto l’anno prossimo e che le forniture potrebbero di fatto cominciare tra il 2014 e il 2015.
Nel frattempo, l’Occidente è spettatore interessato. L’accordo sino-russo e l’inizio effettivo del flusso di gas verso Oriente gli farebbe perdere ulteriore potere contrattuale.

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    3 Responses to “Rapporti gasati”

    1. Chen Ying » Blog Archive » Mattoni di carta Says:

      [...] strano, quello di Dubai, con un’economia cresciuta quasi di riflesso rispetto a petrolio e gas che pullulano nei Paesi confinanti e che qui rappresentano solo il 6% del Pil. In mezzo alla [...]

    2. Chen Ying » Blog Archive » Pèrché la Cina ha vinto e la Russia ha perso? Says:

      [...] Rapporti gasati [...]

    3. Chen Ying » Blog Archive » Viva l’atomo! Ma c’è abbastanza uranio? Says:

      [...] Rapporti gasati [...]

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