The Recession’s Real Winner

Tra gli analisti internazionali sta facendosi strada l’idea che la crisi, lungi da frenare la crescita cinese, l’abbia invece accelerata.
E’ un discorso relativo,certo. Il Dragone non ha aumentato i suoi già impressionanti ritmi di sviluppo, ma le previsioni per il 2009 - che dovrebbe chiudersi tra un +7,5 e un +8,5% – sono del tutto in linea con i livelli degli anni scorsi: tassi di crescita che dovrebbero portare la Cina ancora più a ridosso dei Paesi maggiormente avanzati, Usa in primis.
L’ultimo folgorato sulla via di Pechino è il columnist di Newsweek, Fareed Zakaria, che parla di “Recession’s Real Winner” riferendosi alla Cina.
“L’economia cinese crescerà dell’8,5% quest’anno, le esportazioni sono tornate sui livelli di inizio 2008, le riserve internazionali hanno raggiunto un record assoluto di 2.300 miliardi di dollari e il pacchetto di stimoli di Pechino ha promosso una grande fase di costruzioni infrastrutturali nel Paese”.
La ricetta del successo risiede dunque nel pacchetto di stimoli, a sua volta figlio della liquidità nei forzieri cinesi e quindi, risalendo nella concatenazione causale, del surplus commerciale.
Tale stimolo finanziario non è stato utilizzato per salvare banche in crisi o sostenere i consumi attraverso sussidi, come negli Usa, bensì per gli investimenti produttivi che, soli, possono garantire nuovi lavori in futuro: infrastrutture e nuove tecnologie.
Se gli Usa spenderanno nei prossimi anni 20 miliardi di dollari in 12 diversi progetti, la Cina ne spenderà 200 nelle sole ferrovie.
Certo, in quanto a infrastrutture deve colmare un gap, ma oltre agli investimenti da Paese in via di sviluppo, può permettersi parallelamente di spendere per le tecnologie del futuro:
“Attualmente [la Cina] spende per solare, eolico e tecnologia delle batterie più degli Usa. Una ricerca della banca d’investimenti Lazard Freres mostra che delle prime 10 compagnie (per capitalizzazione di mercato) in questi tre settori, quattro sono cinesi (solo tre sono americane). Sta facendo anche investimenti massicci nell’istruzione avanzata“.
E’ un modello di crescita (e di investimento) che tiene insieme il livello più basso e quello più alto dello sviluppo capitalistico, qualcosa di inedito che sembra funzionare.
E perché funziona? Perché gli investimenti sono bilanciati tra ritardi da colmare e competizione sulle eccellenze?
Probabilmente si deve tutto allo “strano miscuglio di interventismo statale, mercato, dittatura ed efficienza” che è “sconcertante”.
“Ma è tempo di smetterla di sperare nel fallimento della Cina e di cominciare a comprendere il suo successo, adattandoci a esso”.
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Cina Mondo Globalizzazione
gennaio 21st, 2010 at 3:19 pm
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