Il 2025 è adesso

Si sa che le previsioni geopolitiche ci azzeccano come quelle del tempo, ma tra i mestieri dei vari think tank in orbita Cia c’è proprio quello di fare ipotesi sugli scenari futuri.
Nel novembre 2008, il National Intelligence Council (Nic) ha pubblicato Global Trends 2025, secondo cui il dominio Usa si sarebbe gradualmente estinto nel giro di 15 anni: entro il 2025 appunto.
Il base a tale visione, gli Stati Uniti rimarrebbero il singolo stato più potente, certo, ma nuovi player globali – Cina e India soprattutto – gli toglieranno spazio, anche militarmente.
Oggi, sulle pagine di Asia Times, il politologo statunitense Michael T Klare sostiene che la crisi economica ha di fatto accelerato l’avvento del mondo ipotizzato in quel rapporto: il 2025 è adesso.
Sintetizza la sua tesi in 6 punti.
- 1. Nel summit di Pittsburgh del 24-25 settembre si è verificato il passaggio di responsabilità dal G7 (G8 con la Russia) al G20. Ancora più significativamente, si è trattato di un passaggio dal “G1″ (gli Usa) a un G20 allargato all’Est e al Sud del mondo, “comprese Cina, India, Brasile, Turchia e altre nazioni in via di sviluppo”. Ci sono dubbi che questo gruppo allargato possa esercitare una leadership globale efficace, ma lo stesso cambiamento di per sé rappresenta un “declino della superiorità economica americana“.
- 2. Gli incontri più o meno segreti tra i rivali economici degli Usa per passare dallo standard monetario incentrato sul dollaro a un nuovo sistema fondato sull’euro o su un paniere di monete può determinare l’ulteriore calo del valore del biglietto verde. Finora gli Usa erano l’unico Paese che poteva stampare moneta per affrontare i propri debiti. Gli altri dovevano cambiare le proprie divise in dollari. Questo vantaggio strategico potrebbe avere fine.
Alcuni incontri internazionali hanno sanzionato l’esistenza del Bric (Brasile, Russia, India, Cina) come gruppo. Un gruppo che rappresenta il 43% della popolazione mondiale e il 33% del Pil globale previsto per il 2030 (lo stesso di Usa più Europa a quella data). Questo gruppo “alternativo”, anche se non del tutto formalizzato, può premere per l’uscita dal sistema dollarocentrico, per la riforma del Fmi e per dare più voce in capitolo ai Paesi non occidentali. - 3. Sul versante diplomatico, Washington ha incassato i rifiuti di Cina e Russia verso la sua linea di pressioni internazionali nei confronti dell’Iran. A nulla è valsa la dismissione del progetto di scudo spaziale, che avrebbe dovuto tranquillizzare Mosca sulle buone intenzioni americane. Il Cremlino non ha appoggiato ulteriori sanzioni all’Iran, volte a fargli cessare il progetto di arricchimento dell’uranio. Anche questo è un segno della minore influenza che gli Usa sono in grado di esercitare.
- 4. Nel frattempo, le relazioni sino-iraniane si sono accentuate e la cooperazione si è fatta più intensa soprattutto nei campi del commercio e dell’energia, proprio mentre Washington auspicherebbe una riduzione degli scambi tra i due Paesi come preludio a vere e proprie sanzioni. E’ l’ennesima riprova di una perdita di ascendente da parte di Washington.
- 5. Intanto in Afghanistan gli Usa non riescono a coinvolgere maggiormente gli alleati: Gordon Brown ha promesso solo 500 uomini in più, le altre nazioni europee non ci sentono proprio. “In altre parole, neppure il più fedele e ossequioso alleato europeo degli Usa sembra intenzionato a portare il fardello di quella che è sempre più vista come l’ennesima costosa e debilitante avventura militare americana nel Medio Oriente allargato“.
- 6. Per concludere, in un atto simbolico, il Comitato Olimpico Internazionale ha scelto Rio de Janeiro come sede delle Olimpiadi 2016, nonostante Obama si fosse personalmente speso ed esposto per la candidatura di Chicago. Anche nei processi decisionali olimpici, gli Usa sono retrocessi da unica superpotenza a candidato sullo stesso piano degli altri.
Klare sembra salutare con un certo sollievo questo “2025 che è adesso”, in cui gli Usa diventano “un Paese ordinario” senza troppe responsabilità. Ma siamo sicuri che sia così? Non stiamo vendendo la pelle dell’orso troppo presto?
Ricordando che il volume dell’economia Usa resta comunque circa il triplo di quello dell’economia cinese, riprendiamo in sintesi le 3 tesi che vanno per la maggiore sul declino dell’egemonia americana, così come sono espresse nell’ultimo Quaderno Speciale di Limes da Mattia Diletti, nell’articolo “Il ‘realismo magico’ di Obama“.
- The next big thing is America: lo dice Michael Lind della New America Foundation, secondo cui, finita la crisi, l’America tornerà ad attrarre capitali e investimenti perché detiene comunque il migliore apparato produttivo del mondo. Con un po’ di intervento dello Stato in economia e un pizzico di welfare all’europea, gli Usa torneranno ad attirare cervelli, a inventare e a “fare”.
- Declino di lusso: tesi dell’ex consigliere di Obama, l’ indoamericano Parag Khanna, secondo cui gli Usa devono gestire una “lenta ritirata strategica che permetta di mantenere una posizione di primato ancora per un certo tempo”. Ora, che sono ancora egemoni, devono creare un nuovo sistema di governance globale assieme ai nuovi attori forti dello scenario mondiale, per dettare nuove, vantaggiose regole del gioco, pur in presenza del dinamismo che viene da Oriente.
- Realismo magico di Obama: non è chiarissimo, ma sembra trattarsi di una via di mezzo tra una sorta di cinismo realista e l’idealismo americano, tra la “democrazia” esportata in punta di baionetta e la rinuncia totale a ogni politica guidata da un principio morale (tipicamente americana). Il fine, sembra di capire, dovrebbe essere il prosieguo dell’egemonia Usa nel segno del soft power.
Queste sono, molto schematicamente, tre ipotesi all’ordine del giorno: sono utili punti di riferimento per leggere il mondo che verrà.
Vedi anche:
- 2025, il mondo capovolto
- Afghanistan, la Cina dice la sua
- Complotto antidollaro
- La fine del dollaro?
- Difesa trasparente
- Peacekeeping
- Soft power
- Obama vs Cina
- Fate pulizia in casa vostra
- Armiamoci e partite
- G20, istruzioni per l’uso
- Crisi, arriva il piano del Dragone
- La Cina e la crisi
- Asia, Cina e recessione
- Da crisi-Usa a crisi-Mondo
- La Cina è una minaccia militare?
Cina Mondo Globalizzazione
novembre 20th, 2009 at 7:08 pm
[...] Il 2025 è adesso [...]
dicembre 8th, 2009 at 4:11 pm
[...] Il 2025 è adesso [...]
dicembre 10th, 2009 at 7:19 pm
[...] plausibile l’ipotesi di chi pensa che dalla crisi (o “dalle” crisi) emergerà un nuovo ordine mondiale. Con il suo baricentro spostato molto più a [...]