Nevica, il global warming non esiste

Grande nevicata a Pechino. Nevicata fuori stagione. Nevicata artificiale? Forse.
Ma il punto è che una nevicata a Pechino può diventare strumento di lotta ideologica nella nostra piccola provincia dell’Impero.
I fatti. Domenica scorsa, una perturbazione sulla capitale cinese è stata “cavalcata” dai locali meteorologi per produrre più pioggia di quanta si riteneva ne dovesse cadere. Secondo i media ufficiali, si è fatto ricorso al solito metodo dei proiettili chimici – a base di ioduro d’argento, azoto liquido e ghiaccio secco – sparati tra le nuvole.
Tuttavia, un’improvvisa massa di aria fredda proveniente dalla Siberia investiva proprio in quel momento Pechino.
Risultato: la pioggia è diventata neve, tanta, che per ammissione della stessa agenzia Nuova Cina, ha bloccato parte della città estesa, quella Pechino diffusa che arriva quasi fino a Tianjin. Francesco Sisci, sul suo blog, parla di 25 milioni di persone interessate e la Tv di Hong Kong ha dato notizia di tafferugli all’aeroporto internazionale, dove circa 200 voli sono stati soppressi.
Ecco la cronologia che mi manda il mio amico John - grande appassionato di meteorologia – da Pechino (sono sue anche le foto di questa pagina):
“Alle 10 di sera [di sabato] comincia a piovere, alle due di mattina si vedono i primi fiocchi tra la pioggia. Alle 9 nevica di brutto, ma non attacca per strada perché la temperatura è sopra lo zero. Alle 4 del pomeriggio smette e arriva il vento, che di fatto asciuga asfalto e rivestimenti dei marciapiedi. Alle 8 di sera la temperatura scende sotto lo zero e alle 9 vado a casa a piedi. Le poche pozzanghere rimaste cominciano a ricoprirsi di ghiaccio, così sottile che sembra la glassa di una creme brulé. Tira un vento della madonna e tutto è normalissimo. Tranne che in aeroporto, naturalmente”.

John aggiunge che i problemi sono stati ingigantiti dai media e che la viabilità era in realtà piuttosto scorrevole (come si può vedere dalla foto della Chang An Jie, “Via della Lunga Pace”). Sottolinea anche che la nevicata in realtà è stata piuttosto “naturale”:
“Quando sparano l’argento, a parte un odore che ricorda un misto di polvere da sparo e rafano, la pioggia cade stanca e in grosse gocce. Normalmente poi le macchine lasciano una scia bianca sull’asfalto bagnato una sorta di schiuma salmastra, tanto che in genere dico che somigliano più a motoscafi che a macchine. Questa volta niente di niente, niente odore, niente scie bianche”.
E’ probabile quindi che la neve fosse soprattutto naturale, figlia di un evento naturale. Forse non c’era bisogno di “weather manipulation“ e, se le autorità vi hanno comunque fatto ricorso, hanno finito per acuire il fenomeno. Lo volevano? Hanno sbagliato? Sapevano che le temperature sarebbero scese? Non si sa.
Ma a questo punto, un meteorologo di casa nostra, negazionista del global warming, prende l’evento a pretesto per ampliarne il senso: i cinesi hanno preso una cantonata, pensavano di aumentare la pioggia e invece è arrivata la neve. Ovvero, credere troppo alla bufala del global warming non ti fa vedere il freddo che avanza e poi combini i disastri. La Natura funziona da sé, altro che effetto serra antropogenico.
Sullo sfondo, naturalmente, il dilettantismo e la “non trasparenza” del regime e della comunità scientifica cinesi.
“A seguito dei pesanti disagi il Governo cinese, consapevole di non aver previsto per tempo la criticità della situazione, è corso ai ripari mascherando il grossolano errore dei vari team meteorologici con l’intenzione di aver provocato il fenomeno”.
“E così la nevicata, tutto frutto delle fatiche di Madre Natura, è diventata immeritatamente artificiale, frutto della “consapevole” volontà di un sistema ancora lungi da essere trasparente. Forse i Cinesi dovrebbero imparare dai Russi i quali, pronti a bandire con armi artificiali la neve dal loro inverno, si sono dovuti rassegnare sotto la prima abbondante imbiancata di questo quasi inverno”.
Manca però una risposta al quesito fondamentale: perché i cinesi “giocano” con il clima?
Semplice: perché a Pechino l’emergenza clima è reale, fa paura. Come abbiamo già sottolineato, la desertificazione avanza e ogni occasione è buona per aumentare i volumi d’acqua della città. Disagi o non disagi, viabilità o non viabilità.
Purtroppo, i cinesi non leggono Meteolive, si ostinano a temere la desertificazione e a sparare argento in cielo. E purtroppo, quelli di Meteolive non conoscono la Cina.

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