Una notizia biodiversa

La biodiversità cinese fa progressi, almeno per quanto riguarda le foreste.
Lo attesta uno studio di Haigen Xu e colleghi dell’Istituto di scienze ambientali di Nanjing, che esamina alcuni indicatori di biodiversità oltre Muraglia. La Cina è tra i Paesi che nel 2002 hanno aderito alla Convention of Biological Diversity e che si sono perciò impegnati a ridurre in modo significativo la perdita di biodiversità entro il 2010.
“Le foreste cinesi sono state a rischio e hanno subito un processo di degrado fin dagli inizi dell’epoca imperiale. Tuttavia, negli ultimi vent’anni sono cresciute. L’area coperta da foreste è aumentata dal 12.7% del 1973 all’attuale 18.2% e il volume complessivo è cresciuto da 9532,27 milioni di metri cubi agli attuali 13.618,10 milioni“.
Quello cinese è il patrimonio forestale cresciuto più velocemente al mondo.
In teoria, tale crescita potrebbe essere connessa all’estensione di monocolture utili allo sviluppo industriale che però impoveriscono l’ambiente, ma in Cina si è invece verificata soprattutto tra le “foreste naturali“, cioè quelle che sviluppano biodiversità.
Quello forestale non è l’unico indicatore che rivela un trend positivo.
L’estensione dei territori colpiti dalla desertificazione si è ridotta tra il 1999 e il 2004 da 1.743.100 km2 a 1.736.684 km2, “riflettendo il cambiamento da un’espansione media annua di 3436 km2 alla prima data, a una contrazione media di 1283 km2 nel 2004, per una percentuale dello 0,07% anno su anno”.
Sono inoltre crollate le emissioni di molte sostanze inquinanti e lo studio degli ecosistemi marini ha dimostrato che i parametri qualitativi delle acque cinesi – dopo un primato negativo registrato nel 1997 – stanno migliorando.
D’altra parte non mancano i problemi. L’inquinamento dei mari è “ancora molto grave”; parecchie specie di mammiferi, pesci e uccelli sono a rischio in tutto il Paese e cresce l’uso di fertilizzanti che inquinano fiumi e laghi.
Diminuiscono le praterie “e il 90% delle steppe cinesi è oggi considerato degradato“.
Il numero di specie invasive e “aliene” rivela inoltre “un trend drammaticamente crescente”.
In compenso è cresciuta incredibilmente la percentuale di territorio destinata a riserve naturali (2531,32 volte rispetto al 1978!), anche se molte di queste sono conservate male, non organizzate in un network, carenti di segnaletica e informazioni. Inoltre, nelle aree a più alto tasso di biodiversità, le riserve naturali ammontano solo al 10% del territorio.
Tutto sommato – conclude lo studio – nonostate i grandi sforzi del governo cinese, “la Cina affronta ancora gravi sfide nel controllo dell’inquinamento e nella conservazione della biodiversità”. Gli studiosi osservano che “il prossimo decennio sarà per la Cina un periodo critico nella tutela della propria ricca e unica biodiversità”.
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dicembre 17th, 2009 at 5:22 pm
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