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	<title>Commenti a: Pepe il cinese</title>
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	<description>Milano-Pechino, Cina-Europa-Mondo: fatti, parole, immagini</description>
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		<title>Di: Chen Ying &#187; Blog Archive &#187; Google vs China</title>
		<link>http://www.chen-ying.net/blog/2009/11/19/pepe-il-cinese/comment-page-1/#comment-31274</link>
		<dc:creator>Chen Ying &#187; Blog Archive &#187; Google vs China</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 22:38:04 +0000</pubDate>
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		<description>[...] la questua e Barack Obama evita accuratamente di esporsi sul tema dei diritti umani durante il suo viaggio cinese, Google &#8211; cioè un&#8217;impresa del Web &#8211; può sfidare (o è costretta a farlo) il [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] la questua e Barack Obama evita accuratamente di esporsi sul tema dei diritti umani durante il suo viaggio cinese, Google &#8211; cioè un&#8217;impresa del Web &#8211; può sfidare (o è costretta a farlo) il [...]</p>
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		<title>Di: Chen Ying &#187; Blog Archive &#187; La posizione della Cina sul cambiamento climatico</title>
		<link>http://www.chen-ying.net/blog/2009/11/19/pepe-il-cinese/comment-page-1/#comment-30500</link>
		<dc:creator>Chen Ying &#187; Blog Archive &#187; La posizione della Cina sul cambiamento climatico</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 13:20:40 +0000</pubDate>
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		<description>[...] il viaggio in Asia del presidente Obama, nel novembre 2009, la Cina e gli Usa hanno firmato un accordo che comprende un piano complessivo [...]</description>
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		<title>Di: Chen Ying &#187; Blog Archive &#187; Dalla parte dello yuan debole</title>
		<link>http://www.chen-ying.net/blog/2009/11/19/pepe-il-cinese/comment-page-1/#comment-30105</link>
		<dc:creator>Chen Ying &#187; Blog Archive &#187; Dalla parte dello yuan debole</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 16:04:15 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Obama è andato in Cina auspicando una rivalutazione dello yuan: niente da fare. Come abbiamo visto, Robert Reich ne parla come di una vera e propria &#8220;politica sociale&#8221; da parte del governo cinese. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Obama è andato in Cina auspicando una rivalutazione dello yuan: niente da fare. Come abbiamo visto, Robert Reich ne parla come di una vera e propria &#8220;politica sociale&#8221; da parte del governo cinese. [...]</p>
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		<title>Di: Chen Ying &#187; Blog Archive &#187; Guadagnare licenziando</title>
		<link>http://www.chen-ying.net/blog/2009/11/19/pepe-il-cinese/comment-page-1/#comment-30027</link>
		<dc:creator>Chen Ying &#187; Blog Archive &#187; Guadagnare licenziando</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 17:08:17 +0000</pubDate>
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		<description>[...] &#171; Pepe il cinese [...]</description>
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		<title>Di: Alessandro</title>
		<link>http://www.chen-ying.net/blog/2009/11/19/pepe-il-cinese/comment-page-1/#comment-30025</link>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 13:13:18 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Detto questo, io credo che se c’è qualcuno all’estero che spinge verso la destabilizzazione in quelle grandi province di frontiera (Xizang [Tibet] e Xinjiang), anche nei palazzi di Pechino ci sono correnti interessate all’escalation che porterebbe a un’inevitabile hanizzazione.&quot;

D&#039;accordissimo con te

&quot;Le autorità hanno fatto leggi che garantiscono quote agli uyghuri nella pubblica amministrazione e che preservano i loro diritti religiosi (tipo quello di assentarsi dal lavoro per pregare), questo però scatena il risentimento han (e forme di razzismo: gli uyghuri lazzaroni, ladri, etc etc).&quot;

Questo è verissimo, e accade purtroppo spesso che politiche di &quot;favore&quot; verso alcuni gruppi portino poi al risentimento degli altri (specialmente se, come nel caso degli Uighuri, questo favore si traduce anche in una politica ufficiale di maggiore lenienza nelle condanne criminali e minore perseguimento dei reati commessi dagli appartenenti a quella minoranza...A mio avviso questo tipo di politiche porta inevitabilmente risentimento da parte degli altri gruppi, e ovviamente dà anche un senso di maggiore impunità alle &quot;mele marce&quot; che immancabilmente esistono in ogni gruppo etnico e si sentono in questo modo maggiormente autorizzate a delinquere, più sicuri di farla cmq franca...a detrimento dell&#039;immagine generale dell&#039;intero gruppo etnico a cui appartengono)...La migliore politica sarebbe senz&#039;altro quella di trattara allo stesso modo tutti i cittadini, ma anche questa è molto difficilmente applicabile in un paese multietnico di queste dimensioni e complessità.

&quot;D’altra parte, se escono dallo Xinjiang per “farsi Cina”, i giovani uyghuri trovano spesso ad accoglierli un razzismo strisciante che li spinge esattamente in direzione dei peggiori stereotipi di cui sopra.&quot;

D&#039;accordo anche su questo punto (anche se, in alcuni casi, il razzismo strisciante ha anche delle motivazioni reali...e qui si ritorna al discorso di prima della lenienza e del minor perseguimento dei reati. Personalmente, per fortuna, nn mi è mai successo, ma ho sentito alcune volte racconti di amici non cinesi che son stati testimoni di comportamenti nn proprio amabili da parte di uighuri..questo per dire che il razzismo non è mai accettabile, ma qualche volta qualche minimo fondo di verità c&#039;è)..e questo, purtroppo, fa parte di quei problemi che attanagliano la maggior parte dei paesi con forti minoranze, ed è un fattore eminentemente sociale (non politico o di oppressione ufficiale), figlio dell&#039;ignoranza e, in definitiva, della cattiveria e stupidità di molta gente (e i fenomeni sociali richiedono tempi lunghissimi per essere influenzati e governati).

&quot;E qui allora ha ragione il Dalai Lama quando parla di “genocidio culturale”, anche se a mio avviso lui è per molti versi un’icona hollywoodiana che fa un gioco piuttosto sporco quando parla di “autonomia” del Tibet (non si capisce dove voglia davvero andare a parare).
In definitiva, gli altri hanno fatto peggio (la Cina per lo meno non fonda la sua stessa esistenza sul genocidio di un intero popolo) ma anche Pechino rischia di creare “riserve indiane” dove un quadretto per turisti sostituisce la ricchezza della biodiversità&quot;

Su questo punto nn sono d&#039;accordissimo (specialmente sull&#039;&quot;attendibilità&quot; delle parole del Dalai..per tutta la sua storia, i suoi comportamenti, le sue menzogne prezzolate, gli atti e le politiche che lui e il suo &quot;governo in esilio&quot; di nobili portano avanti...Quando parla di autonomia del Tibet, a mio avviso, è abbastanza chiaro dove voglia andare a parare, basta vedere alcuni dei piani che ha presentato: una pulizia etnica in un&#039;area vastissima - più vasta del tibet storico - con &quot;deportazione&quot; non solo degli han ma di tante altre etnie che vivono in quelle aree da secoli. Un&#039;operazione di semi-indipendenza, che, a mio avviso, preluderebbe ad una reale indipendenza futura. Altro nodo fondamentale della questione, che non viene MAI preso in esame dai media nostrani, è: ma il Dalai -e il suo gruppo di potere - parla/può parlare per coloro che nel XIzang ci vivono, o solo per il suo autonominato governo e per coloro che vivono in &quot;esilio&quot;? A mio modo di vedere è vera la seconda  possibilità)...nel senso che il pericolo di creare riserve (sia per precisa volontà politico/economica, sia come conseguenza involontaria di scelte o eventi. Tra parentesi, quando ho parlato di esperienze di amici, non parlavo di &quot;percorsi turistici&quot;, ma di persone che viaggiavano in modo autonomo per l&#039;entroterra della Cina più rurale e che hanno incontrato comunità appartenenti a diverse etnie che viveno tranquillamente secondo i propri costumi in paesetti sconosciuti, al di fuori di qualsiasi circuito turistico.) è reale, ma che è anche parte di un processo estremamente complesso e dagli esiti incerti. Alcune culture di minoranza, storicamente e in diverse parti del mondo - Europa compresa -, si sono &quot;naturalmente&quot; diluite nelle culture di maggioranza con il passare dei decenni o dei secoli, per tutta una serie di fattori politici, economici, e di semplice numero..questo credo sia un &quot;normale&quot; processo socioculturale che è sempre avvenuto nella storia dell&#039;umanità.  Persone che protestano o combattono per preservare una determinata cultura di minoranza ne esistono moltissimi paesi, ma si tratta di un fenomeno umano &quot;fisiologico&quot; difficilmente contrastabile...Il fenomeno è complessissimo ed è difficilissimo affrontarlo in un post (non essendo io nemmeno uno specialista della materia), ma il rischio  è anche quello che per &quot;proteggere&quot; una data cultura si rischi di &quot;cristallizzarla artificialmente&quot; in un determinato stadio &quot;evolutivo&quot;  a forza di leggi/divieti/misure volti a &quot;preservarla&quot;, eliminando/fermando/violentando il normale processo di evoluzione/assimilazione/amalgama di diversi gruppi sociali in uno nuovo, più unitario ma anche più complesso e dalle diverse anime dovute alle diverse componenti che esistevano prima, e che ha creato i gruppi etnici, le nazioni e i popoli che noi oggi conosciamo (l&#039;Italia anche ne è un chiaro  esempio). I costumi cambiano, le tradizioni possono essere abbandonate, altre ne possono nasce o venire adottate, sia perché giudicate &quot;migliori&quot;, sia perché semplicemente &quot;socialmente maggiormente di successo&quot;, tutto questo fa parte dell&#039;evoluzione umana. 
Non dimentichiamoci che negli ultimi 60 anni la percentuale delle minoranze nella popolazione totale della Cina è cresciuta da circa il 5% a circa il 10%, in un contesto di aumento abbastanza vertiginoso della popolazione complessiva del paese..ciò significa che cmq le minoranze son cresciute, in percentuale, numericamente molto di più che la maggioranza &quot;han&quot; (anch&#039;essa lungi dall&#039;essere etnicamente unitaria e monolitica).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Detto questo, io credo che se c’è qualcuno all’estero che spinge verso la destabilizzazione in quelle grandi province di frontiera (Xizang [Tibet] e Xinjiang), anche nei palazzi di Pechino ci sono correnti interessate all’escalation che porterebbe a un’inevitabile hanizzazione.&#8221;</p>
<p>D&#8217;accordissimo con te</p>
<p>&#8220;Le autorità hanno fatto leggi che garantiscono quote agli uyghuri nella pubblica amministrazione e che preservano i loro diritti religiosi (tipo quello di assentarsi dal lavoro per pregare), questo però scatena il risentimento han (e forme di razzismo: gli uyghuri lazzaroni, ladri, etc etc).&#8221;</p>
<p>Questo è verissimo, e accade purtroppo spesso che politiche di &#8220;favore&#8221; verso alcuni gruppi portino poi al risentimento degli altri (specialmente se, come nel caso degli Uighuri, questo favore si traduce anche in una politica ufficiale di maggiore lenienza nelle condanne criminali e minore perseguimento dei reati commessi dagli appartenenti a quella minoranza&#8230;A mio avviso questo tipo di politiche porta inevitabilmente risentimento da parte degli altri gruppi, e ovviamente dà anche un senso di maggiore impunità alle &#8220;mele marce&#8221; che immancabilmente esistono in ogni gruppo etnico e si sentono in questo modo maggiormente autorizzate a delinquere, più sicuri di farla cmq franca&#8230;a detrimento dell&#8217;immagine generale dell&#8217;intero gruppo etnico a cui appartengono)&#8230;La migliore politica sarebbe senz&#8217;altro quella di trattara allo stesso modo tutti i cittadini, ma anche questa è molto difficilmente applicabile in un paese multietnico di queste dimensioni e complessità.</p>
<p>&#8220;D’altra parte, se escono dallo Xinjiang per “farsi Cina”, i giovani uyghuri trovano spesso ad accoglierli un razzismo strisciante che li spinge esattamente in direzione dei peggiori stereotipi di cui sopra.&#8221;</p>
<p>D&#8217;accordo anche su questo punto (anche se, in alcuni casi, il razzismo strisciante ha anche delle motivazioni reali&#8230;e qui si ritorna al discorso di prima della lenienza e del minor perseguimento dei reati. Personalmente, per fortuna, nn mi è mai successo, ma ho sentito alcune volte racconti di amici non cinesi che son stati testimoni di comportamenti nn proprio amabili da parte di uighuri..questo per dire che il razzismo non è mai accettabile, ma qualche volta qualche minimo fondo di verità c&#8217;è)..e questo, purtroppo, fa parte di quei problemi che attanagliano la maggior parte dei paesi con forti minoranze, ed è un fattore eminentemente sociale (non politico o di oppressione ufficiale), figlio dell&#8217;ignoranza e, in definitiva, della cattiveria e stupidità di molta gente (e i fenomeni sociali richiedono tempi lunghissimi per essere influenzati e governati).</p>
<p>&#8220;E qui allora ha ragione il Dalai Lama quando parla di “genocidio culturale”, anche se a mio avviso lui è per molti versi un’icona hollywoodiana che fa un gioco piuttosto sporco quando parla di “autonomia” del Tibet (non si capisce dove voglia davvero andare a parare).<br />
In definitiva, gli altri hanno fatto peggio (la Cina per lo meno non fonda la sua stessa esistenza sul genocidio di un intero popolo) ma anche Pechino rischia di creare “riserve indiane” dove un quadretto per turisti sostituisce la ricchezza della biodiversità&#8221;</p>
<p>Su questo punto nn sono d&#8217;accordissimo (specialmente sull&#8217;&#8221;attendibilità&#8221; delle parole del Dalai..per tutta la sua storia, i suoi comportamenti, le sue menzogne prezzolate, gli atti e le politiche che lui e il suo &#8220;governo in esilio&#8221; di nobili portano avanti&#8230;Quando parla di autonomia del Tibet, a mio avviso, è abbastanza chiaro dove voglia andare a parare, basta vedere alcuni dei piani che ha presentato: una pulizia etnica in un&#8217;area vastissima &#8211; più vasta del tibet storico &#8211; con &#8220;deportazione&#8221; non solo degli han ma di tante altre etnie che vivono in quelle aree da secoli. Un&#8217;operazione di semi-indipendenza, che, a mio avviso, preluderebbe ad una reale indipendenza futura. Altro nodo fondamentale della questione, che non viene MAI preso in esame dai media nostrani, è: ma il Dalai -e il suo gruppo di potere &#8211; parla/può parlare per coloro che nel XIzang ci vivono, o solo per il suo autonominato governo e per coloro che vivono in &#8220;esilio&#8221;? A mio modo di vedere è vera la seconda  possibilità)&#8230;nel senso che il pericolo di creare riserve (sia per precisa volontà politico/economica, sia come conseguenza involontaria di scelte o eventi. Tra parentesi, quando ho parlato di esperienze di amici, non parlavo di &#8220;percorsi turistici&#8221;, ma di persone che viaggiavano in modo autonomo per l&#8217;entroterra della Cina più rurale e che hanno incontrato comunità appartenenti a diverse etnie che viveno tranquillamente secondo i propri costumi in paesetti sconosciuti, al di fuori di qualsiasi circuito turistico.) è reale, ma che è anche parte di un processo estremamente complesso e dagli esiti incerti. Alcune culture di minoranza, storicamente e in diverse parti del mondo &#8211; Europa compresa -, si sono &#8220;naturalmente&#8221; diluite nelle culture di maggioranza con il passare dei decenni o dei secoli, per tutta una serie di fattori politici, economici, e di semplice numero..questo credo sia un &#8220;normale&#8221; processo socioculturale che è sempre avvenuto nella storia dell&#8217;umanità.  Persone che protestano o combattono per preservare una determinata cultura di minoranza ne esistono moltissimi paesi, ma si tratta di un fenomeno umano &#8220;fisiologico&#8221; difficilmente contrastabile&#8230;Il fenomeno è complessissimo ed è difficilissimo affrontarlo in un post (non essendo io nemmeno uno specialista della materia), ma il rischio  è anche quello che per &#8220;proteggere&#8221; una data cultura si rischi di &#8220;cristallizzarla artificialmente&#8221; in un determinato stadio &#8220;evolutivo&#8221;  a forza di leggi/divieti/misure volti a &#8220;preservarla&#8221;, eliminando/fermando/violentando il normale processo di evoluzione/assimilazione/amalgama di diversi gruppi sociali in uno nuovo, più unitario ma anche più complesso e dalle diverse anime dovute alle diverse componenti che esistevano prima, e che ha creato i gruppi etnici, le nazioni e i popoli che noi oggi conosciamo (l&#8217;Italia anche ne è un chiaro  esempio). I costumi cambiano, le tradizioni possono essere abbandonate, altre ne possono nasce o venire adottate, sia perché giudicate &#8220;migliori&#8221;, sia perché semplicemente &#8220;socialmente maggiormente di successo&#8221;, tutto questo fa parte dell&#8217;evoluzione umana.<br />
Non dimentichiamoci che negli ultimi 60 anni la percentuale delle minoranze nella popolazione totale della Cina è cresciuta da circa il 5% a circa il 10%, in un contesto di aumento abbastanza vertiginoso della popolazione complessiva del paese..ciò significa che cmq le minoranze son cresciute, in percentuale, numericamente molto di più che la maggioranza &#8220;han&#8221; (anch&#8217;essa lungi dall&#8217;essere etnicamente unitaria e monolitica).</p>
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		<title>Di: Chen Ying</title>
		<link>http://www.chen-ying.net/blog/2009/11/19/pepe-il-cinese/comment-page-1/#comment-30022</link>
		<dc:creator>Chen Ying</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:24:42 +0000</pubDate>
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		<description>Ti ringrazio per gli apprezzamenti al blog e già all&#039;epoca scrissi che la versione dei fatti di Urumqi diffusa da Pechino era molto più credibile della versione delle organizzazioni pro &quot;Turkestan Orientale&quot;.
http://www.chen-ying.net/blog/?p=526
Per altro, in quei giorni mi ero attivato per parlare con qualche testimone oculare degli eventi ed ero entrato in contatto con fuoriusciti uyghuri che, dopo un iniziale disponibilità, fecero marcia indietro quando gli dissi che non ero interessato alla loro versione prestampata: volevo il racconto di chi c&#039;era.
Detto questo, io credo che se c&#039;è qualcuno all&#039;estero che spinge verso la destabilizzazione in quelle grandi province di frontiera (Xizang [Tibet] e Xinjiang), anche nei palazzi di Pechino ci sono correnti interessate all&#039;escalation che porterebbe a un&#039;inevitabile hanizzazione.
Xinjiang e Xizang sono Cina. Ma il problema, a mio modestissimo parere, è proprio quello di garantire la biodiversità all&#039;interno della Cina promuovendo allo stesso tempo l&#039;eguaglianza dei diritti. 
E si tratta di garantire una &quot;eguaglianza dei diseguali&quot;, nel senso che a partire dalle diversità, bisogna mettere tutti nelle migliori condizioni per vivere ed evolvere.
Le autorità hanno fatto leggi che garantiscono quote agli uyghuri nella pubblica amministrazione e che preservano i loro diritti religiosi (tipo quello di assentarsi dal lavoro per pregare), questo però scatena il risentimento han (e forme di razzismo: gli uyghuri lazzaroni, ladri, etc etc). 
Mi pare un chiaro esempio di ottimo tentativo d&#039;integrazione che si traduce però nel suo contrario.
D&#039;altra parte, se escono dallo Xinjiang per &quot;farsi Cina&quot;, i giovani uyghuri trovano spesso ad accoglierli un razzismo strisciante che li spinge esattamente in direzione dei peggiori stereotipi di cui sopra.
Insomma, è un po&#039; un gatto che si morde la coda.
Di fronte all&#039;apparente insolubilità del problema, mi pare che la Cina troppo spesso agisca secondo un doppio binario: potenti iniezioni di &quot;benessere&quot;, come se la crescita del Pil fosse un passe-partout universale, e graduale hanizzazione delle periferie (sia promossa sia lasciando semplicemente che nuovi migranti si spostino a ovest in cerca di fortuna). 
Ma questo produce le orride città tutte uguali e, soprattutto, nuovi risentimenti e discriminazioni.
E qui allora ha ragione il Dalai Lama quando parla di &quot;genocidio culturale&quot;, anche se a mio avviso lui è per molti versi un&#039;icona hollywoodiana che fa un gioco piuttosto sporco quando parla di &quot;autonomia&quot; del Tibet (non si capisce dove voglia davvero andare a parare).
In definitiva, gli altri hanno fatto peggio (la Cina per lo meno non fonda la sua stessa esistenza sul genocidio di un intero popolo) ma anche Pechino rischia di creare &quot;riserve indiane&quot; dove un quadretto per turisti sostituisce la ricchezza della biodiversità</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ringrazio per gli apprezzamenti al blog e già all&#8217;epoca scrissi che la versione dei fatti di Urumqi diffusa da Pechino era molto più credibile della versione delle organizzazioni pro &#8220;Turkestan Orientale&#8221;.<br />
<a href="http://www.chen-ying.net/blog/?p=526" rel="nofollow">http://www.chen-ying.net/blog/?p=526</a><br />
Per altro, in quei giorni mi ero attivato per parlare con qualche testimone oculare degli eventi ed ero entrato in contatto con fuoriusciti uyghuri che, dopo un iniziale disponibilità, fecero marcia indietro quando gli dissi che non ero interessato alla loro versione prestampata: volevo il racconto di chi c&#8217;era.<br />
Detto questo, io credo che se c&#8217;è qualcuno all&#8217;estero che spinge verso la destabilizzazione in quelle grandi province di frontiera (Xizang [Tibet] e Xinjiang), anche nei palazzi di Pechino ci sono correnti interessate all&#8217;escalation che porterebbe a un&#8217;inevitabile hanizzazione.<br />
Xinjiang e Xizang sono Cina. Ma il problema, a mio modestissimo parere, è proprio quello di garantire la biodiversità all&#8217;interno della Cina promuovendo allo stesso tempo l&#8217;eguaglianza dei diritti.<br />
E si tratta di garantire una &#8220;eguaglianza dei diseguali&#8221;, nel senso che a partire dalle diversità, bisogna mettere tutti nelle migliori condizioni per vivere ed evolvere.<br />
Le autorità hanno fatto leggi che garantiscono quote agli uyghuri nella pubblica amministrazione e che preservano i loro diritti religiosi (tipo quello di assentarsi dal lavoro per pregare), questo però scatena il risentimento han (e forme di razzismo: gli uyghuri lazzaroni, ladri, etc etc).<br />
Mi pare un chiaro esempio di ottimo tentativo d&#8217;integrazione che si traduce però nel suo contrario.<br />
D&#8217;altra parte, se escono dallo Xinjiang per &#8220;farsi Cina&#8221;, i giovani uyghuri trovano spesso ad accoglierli un razzismo strisciante che li spinge esattamente in direzione dei peggiori stereotipi di cui sopra.<br />
Insomma, è un po&#8217; un gatto che si morde la coda.<br />
Di fronte all&#8217;apparente insolubilità del problema, mi pare che la Cina troppo spesso agisca secondo un doppio binario: potenti iniezioni di &#8220;benessere&#8221;, come se la crescita del Pil fosse un passe-partout universale, e graduale hanizzazione delle periferie (sia promossa sia lasciando semplicemente che nuovi migranti si spostino a ovest in cerca di fortuna).<br />
Ma questo produce le orride città tutte uguali e, soprattutto, nuovi risentimenti e discriminazioni.<br />
E qui allora ha ragione il Dalai Lama quando parla di &#8220;genocidio culturale&#8221;, anche se a mio avviso lui è per molti versi un&#8217;icona hollywoodiana che fa un gioco piuttosto sporco quando parla di &#8220;autonomia&#8221; del Tibet (non si capisce dove voglia davvero andare a parare).<br />
In definitiva, gli altri hanno fatto peggio (la Cina per lo meno non fonda la sua stessa esistenza sul genocidio di un intero popolo) ma anche Pechino rischia di creare &#8220;riserve indiane&#8221; dove un quadretto per turisti sostituisce la ricchezza della biodiversità</p>
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		<title>Di: Alessandro</title>
		<link>http://www.chen-ying.net/blog/2009/11/19/pepe-il-cinese/comment-page-1/#comment-30017</link>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 01:54:56 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Da che pulpito, poi? La leggenda della costituzione americana creatrice di una nazione molteplice è una balla: l’America nasce dalla conquista violenta di un territorio altrui da parte di alcuni fuoriusciti europei, perlopiù invasati dal punto di vista religioso. Perché negare questo atto fondatore?&quot;

Non potrei essere più d&#039;accordo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Da che pulpito, poi? La leggenda della costituzione americana creatrice di una nazione molteplice è una balla: l’America nasce dalla conquista violenta di un territorio altrui da parte di alcuni fuoriusciti europei, perlopiù invasati dal punto di vista religioso. Perché negare questo atto fondatore?&#8221;</p>
<p>Non potrei essere più d&#8217;accordo</p>
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		<title>Di: Alessandro</title>
		<link>http://www.chen-ying.net/blog/2009/11/19/pepe-il-cinese/comment-page-1/#comment-30016</link>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 01:53:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chen-ying.net/blog/?p=584#comment-30016</guid>
		<description>I problemi con le minoranze esistono un po&#039; ovunque (ovviamente per questioni e con modalità diverse da caso a caso)  esistano delle minoranze..la Cina non è, ovviamente, un&#039;eccezione, anche se credo che per molti versi lo abbia affrontato, e continui ad affrontarlo, in modo molto migliore che altrove. A mio modo di vedere NON è un caso che i problemi maggiori (causati o pilotati poi realmente da chi o con l&#039;aiuto di chi..questo è un&#039;altra questione che va presa in considerazione) si verifichino nelle due aree abitate da minoranze più vaste (e per questo maggiormente &quot;appetibili&quot; per dare &quot;fastidio&quot; a Pechino) e &quot;politicizzate&quot; dall&#039;occidente in funzione anti-cinese: Xizang e, più di recente, Xinjiang (considerare il quale come la &quot;patria&quot; degli Uighuri, come avviene da noi, ignorando tutte le altre etnie che ci vivono da secoli, inclusa la presenza millenaria degli &quot;han&quot;, poi è semplicemente la più completa e totale falsificazione della realtà storica e sociale dell&#039;area).  I fatti di Urumqi (molto simili per dinamica e svolgimento ad un attacco terroristico premeditato e attentamente progettato per quanto mi è stato possibile appurare) ne sono a mio avviso un esempio..corroborato dalle foto false esibite e dalle menzogne ripetute poi dalla Kadeer e da altri. Ma la stragrande maggioranza delle altre minoranze, per esperienza  personale mia o di persone che conosco direttamente) vive pacificamente e gode di svariate politiche di favore....a volte senza nemmeno parlare una parola di mandarino, completamente immerse nel loro proprio universo culturare. Ciò che non si può dire di tantissimi altri paesi cosiddetti &quot;democratici&quot;.
La Cina, purtroppo, agli occhi degli USA e dell&#039;Occidente sconta e deve necessariamente scontare il peccato originale di essere nominalmente &quot;comunista&quot;, per cui qualunque cosa vi avvenga, qualunque problema esista, anche i più normali e diffusi nel resto del mondo, devono per forza essere letti e presentati (o meglio distorti, o spesso inventati) come un&#039;oscura e crudele manovra liberticida del famigerato &quot;regime&quot; (per parafrasare Bones McCoy da Star Trek: &quot;ma perché qualunque organizzazione statuale che non capiamo o non approviamo deve essere chiamata &quot;regime&quot;?&quot;) e come esclusivamente peculiari e causati da esso.

Apprezzo molto il tuo blog e le mie considerazioni sono prettamente di carattere generale e assolutamente NON riferite a te e a quanto scrivi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I problemi con le minoranze esistono un po&#8217; ovunque (ovviamente per questioni e con modalità diverse da caso a caso)  esistano delle minoranze..la Cina non è, ovviamente, un&#8217;eccezione, anche se credo che per molti versi lo abbia affrontato, e continui ad affrontarlo, in modo molto migliore che altrove. A mio modo di vedere NON è un caso che i problemi maggiori (causati o pilotati poi realmente da chi o con l&#8217;aiuto di chi..questo è un&#8217;altra questione che va presa in considerazione) si verifichino nelle due aree abitate da minoranze più vaste (e per questo maggiormente &#8220;appetibili&#8221; per dare &#8220;fastidio&#8221; a Pechino) e &#8220;politicizzate&#8221; dall&#8217;occidente in funzione anti-cinese: Xizang e, più di recente, Xinjiang (considerare il quale come la &#8220;patria&#8221; degli Uighuri, come avviene da noi, ignorando tutte le altre etnie che ci vivono da secoli, inclusa la presenza millenaria degli &#8220;han&#8221;, poi è semplicemente la più completa e totale falsificazione della realtà storica e sociale dell&#8217;area).  I fatti di Urumqi (molto simili per dinamica e svolgimento ad un attacco terroristico premeditato e attentamente progettato per quanto mi è stato possibile appurare) ne sono a mio avviso un esempio..corroborato dalle foto false esibite e dalle menzogne ripetute poi dalla Kadeer e da altri. Ma la stragrande maggioranza delle altre minoranze, per esperienza  personale mia o di persone che conosco direttamente) vive pacificamente e gode di svariate politiche di favore&#8230;.a volte senza nemmeno parlare una parola di mandarino, completamente immerse nel loro proprio universo culturare. Ciò che non si può dire di tantissimi altri paesi cosiddetti &#8220;democratici&#8221;.<br />
La Cina, purtroppo, agli occhi degli USA e dell&#8217;Occidente sconta e deve necessariamente scontare il peccato originale di essere nominalmente &#8220;comunista&#8221;, per cui qualunque cosa vi avvenga, qualunque problema esista, anche i più normali e diffusi nel resto del mondo, devono per forza essere letti e presentati (o meglio distorti, o spesso inventati) come un&#8217;oscura e crudele manovra liberticida del famigerato &#8220;regime&#8221; (per parafrasare Bones McCoy da Star Trek: &#8220;ma perché qualunque organizzazione statuale che non capiamo o non approviamo deve essere chiamata &#8220;regime&#8221;?&#8221;) e come esclusivamente peculiari e causati da esso.</p>
<p>Apprezzo molto il tuo blog e le mie considerazioni sono prettamente di carattere generale e assolutamente NON riferite a te e a quanto scrivi.</p>
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	<item>
		<title>Di: Chen Ying</title>
		<link>http://www.chen-ying.net/blog/2009/11/19/pepe-il-cinese/comment-page-1/#comment-30007</link>
		<dc:creator>Chen Ying</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 16:40:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chen-ying.net/blog/?p=584#comment-30007</guid>
		<description>Sono abbastanza d&#039;accordo sul tuo giudizio rispetto al vizio evangelizzatore degli anglosassoni. Sono contrario alla presunta &quot;universalità&quot; dei valori di cui anche Obama è uno strenuo sostenitore (però con sorriso &amp; gentilezza, per carità). Da che pulpito, poi? La leggenda della costituzione americana creatrice di una nazione molteplice è una balla: l&#039;America nasce dalla conquista violenta di un territorio altrui da parte di alcuni fuoriusciti europei, perlopiù invasati dal punto di vista religioso. Perché negare questo atto fondatore?
E dunque, viva la biodiversità. Tuttavia, è pur vero che la Cina spesso fa fatica ad applicare in casa propria il principio di biodiversità che rivendica  sul piano internazionale.: vedi hanizzazione delle periferie e problemi con le minoranze. Attenzione, io non dico che non ci provi, come invece sostiene molta stampa occidentale: ci sono leggi a tutela delle culture minoritarie lì a testimoniarlo. Però non evitano i conflitti (vedi Xinjiang) e la mia impressione è che l&#039;extrema ratio di Pechino, di fronte ai conflitti, sia sempre quella di &quot;imporre&quot; la propria visione del mondo. Questo all&#039;interno.
Nelle relazioni internazionali, invece, sta di fatto che qualche tipo di comunicazione ci vuole. Le forme si definiranno. E&#039; la vecchia faccenda: l&#039;Occidente cambierà la Cina o sarà la Cina a cambiare noi? Osservo semplicemente che i cinesi conoscono noi occidentali molto più di quanto noi (e figuriamoci l&#039;americano medio) conoscano loro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono abbastanza d&#8217;accordo sul tuo giudizio rispetto al vizio evangelizzatore degli anglosassoni. Sono contrario alla presunta &#8220;universalità&#8221; dei valori di cui anche Obama è uno strenuo sostenitore (però con sorriso &#038; gentilezza, per carità). Da che pulpito, poi? La leggenda della costituzione americana creatrice di una nazione molteplice è una balla: l&#8217;America nasce dalla conquista violenta di un territorio altrui da parte di alcuni fuoriusciti europei, perlopiù invasati dal punto di vista religioso. Perché negare questo atto fondatore?<br />
E dunque, viva la biodiversità. Tuttavia, è pur vero che la Cina spesso fa fatica ad applicare in casa propria il principio di biodiversità che rivendica  sul piano internazionale.: vedi hanizzazione delle periferie e problemi con le minoranze. Attenzione, io non dico che non ci provi, come invece sostiene molta stampa occidentale: ci sono leggi a tutela delle culture minoritarie lì a testimoniarlo. Però non evitano i conflitti (vedi Xinjiang) e la mia impressione è che l&#8217;extrema ratio di Pechino, di fronte ai conflitti, sia sempre quella di &#8220;imporre&#8221; la propria visione del mondo. Questo all&#8217;interno.<br />
Nelle relazioni internazionali, invece, sta di fatto che qualche tipo di comunicazione ci vuole. Le forme si definiranno. E&#8217; la vecchia faccenda: l&#8217;Occidente cambierà la Cina o sarà la Cina a cambiare noi? Osservo semplicemente che i cinesi conoscono noi occidentali molto più di quanto noi (e figuriamoci l&#8217;americano medio) conoscano loro.</p>
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	<item>
		<title>Di: Alessandro</title>
		<link>http://www.chen-ying.net/blog/2009/11/19/pepe-il-cinese/comment-page-1/#comment-30006</link>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 16:02:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.chen-ying.net/blog/?p=584#comment-30006</guid>
		<description>Francamente trovo l&#039;affermazione di Garton Ash esilarante..Sarebbe quindi la Cina (tanto per dire...nella mia esperienza personale ho notato che un cinese medio di città conosce immensamente meglio e molto più a fondo - e si interessa molto di più a - le questioni USA/occidentali di quanto un americano o un europeo conosca la realtà della Cina o, addirittura, se ne curi), che ha assorbito tantissimo del modo di vita ecc. degli USA a negare questo &quot;flusso di informazioni&quot;?...Mentre gli USA/Occidente, che continuano come un bulldozer a colonizzare culturalmente, a imporre la propria visione e i propri valori (in buona compagnia dell&#039;occidente tutto) con una certa   arroganza e un &quot;malcelato&quot; (anzi..ben esibito) senso di superiorità morale e materiale, che li rende quindi quasi impermeabili a qualunque realmente importante (non parlo della cucina o dei ristoranti o cose del genere) influsso proveniente dalla Cina o dall&#039;Asia orientale in generale, sarebbero i buoni, che questo flusso lo vorrebbero tanto, ma non riescono, ahiloro, ad averlo?
Mi sembra sinceramente un (tipico dell&#039;etnocentrismo anglosassone e occidentale) ribaltamente della realtà dei fatti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Francamente trovo l&#8217;affermazione di Garton Ash esilarante..Sarebbe quindi la Cina (tanto per dire&#8230;nella mia esperienza personale ho notato che un cinese medio di città conosce immensamente meglio e molto più a fondo &#8211; e si interessa molto di più a &#8211; le questioni USA/occidentali di quanto un americano o un europeo conosca la realtà della Cina o, addirittura, se ne curi), che ha assorbito tantissimo del modo di vita ecc. degli USA a negare questo &#8220;flusso di informazioni&#8221;?&#8230;Mentre gli USA/Occidente, che continuano come un bulldozer a colonizzare culturalmente, a imporre la propria visione e i propri valori (in buona compagnia dell&#8217;occidente tutto) con una certa   arroganza e un &#8220;malcelato&#8221; (anzi..ben esibito) senso di superiorità morale e materiale, che li rende quindi quasi impermeabili a qualunque realmente importante (non parlo della cucina o dei ristoranti o cose del genere) influsso proveniente dalla Cina o dall&#8217;Asia orientale in generale, sarebbero i buoni, che questo flusso lo vorrebbero tanto, ma non riescono, ahiloro, ad averlo?<br />
Mi sembra sinceramente un (tipico dell&#8217;etnocentrismo anglosassone e occidentale) ribaltamente della realtà dei fatti.</p>
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