Dubai, si muove la Cina

La crisi di Dubai World, “può dare alla Cina l’opportunità di collocare alcune riserve estere in oro o petrolio“.
Parola di Ji Xiaonan, capo del consiglio che controlla gli investimenti delle grandi compagnie statali cinesi.

Quindi, mentre non si conoscono ancora gli effetti della crisi nell’Emirato sugli investimenti cinesi e sul sistema finanziario del Dragone in genere, c’è chi ipotizza già scenari vantaggiosi.

Dopo che giovedì scorso la holding d’investimento di Dubai, ha chiesto di congelare 59 miliardi di debiti fino a maggio, gli Emirati Arabi hanno iniziato la nuova settimana con le Borse in affanno (in apertura, -5,94% a Dubai e -7,4% ad Abu Dhabi).
Questo, nonostante le assicurazioni delle autorità monetarie locali, che ieri hanno garantiro sostegno alle banche locali ed estere che operano nella federazione, facilitando l’accesso alle linee di credito.

Tuttavia, da più parti si sostiene che una delle ragioni che ha spinto la holding a chiedere una moratoria sui debiti è stata il suo rifiuto di rimpinguare le casse vendendo attività e obbligazioni nei mesi passati.
Insomma, l’Emirato deve cedere i gioielli di famiglia.
Reuters pubblica la lista degli asset che Dubai World potrebbe mettere adesso in vendita.

Non si parla di materie prime, se non per la Dubai Aluminium, ma le affermazioni del dirigente cinese hanno una loro logica: la crisi dell’Emirato – snodo mondiale del commercio d’oro – potrebbe infatti determinare una diminuizione del prezzo del metallo giallo e attirare i soldi cinesi, alla ricerca di collocazioni alternative rispetto ai bond Usa.

D’altra parte, Ji parla anche di petrolio e Dubai non ne produce.
Forse, in Cina si intravede la possibilità che il default si estenda agli altri Emirati della federazione, che fondano invece la propria ricchezza sul greggio.
Domanda e offerta potrebbero quindi incontrarsi: la Cina ci mette i soldi, gli arabi le materie prime.

Tra oro (bene rifugio) e petrolio (energia) la crisi dell’Emirato appare quindi come il tassello di un gioco più grande che riguarda sia i mercati finanziari sia la competizione globale per l’approvvigionamento energetico.

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