La posizione della Cina sul cambiamento climatico

A Copenhagen , la Cina ribadisce la propria posizione sulla lotta al global warming, invitando Usa e Ue a fare maggiori sforzi.
E’ utile ricordare tale posizione nei suoi punti fondamentali.
Riprendo la sintesi comparsa su Roubini Global Economics, il nuovo sito di Nouriel Roubini, perché mi pare esauriente.
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Prima di Copenhagen, la Cina ha comunicato la sua offerta di ridurre la propria intensità carbonica tra il 40 e il 45% per unità di Pil entro il 2020, rispetto ai valori del 2005. L’intensità carbonica si riferisce alla quantità di Co2 emessa per ogni unità di prodotto. La Cina si è impegnata a migliorare la propria efficienza energetica almeno del 20% tra il 2005 e il 2010, in un tentativo di ridurre la propria intensità carbonica.
Tuttavia, la Cina si rifiuta di aderire ai limiti stabiliti a livello internazionale, ponendo un freno legale ad accordi e controlli. Chiede che le economie avanzate spendano parte del proprio Pil aiutando i Paesi in via di sviluppo ad adattarsi alle politiche contro il cambamento climatico.
Con Brasile, Sud Africa e India, presenterà a Copenhagen il “BASIC Draft” che ribadisce la posizione dei Paesi in via di sviluppo sul cambiamento climatico.
- L’analisi di Peter Ford per The Christian Science Monitor
China under pressure to play key role at Copenhagen climate summit
Durante il viaggio in Asia del presidente Obama, nel novembre 2009, la Cina e gli Usa hanno firmato un accordo che comprende un piano complessivo per l’energia pulita e la riduzione delle emissioni. I due Paesi hanno convenuto che da Copenhagen dovranno scaturire precisi target di riduzione delle emissioni per i Paesi sviluppati e, per quelli in via di sviluppo, misure appropriate a livello nazionale.
In base all’accordo, i due Paesi lanceranno entro i prossimi cinque anni un centro di ricerca congiunto sull’energia pulita. Stabiliranno standard comuni di efficienza, compresi quelli relativi alla formazione di ispettorie revisori. Usa e Cina lavoreranno insieme per ottenere progressi economicamente compatibili relativi all’efficienza energetica nell’industria, nell’edilizia e nei prodotti al consumo, attraverso cooperazione tecnologica e condivisione delle politiche.
Si prevede anche il lancio della U.S.-China Electric Vehicles Initiative, concepita per produrre in futuro veicoli elettrici per entrambi i Paesi. Le due parti hanno anche instaurato la U.S.-China Renewable Energy Partnership, che deve progettare un percorso verso l’impiego diffuso di energia eolica, solare, biocombustibili avanzati e una moderna rete energetica in entrambi i Paesi.
- L’analisi della Casa Bianca
U.S.-China Joint Statement
Nell’ottobre 2009, Cina e India hanno firmato un Memorandum of Understanding (MoU) quinquiennale per cooperare sulle energie rinnovabili e negoziare a livello internazionale una idonea politica per fronteggiare il cambiamento climatico.
Di conseguenza, i due Paesi si sono accordati per l’istituzione ci un comitato di lavoro congiunto sul cambiamento climatico, hanno riconosciuto l’importanza di mitigazione e adattamento per combatterlo e hanno auspicato ulteriori forme di cooperazione.
Il ministero indiano per le Foreste e la commissione nazionale cinese per lo Sviluppo e le Riforme sono le istituzioni preposte, nei rispettivi Paesi, per attuare queste politiche.
- L’analisi del Business Standard
India, China sign 5-yr pact to tackle climate change
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Cina Mondo Globalizzazione
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