Viva l’atomo! Ma c’è abbastanza uranio?

Nel mondo, si assiste a un grande revival delle centrali atomiche, spacciate come soluzione per ogni guaio energetico-ecologico.

Di una cosa però non si parla tanto: anche una centrale atomica, per funzionare, ha bisogno della sua brava materia prima, l’uranio.
Una risorsa scarsa. Quanto?

Keith Johnson, giornalista-blogger del Wall Street Journal rilancia il quesito e solleva molti dubbi sulla reale fattibilità del progetto nucleare incentrato sull’uranio.

Per farsi un’idea del “peak uranium” (cioè il picco di estrazione, il momento in cui si raggiungerà il massimo della produzione per poi calare inevitabilmente a causa della scarsità), basta la matematica.
Attualmente già si consuma più uranio di quanto se ne produca.

Gli ultimi dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica parlano di 69.100 tonnellate di consumo annuo, a fronte di una produzione mineraria che si aggira sulle 43.000.
Il gap è per il momento colmato dal riciclo delle armi nucleari, soprattutto russe: una risorsa evidentemente non infinita.

E questi dati non tengono conto delle centrali già approvate ma non ancora costruite.
Cina e India hanno dichiarato che le proprie scorte di uranio sono insufficienti rispetto alle esigenze dello sviluppo nazionale.

Il Dragone produce attualmente circa 9,1 gigawatt di energia nucleare e punta ufficialmente a 40 gigawatt entro il 2020.
Ma Pan Zhiqiang, direttore di scienza e tecnologia della China National Nuclear Corporation (CNNC) – uno dei due colossi di Stato che operano nel settore -  ha dichiarato il mese scorso che “arrivare a 70 Gw entro il 2020 non sarà un grosso problema”.

Ha aggiunto che secondo alcune stime “entro il 2030, la capacità complessiva raggiungerà i 200 gigawatt e, entro il 2050, i 1.000 gigawatt“.

Oggi operano in Cina 11 reattori e, per raggiungere gli obiettivi, se ne stanno costruendo altri 17.
Inoltre, secondo la World Nuclear Association (lobby globale dell’industria dell’atomo), ben 124 sono in fase di progettazione.

Se così stanno le cose, la WNA prevede che entro il 2030 la domanda cinese di uranio aumenterà di 10 volte rispetto ai livelli odierni. Il Dragone diventerà così il secondo consumatore mondiale, dopo gli Usa.

Attualmente l’uranio prodotto in Cina non basta già più. La China Guangdong Nuclear Power Corporation (CGNPC) lo cerca quindi in Kazakistan, Uzbekistan, Australia e Namibia, mentre la CNNC esplora in Mongolia e Niger.

Oltre a Cina e India, anche Usa, Gran Bretagna, Paesi del Medio Oriente (e pure Italia) hanno progetti di espansione.
Si va quindi verso la competizione serrata per procacciarsi la materia prima.

Lo scienziato svizzero Michael Dittmar ritiene che già a partire dal 2013 si assiterà a un “supply crunch”, la contrazione delle forniture.

La AIEA, dal canto suo, stima in 5,5 milioni di tonnellate le scorte di uranio globali, considerando i giacimenti già identificati. Ciò significa 80 anni di forniture da oggi, al ritmo odierno dei consumi; molto meno tempo se, come probabile, assisteremo a un boom del settore.

Chiaramente, la contrazione delle forniture e il conseguente aumento del prezzo dell’uranio, stimolerà nuovi investimenti ed esplorazioni. Lì risiedono le speranze.

Come osserva l’Economist, “l’industria vanta una lunga storia di evoluzione tecnologica se c’è un incentivo economico a estrarre maggiori quantità di una risorsa”.

E non troppo sottovoce, si parla di reattori al torio, un minerale già impiegato nel ciclo dell’atomo e la cui disponibilità globale dovrebbe essere circa tripla rispetto a quella dell’uranio.

Vedi anche:

Share

One Response to “Viva l’atomo! Ma c’è abbastanza uranio?”

  1. Chen Ying » Blog Archive » Il Dragone energivoro: Cina e materie prime Says:

    [...] Viva l’atomo! Ma c’è abbastanza uranio? [...]

Leave a Reply