Europa, la truffa dei crediti carbonio

Cinque miliardi in fumo, o per meglio dire, in emissioni carboniche. E’ quanto il fisco di vari Paesi europei avrebbe perso complessivamente negli ultimi 18 mesi. Si tratta di una frode che riguarda il sistema “Cap-and-trade“, altrimenti detto mercato delle emissioni di Co2.
Ricordiamo come funziona il sistema. L’anidride carbonica è il principale gas responsabile dell’effetto serra. A livello europeo, si è quindi pensato di utilizzare le leggi di mercato per ridurne l’impatto. Sono state distribuite delle “quote” di emissioni (in pratica, il permesso di emettere Co2 fino a una certa quantità).
Chi (Paese o industria) si ferma sotto il proprio limite prestabilito, può vendere le quote rimanenti a chi invece lo supera.
La compravendita avviene in una Borsa europea creata appositamente.
Dato che le economie ricche inquinano più di quelle povere, si presume che possano acquistare “crediti carbonio“ in Paesi meno sviluppati e meno inquinanti.
Il sistema “Cap-and-trade” si basa insomma sul principio secondo cui la mano invisibile del mercato può coniugare ambiente e redistribuzione della ricchezza globale.
E’ proprio su questa circolazione dei crediti a livello internazionale che le ecomafie fanno il proprio business.
In pratica, alcuni broker acquistavano crediti da Paesi extraeuropei e poi li piazzavano sul mercato dell’Unione ad un prezzo comprensivo di Iva.
Poi, al momento di versare al fisco l’Iva stessa, scomparivano.
Secondo l’Europol (l’ufficio europeo di polizia. Si occupa di intelligence a livello europeo in ambito criminale) il fisco di vari Paesi avrebbe perso complessivamente 5 miliardi di euro.
Francia, Olanda, Gran Bretagna e Spagna avrebbero quindi modificato le proprie leggi in materia di tassazione della compravendita di quote di emissione. Belgio e Danimarca stanno per farlo.
Ma da quando sono entrate in vigore le contromisure – questo è il dato inquietante – gli scambi dei crediti carbonio sono diminuiti del 90%.
E’ facile a questo punto desumere che una quota analoga del commercio era legato ad attività illecite.
Per inciso, l’Italia non è tra i Paesi che hanno preso provvedimenti.
Secondo l’Europol, il mercato europeo delle emissioni rappresenta un giro d’affari da 90 miliardi di euro.
Quali effetti può avere lo scandalo? Fondamentalmente due: può da un lato gettare discredito sul sistema Cap-and-trade, già incapace – per ora – di garantire transazioni finanziarie (e di tecnologia) verso i Paesi in via di sviluppo; d’altro lato, potrebbe indurre l’Europa a unificare la normativa sull’Iva. Per ora, ogni Paese fa a modo suo, cosa che crea problemi anche nel commercio internazionale.
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