Prospettive petrolifere

C’è abbastanza energia per la ripresa economica prossima ventura?
Secondo Nouriel Roubini sì.
Il punto è il petrolio, il suo costo e la sua reperibilità.
Sul nuovo sito dell’economista si legge che le preoccupazioni che già aleggiano nella comunità internazionale dovrebbero dimostrarsi infondate, a patto che la ripresa economica sia lenta, i Paesi dell’Opec aumentino la produzione gradualmente e il prezzo si assesti intorno ai 50 dollari al barile.
A patto che.
A patto che un novello shock petrolifero non sia provocato dalla Cina e dagli Emergenti in generale, con il boom della domanda.

Quanto consuma la Cina?
La domanda cinese di petrolio è calata tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, in linea con la crisi economica globale: a ottobre 2008 la domanda era in crescita del 5,6% rispetto all’anno precedente, mentre a dicembre – un anno fa – si registrava un calo del 5,5%. Una caduta repentina, dovuta soprattutto al rallentamento dell’attività industriale.
Tuttavia, già a maggio 2009 la domanda era risalita a un +2,5% rispetto allo stesso mese del 2008 e la crescita complessiva del 2009 dovrebbe attestarsi sul 3%: i motori dell’industria hanno ripreso a pompare, spinti dal pacchetto di stimoli varato dal governo.
Cosa significa in barili? La domanda giornaliera cinese si aggira attualmente tra i 7,86 e gli 8,1 milioni di barili. Il Dragone è già il secondo consumatore al mondo (10% del totale), dopo aver superato il Giappone.
Resta tuttavia molto al di sotto degli Stati Uniti che, con i loro 23,25 milioni di barili al giorno, rappresentano il 23% del consumo globale.
Anche l’Europa, nel suo insieme – 14,59 milioni di barili – consuma più della Cina.
Insomma, oltre Muraglia l’economia funziona ancora soprattutto a carbone e la domanda di tutti i Paesi non Ocse (38,13 milioni di barili al giorno) è ancora nettamente inferiore a quella dell’area Ocse (45,20 milioni).
Il problema è in prospettiva.
Se nel 2000, la International Energy Agency calcolava in 75 milioni di barili il consumo globale quotidiano, per il 2030 i barili dovrebbero diventare 150 milioni: giusto il doppio.
La Cina – sempre secondo la IEA – rappresenterà ben il 40% di questo incremento, anche stimando un suo tasso di crescita del Pil “limitato” al 6% (quest’anno, nonostante la crisi, si attesterà comunque sull’8%).
In numeri assoluti, le cifre fanno meno paura: entro il 2015 la domanda cinese dovrebbe infatti raggiungere gli 11,3 milioni di barili al giorno. Come si vede, un volume ancora molto distante da quello già oggi necessario agli Usa e inferiore anche al fabbisogno europeo.
Tuttavia, la lotta per procacciarsi le riserve è già cominciata. Oltre alla diversificazione energetica – gas, nucleare, energie rinnovabili – il Dragone compete ormai con Usa ed Europa su tutti i teatri mondiali.
Segnalo a questo proposito tre articoli:
- Pepe Escobar – China plays Pipelineistan
- Fawzia Sheikh – Increasing Political Tension as Major Powers Scramble for Energy Security
- Tejinder Singh – The Great Oil Grab! How the Major Powers are Dividing the World’s Resources
Vedi anche:
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