Ancora su Cina e Google

Qualcuno (non ricordo chi) aveva detto che non sarebbe stata Internet a cambiare la Cina, bensì la Cina a cambiare Internet.
La sfida Google-Dragone fa riflettere su queste due opzioni contrapposte, così virtuali e al tempo stesso così reali.
Segnalo un articolo del New York Times a firma di Miguel Helft e John Markoff che racconta i retroscena della vicenda (nella versione di Google).
Pare che tutto sia partito dall’intrusione nella casella Gmail di Tenzin Seldon, una rifugiata tibetana.
L’hackeraggio avrebbe poi trovato conferma nelle indagini di alcuni studiosi canadesi, che da tempo avevano la Cina nel mirino.
E’ interessante anche il commento di Francesco Sisci che considera ormai inevitabile il divorzio tra Google e la Cina.
La rete tentacolare che mette in comunicazione il mondo, secondo l’inviato della Stampa, da domani avrà il suo primo vero confine (una cortina di ferro virtuale?): da una parte, 300 milioni di navigatori cinesi che useranno Baidu, dall’altra un mondo Google-centrico che si autorappresenta “libero“.
Sembra un divorzio senza rimpianti, tenuto conto che Google in Cina non era riuscito a sbaragliare la concorrenza del rivale sinocentrico.
Vedi anche:
Cina Mondo Globalizzazione
gennaio 15th, 2010 at 3:25 am
In tutta onesta, e come anche sottolineato da diversi commentatori, la storia dell’hackeraggio di presunti “attivisti” è, per l’appunto, una storia (considerato che attacchi da hacker li subisono tutti nel mondo e per tutta un’altra serie di motivi). I restroscena più probabili sono quelli di una ritirata da un mercato in cui si è riusciti a sfondare, cercando di salvare la faccia e acquistare crediti (marketing e pubblicitari) in occidente. Considerato poi che la grande maggioranza degli internauti che sanno un minimo usare il pc sanno perfettamente come oltrepassare i controlli ecc. non parlerei di cortina di ferro. Nell’articolo di Sisci mi sembra l’approccio sia un po’ diverso.
gennaio 15th, 2010 at 3:28 am
Tra l’altro, quale dissidente minimente scaltro terrebbe informazioni “sensibili” in una casella di gmail? Mah
gennaio 15th, 2010 at 10:56 am
Sì, “cortina di ferro” l’ho detto per enfatizzare il confine tra le “due internet”, che mi pare Sisci rimarchi: da una parte la Cina e dall’altra il mondo Google-centrico. E’ un po’ diverso da quello che pensavo io (e che mi pare pensi tu), cioè col fatto che comunque i “grandi firewall” si superano.
Per me è interessante proprio questa idea della “spartizione dei mondi”. Io credo che la faccenda google sia significativa per due motivi:
1) è un’impresa di mercato, tanto più di internet, che può permettersi di sfidare la Cina. Non uno Stato, perché ormai gli equilibri internazionali (e il bisogno di soldi) fanno sì che la Cina non possa essere più tenuta in formalina. Insomma, l’impresa si sostituisce alla politica
2) Internet è difficile da controllare e il Pcc deve elaborare nuove strategie per affrontare la “complessità” di internet. Ergo, deve trasformarsi al suo interno. In che direzione? Boh, sarà comunque interessante vederlo
gennaio 15th, 2010 at 12:55 pm
In che direzione? Boh, sarà comunque interessante vederlo
Quello lo è sempre
gennaio 16th, 2010 at 2:15 pm
mi trovo daccordo con quanto dice Alessandro, oltretutto, per loro stessa ammissione, google si è autocensurato fino ad ora, quindi evidentemente non è questo il punto, e nemmeno credo che sia il primo attacco informatico che ricevono
gennaio 16th, 2010 at 2:35 pm
dimenticavo: complimenti per il sito (e anche per le foto)
gennaio 16th, 2010 at 9:50 pm
Tra l’altro, a proposito dello spottone “do no evil” di Google, ci sono alcuni articoli sui legami tra Google e Pentagono per tutta una serie di software ecc. Ora non ricordo dove li ho visti, se li trovo pubblico il link…All’anima del “do no evil”. Sempre più la mossa di Google appare come un’abile mossa pubblicitaria per acquistare punti in un occidente sempre pronto a credere qualunque cosa negativa riguardo alla Cina, in vista di un ritiro per manifesto fallimento dal paese asiatico. In ogni caso si pul tranquillamente usare google.com.
gennaio 16th, 2010 at 11:06 pm
Vi segnalo, per aggiungere ciccia, questo articolo di Time:
http://www.time.com/time/business/article/0,8599,1954184,00.html
Colpisce indubbiamente la sequela di flop americani in Cina, quando si tratta di IT: eBay, Yahoo e adesso Google. D’altro canto, hanno invece grande successo le catene commerciali (Kentucky Fried Chicken, Starbucks, Pizza Hut) e i brand d’abbigliamento (Nike). E’ come se il “Grande Firewall” funzionasse più in termini commerciali che tecnologici.
Comunque io credo che:
- Google se la sia filata per motivi commerciali. Tutto sommato, gli basta l’Occidente (tenete presente che ormai ogni prodotto web ragiona SOLO in termini googleiani, vedi le strategie SEO – search engine optimization – cioè il fatto che oggi si costruisce ogni nuovo prodotto affinché “piaccia” a Google [per inciso, anche questo blog])
- Google non abbia da insegnare nulla di “etico” al mondo (e alla Cina). Idem gli Usa “with the largest group of hackers in the world employed by the National Security Agency”.
- Se la Rete creerà (già li crea) ulteriori spazi di libertà in Cina, lo farà ad opera dei cinesi stessi che smanettano quotidianamente e sanno benissimo come aggirare i blocchi
- Colpisce comunque che la Cina sia, almeno per ora, il confine della Internet Usa-centrica. E non per “Grandi Firewall”, bensì per ragioni di pura concorrenza commerciale. I prodotti Usa non sfondano lì.
gennaio 26th, 2010 at 6:28 pm
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febbraio 3rd, 2010 at 12:14 am
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febbraio 8th, 2010 at 7:05 pm
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