Innovazione: boom in Cina

A inizio 2009, il rapporto dell’Ocse sull’innovazione aveva registrato il graduale scivolamento di ricerca & sviluppo verso Oriente.
Oggi le rilevazioni dell’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (Ompi), che si riferiscono all’anno appena trascorso, confermano il trend.
E’ stato un periodo di crisi in cui, se non i cervelli, gli investimenti necessari a innovare si sono parzialmente fermati.
Così su scala globale si è registrato un passo indietro nei brevetti depositati. Dopo oltre trent’anni di crescita ininterrotta, le domande sono infatti calate del 4,5%.
Tuttavia l’Oriente appare in controtendenza. Nella classifica globale, il Giappone è secondo con 29.827 brevetti e ha registrato un incremento del +3,6% nel corso del 2009. Poi c’è la Corea, quarta con 8.066 richieste e un +2,1%.
Ma l’incremento più sensazionale arriva dalla Cina, quinta nella classifica assoluta, dove 7.946 nuovi brevetti hanno sancito un +29,7% del tutto in controtendenza rispetto al resto del mondo.
Il resto del mondo, appunto.
Gli Stati Uniti restano primi, con 45.790 bevetti depositati. Ma il loro calo nell’anno della recessione è stato brutale: -11,4%. Gli Usa pagano soprattutto il crollo dei brevetti prodotti dagli istituti universitari: un taglio dei finanziamenti?
La Germania è terza con 16.736 brevetti (-11,2%), la Francia sesta (7.166, +1,3%), settimo il Regno Unito (5.320, -3,5%), ottava l’Olanda (4.471, +3,0%), nona la Svizzera (3.688, -1,6%), decima la Svezia (3.667, -11,3%). L’Italia è undicesima, con 2.718 domande depositate per un -5,8% tutto sommato dignitoso (considerando lo sfascio progressivo del nostro sistema educativo). Si osservi però che solo Francia e Olanda migliorano la loro performance.
Come si spiega il boom cinese?
Nel 2008, le pubblicazioni accademiche del Dragone erano ancora circa un terzo di quelle americane: 112.318 contro 332.916. Tuttavia, il Financial Times prevede che la Cina diventerà il primo produttore mondiale di sapere scientifico entro il 2020.
Di nuovo, a incrementare il volume di intelligenza prodotta, ci sono gli investimenti.
Secondo il World Economic Forum, il budget cinese in Ricerca & Sviluppo è uno di quelli cresciuti maggiormente negli ultimi anni. I dati diffusi dall’ufficio nazionale di statistica di Pechino, per il 2008, sono indicativi: 67,7 miliardi di dollari di investimenti (+24,4% rispetto al 2007), di cui il 73,3% arrivava dall’industria e il resto dai laboratori statali e dalle università.
Fino al 2020, una quota equivalente al 2,5% del Pil sarà investita ogni anno in ricerca, il che pone la Cina al terzo posto – dopo Usa e Giappone - nelle risorse totali destinate all’innovazione.
Dato che la prospettiva d’investimento oltre Muraglia, per gli occidentali, è legata soprattutto al trasferimento di tecnologia, la domanda è d’obbligo: per quanto tempo la Cina avrà ancora bisogno di quella occidentale?
Difficile rispondere. Prendiamola un po’ larga.
Le rilevazioni Ompi dimostrano che a livello globale aumentano i brevetti in nanotecnologie (+10,2%), semiconduttori (+10%) e “processi termici e relative apparecchiature“ (“thermal processes and apparatus”, +7,2%), mentre calano quelli nel settore informatico, in quello farmaceutico e nelle telecomunicazioni.
Se si dovesse trovare un elemento comune ai tre settori in crescita, bisognerebbe parlare di “scienza dei materiali“: tutto ciò che rende più competitiva l’industria attraverso la scoperta-creazione di nuovi materiali e la trasformazione di quelli vecchi in direzione di una maggiore efficienza, strizzando anche un occhio all’ambiente.
Di fatto, le esigenze della Cina sembrano corrispondere ai settori in crescita: continuare a produrre come “fabbrica del mondo”, rendersi più competitiva nelle produzioni avanzate e al contempo virare verso la green technology, cercando magari di emanciparsi gradualmente dalle tecnologie d’importazione.
Innovazione, mercato, ambiente. Quei settori crescono, la Cina ne ha bisogno: si presume quindi che stia già concorrendo al loro boom.
Una conferma indiretta arriva da Erik Fyrwald, CEO dell’americana Nalco, che produce sistemi industriali e – guarda un po’ – proprio apparecchiature per i processi termici:
“Oggi i cinesi si sentono molto più sicuri, hanno una maggiore capacità tecnologica. Hanno meno bisogno dell’Occidente“.
Secondo Fyrwald, scontano tuttavia ancora un ritardo nelle tecnologie conservative e ambientali.
E’ lì che l’Occidente continua ad avere mercato. Ma bisogna fare in fretta.
Vedi anche:
- Tecnologie verdi e commercio diseguale
- Il bicchiere di Copenaghen
- Giustizia vs necessità
- La posizione della Cina sul cambiamento climatico
- Accordo sul clima, quanto sarebbe costato?
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- Fare business con il clima
Tags: brevetti, cina, corea, giappone, innovazione, nanotecnologie, semiconduttori
Cina Mondo Globalizzazione
febbraio 11th, 2010 at 12:03 am
Complimenti per l’articolo, purtroppo le cose stanno cambiando più velocemente di quanto ci si potesse aspettare. E’ vero la Cina era quinta agli inizi del 2009. Dal dicembre 2009 però è diventata PRIMA superando gli stati uniti.
febbraio 11th, 2010 at 10:33 am
Grazie della precisazione. Ma hai dei dati da fornire? Soprattutto sarebbe interessante capire in quali settori i brevetti cinesi crescono più rapidamente, perché vorrei capire se oltre all’economia (gli investimenti della China Investment Corporation), anche la tecnologia, la ricerca, l’innovazione, convergono verso l’esigenza a mio avviso primaria per la Cina:
continuare a crescere almeno all’8% annuo, farlo in maniera sostenibile, emancipandosi gradualmente dal rapporto stretto con gli Usa (dipendenza tecnologica+mercato su cui collocare gli investimenti)
febbraio 21st, 2010 at 3:51 pm
Scusa per la risposta in ritardo. La mia fonte è un articolo del settimanale Forbes “Patent Revolution” di Gary Zhang del 28 settembre 2009.
http://www.forbes.com/2009/09/25/patents-china-counterfeit-china-leadership-zhang.html
febbraio 22nd, 2010 at 10:27 pm
Dimenticavo: per capire in quali settori i brevetti cinesi crescono più rapidamente potresti consultare il “World Intellectual Property Indicators”, Ed. 2009, pubblicato dalla WIPO (lo trovi online). Se leggi i dati a pagina 26, vedrai che la Cina ha brevettato maggiormente nei settori delle telecomunicazioni e nei semiconduttori. Putroppo si tratta dei dati del 2002-2006, forse qualche infomazione più attuale si trova su EPO PATSTAT, ma il servizio è a pagamento.
PS: Congratulazioni per il sito.
febbraio 22nd, 2010 at 11:13 pm
Grazie mille delle indicazioni e dei complimenti. Ci ho fatto un giro e confermo quanto dici tu, sia per i dati 2002-2006 sia per l’inaccessibilità di EPO PATSTAT
marzo 17th, 2010 at 10:35 am
[...] cui si costruiscono nuovi impianti. Tuttavia, nonostante gli investimenti in innovazione, rimane il ritardo tecnologico da colmare rispetto all’Occidente e non solo: proprio grazie alle facilitazioni, il settore [...]
marzo 31st, 2010 at 3:47 pm
[...] Innovazione: è la parola chiave per uscire dal pantano della crisi globale. C’è chi ci crede, e investe di conseguenza, e chi invece rischia di restare indietro. Siano esse aziende o intere economie. [...]